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Frighten di Mari Lowery: P.M. Pictures Altered Art

Se un giorno supererò il mio timore chiamiamolo reverenziale nei confronti della morte, che in effetti non è un vero e proprio timore della morte,ma più un disagio (ma forte) che deriva dall’impossibilità di gestirne alcuni suoi aspetti, tipo il non poter disporre del proprio corpo che cambia e il doversi necessariamente affidare a mani pietose confidando che tutto finisca prima possibile… parlerò serenamente di un indirizzo dell’arte fotografica che mi suscita sentimenti di “attrapulsione” (attrazione- repulsione) e che è chiamato tra i collezionisti “Post Mortem”. Non serve che ne dia una definizione, per averne un’idea è sufficiente aver visto The Others (altrimenti, con le magic key-words “post mortem pictures” su google si arriva dappertutto, anche nell’aldilà di quello che avresti voluto vedere mai).

Insomma, della morte me ne curerei probabilmente molto meno se potessimo essere come gli insetti, che quando trapassano si essiccano senza perdere colore, o come i pesci rossi, che quando hai 4 anni e se ne vanno, prima che comincino ad intorbidire l’acqua della boccia, la mamma ti dice che li ha liberati nel water (giù per il tubo) e tu ti sforzi di pensarli a vivere una vita generosa in acque profonde (nei miei sogni ad occhi aperti però finivano comunque nella pancia di un pesce più grosso). Meno male per i miei, che da piccola non mi hanno mai preso un cane, se no cosa si potevano inventare davanti all’ineluttabile, poveretti, per chetare una bambina ingestibile?

Tutto sommato però, visto che non ho mai avuto un cane, posso sempre esser grata di non essere nata in epoca vittoriana e che con la mia curiosità inarrestabile, non mi trovo a scartabellare tra le foto di famiglia ricordini del genere di cui sopra.
Mari Lowery di New York deve pensarla in parte come me, se rende vittime della sua arte queste foto affascinanti, trasformandole in collage digitali che poeticamente evocano atmosfere di Halloween ed esprimono il suo amore per i ricordi di famiglia, gli animali e la natura e il suo attaccamento alle radici.

Travisando la parte esplicita della foto, l’artista decontestualizza il raffigurato e io non penso più alla realtà dei fatti, ma mi faccio cullare dall’aura di intimità che sottovoce mi suggerisce.

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