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bestiole e bestiacce

The book is on the table | Bestiole e bestiacce

bestiole e bestiacce

BESTIOLE E BESTIACCE
di David Sedaris
Mondadori 2011 | Amazon

Nel mondo bestiale di David Sedaris fare battute su banane enormi da dare a serpenti neri è l’insulto più razzista che si possa pensare. Guai, poi, a far incazzare un coniglio con aspirazione da vigilante leghista. E se una cicogna crede che i cicognini li portano dei topi magici allora vuol dire che la religione può far danni anche tra i volatili.

Nonostante si tratti di un libro (poco) illustrato e soprattutto a dispetto dello scoiattolo e della tamia che si prendono romanticamente per mano in copertina, Bestiole e bestiacce non è assolutamente un libro da lasciare in giro se c’è qualche bimbetto che vaga per casa. Il sottotitolo “sedici storie cattive” può essere facilmente scambiato per un ammiccante invito all’imberbe preadolescente che finora si è cibato di maghetti con gli occhiali, gialli annacquati ed horror dove di sangue non ne scorre nemmeno un ruscelletto ma, per una volta, è da prendere alla lettera: Sedaris, che qui in Italia è arrivato solo come scrittore mentre negli USA è nato come personaggio radiofonico – debuttando con i suoi diari spietatamente umoristici dal Paese di Babbo Natale (che trovi in Ciclopi, raccolta di racconti uscita nel 2003 sempre per Strade Blu Mondadori) – la cattiveria la maneggia come un oncologo che ti tasta una tetta ed è in vena di battute cancerogene (non a caso Ciclopi ricordo di averlo letto in ospedale, anche se ho cancellato del tutto il perché fossi lì).

In Bestiole e bestiacce, Sedaris mette ingenui, lamentosi, ottusi, avari, spietati e violenti animaletti al centro di storie che più umane non si può, sparandoti in faccia, in poche righe, la stupida e banale malvagità del vivere in società. I soprusi, l’arroganza, le bassezze: per ogni stolto c’è un furbo, per ogni furbo uno ancora più furbo. E di lieto fine, tra le pagine che scorrono via d’un fiato, non se ne vede nemmeno l’ombra.

Non un libro fondamentale – le storie, troppo brevi, ti lasciano con l’acquolina in bocca e vorresti un Sedaris ancora più cinico e magari più propenso alla chiacchiera e alla descrizione dei personaggi e degli ambienti – ma da prendere per quello che è: una satira sul lato oscuro (più che di noi stessi) dei nostri vicini di casa e della gente che incontri ogni giorno al lavoro, per strada, negli uffici pubblici, dal barbiere per qualche discussione sui massimi sistemi.
Leggilo poi esci e gioca ad abbinare le bestie con le facce e le voci che senti attorno a te.

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