Micael’s shoes: made in Macerata | SS2011

Chi vuole tutto e subito, aggredisca questo mio post direttamente alla fine del corsivo virgolettato.
Chi vuole trastullarsi con le parole di Piero Chiara e un racconto (tratto dal libro Il Piatto piange) che ben si adatta all’atmosfera della mia pingue vita universitaria, continui a leggere qui di seguito.

“ Si giocava d’azzardo in quegli anni, come si era sempre giocato, con accanimento e passione.
Perché non c’era, né c’era mai stato a Luino altro modo per poter sfogare senza pericolo l’avidità di danaro, il dispetto verso gli altri e, per i giovani, l’esuberanza dell’età e la voglia di vivere.
Nei paesi la vita è sotto la cenere. Per vivere come si vorrebbe da giovani ci vuole danaro, e di danaro ne corre poco.
Allora si gioca per moltiplicarlo e si finisce col fare del gioco un fine, una manìa nella quale si stempera la noia dei pomeriggi e delle sere.
Non ci si accorge che a due passi, fuori dalle finestre, c’è il lago e la campagna.
Si sta legati ai tavoli a denti stretti, e neppure si pensa che lo studio, o un mestiere qualsiasi, potrebbero rompere quell’inceppo che si maledice e si adora, e aprire una strada nel mondo a chi, nascendo, si è trovato davanti l’acqua del lago e dietro le montagne, quasi a indicare che per uscire dal paese bisogna compiere una traversata o una salita, fare uno sforzo insomma per sapere se ne valga la pena”.

Io e il Micael del titolo siamo stati all’università insieme e abbiamo condiviso quel tempo della vita dell’uomo dove le  pause caffè  si protraggono (senza soluzione di continuità) dal dopo pranzo al pre-cena.
Nessuno dei due ovviamente era dedito al gioco ma negli ozi, noi e la nostra cricca di adorabili perdigiorno, eravamo specialisti. Come Micael si sia scoperto stilista di muliebri calzature è cosa ignota anche a me, perché, quasi vergognandoci di aver rappresentato così degnamente lo stereotipo dell’universitario debosciato, con uno stile di vita che ci ha reso più simili alle amebe e che rinnego, abbiamo poi dignitosamente osservato il silenzio e la distanza, per ritrovarci oggi per caso chi stilista, chi…

Ma evidentemente  i Marchigiani hanno le scarpe nel sangue e un primitivo richiamo li porta a ritrovarsi poi che prima su temi comuni.
Micael i trucchi del mestiere li ha appresi supportando il duo creativo londinese Joux Joux Le Shoe di cui anche noi abbiamo parlato, una sensibilità innata e l’esser cresciuto nella patria della calzatura hanno  fatto il resto: design personalissimo e made in Italy al mille per cento!

Se vi affrettate, potete approfittare dei saldi.
Mmmm, mi sa che il link a questo post, alla mia mamma non lo mando!

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  1. Questo post non poteva passare inosservato…neanche io mi sarei mai aspettata che il Mitch di allora si sarebbe trasformato nel Micael di oggi ma ovviamente a lui vanno i miei più vivi complimenti per ciò che sta costruendo con tanta passione ed un mare di auguri perché questa strada non lo abbandoni mai!

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