7am tattoo | Billi Boi

7 tatuaggi (o giù di lì) e 7 domande, alle 7 di mattina, ad artisti della pelle che si svegliano presto o non sono ancora andati a dormire.
Quella di oggi è un’intervista un po’ speciale perché Billi Boi non è ancora un tatuatore affermato ma un apprendista che sta lavorando sodo per diventarlo. E credo che conoscere il suo mondo sia altrettanto interessante.

Ciao Billi, di dove sei e da quanto fai tatuaggi?
Mi chiamo William ma tutti mi chiamano Billi. Quasi tutti. Mia mamma no.
Sono di Torino e faccio i tatuaggi da poco, molto poco, veramente pochissimo… sono un apprendista. Niente di più.

Perché hai inziato?
Ho iniziato per gioco, come tanti altri spero. Mio padre aveva tatuaggi malfatti che sfoggiava nelle giornate d’estate in cui andavo a trovarlo, gli amici migliori degli anni a seguire portavano tatuaggi di rabbia e memoria che per me eran stupendi, ma col senno di poi propio ben fatti non erano. La qualità forse non era d’obbligo, ma quella roba era comunicativa, trasmetteva la voglia di vivere, negata o repressa, ma l’orgoglio di essere diversi superava i limiti estetici e il giudizio dei più.
Disegnavo sempre, da piccolo, come tutti. Poi non ricordo. A 14 anni ho scoperto i graffiti e da lì in poi tutto è cambiato, a volte senza accorgermene a volte drasticamente, l’adolescenza è guerra di trincea, tanto fango, tanta paura. Il tempo passa e pure in fretta, non c è bisogno che te lo dica io.
Quello che faccio ora (nei limiti delle mie capacità) è piu o meno la stessa roba, outlines neri, riempimento, foto e il disegno gira…

Cosa fai quando non fai tatuaggi?
Quando non faccio tatuaggi (come se tatuassi sempre…) guardo gli altri tatuare, disegno quello che mi passa per la testa, preparo disegni che non mi passan per la testa e lascio scivolare via il tempo mio malgrado. Ho un rapporto morboso col tempo. Ho passato anni a fare le cose di fretta ed ora che ho la possibilità di esser un po’ più rilassato mi trovo un po’ in difficoltà. Comincia a piacermi però.

La storia più strana dietro ad uno dei tatuaggi che hai fatto?
Tatuo da talmente poco che non ho storie particolari da raccontare, niente matti né miracoli. Forse i matti. Per i miracoli confido nel tempo…

Un tatuaggio pesa quanto…
Un tatuaggio può pesare o no, dipende da chi lo porta, dal perché e come ci si tatua, mi piacerebbe che non si tatuassero tutti, che fosse ancora una roba di pochi, un modo per riconoscersi, non una cosa d’elite ma una dichiarazione dell’essere, un vaffanculo urlato al mondo o il ricordo di un amore perso oppure il patto tra 2 amici.

Chi vorresti tatuare? E cosa gli faresti?
Tatuerei mia mamma, probabilmente. Ne sarebbe fiera anche se il risultato fosse discutibile. Un gatto siamese. Un gran bel gatto siamese.

Un tatuatore/tatuatrice che mi consiglieresti?
Ci sono tantissimi bravi tatuatori in Italia e anche qui a torino, trovane uno che sia anche una bella persona, evita le prime donne e i presuntuosi.
Sarei di parte se ti consigliassi la mia amica Gaia, sicuramente Johnny Cat per l’old style e Gabriele di Trofarello per i ritratti e molto altro. Bravi ragazzi. Ottimi amici.

Billi Boi
Hardtimes Tattoo Shop
via Montebello 25/a, Torino | mappa

Altre storie
Il nuovo numero di Pittogramma è dedicato ai caratteri inediti e offre una buona mappatura della situazione italiana nel type design