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Chicken & Broccoli Homeworks

Negli ultimi due mesi C&B ha fatto una cosa riservata solo ai matti e a Dawson’s Creek: ha rivisto TUTTI i film di Steven Spielberg.

Perché? Non c’è un perché, sono fatto. Insomma è stata una vera Mission. Un giorno mi sono alzato e mi è semplicemente venuto in mente “ma se rivedessi tutti i film di Spielberg? E se cercassi di capire perché Spielberg  – e la sua allegra combriccola di potenti della Terra tra cui spiccano George Lucas e Robert “il Pippa” Zemeckis –  è (e non storcete il naso) l’uomo che ha creato coi suoi film, i suoi personaggi, i suoi alieni, una grandissima parte del nostro immaginario? Il bello è che mi sono risposto: “ok, let’s do it”.  Mettetevi comodi perché non sarò per nulla breve. Ecco a voi un riassunto bignamizzato di quello che C&B ha capito di SPILBI! Film per film.


DUEL (1971)
Trama: quando un uomo con un’utilitaria incontra un uomo con un’autocisterna, l’uomo con l’utilitaria deve dare precedenza.

Questo è il primo film di Spielberg (insomma, riconosciuto come primo) ed eccolo lì, un regista già bell’e pronto (e ce ne sono pochi di esordi così). C’è già tutto di quello che Spielberg svilupperà da lì a l’altro ieri. Dai mostroni giganti che ti stanno dietro e non mollano mai e quando muiono fanno dei lamenti metallici, ai protagonisti scaraventati dalla noia al “mi gioco la vita” nel giro di un inversione a U.
Duel è veramente un film ansiogeno che se fosse uscito l’altro mese, sarebbe stato così com’è. Non c’è nulla di stonato o “vecchio”.
Negli ultimi tempi andiamo matti per i film fatti con due lire, gente che rimane in acqua, appesa alle seggiovie, incastrata nell’ascensore… Ed ecco che Spilbi già aveva giocato tutte le carte della minaccia senza faccia, il camion incazzato ma chissà chi lo guida, che non è importante, il camion ha la sua anima, ed era meglio se non gli facevi le corna quando ti suonava!

Il momento spielberghiano:
la povera signora dei serpenti e il protagonista che deve vedersela da una parte con l’ammasso di lamiere che lo vuole investire e dall’altra con le tarantole che gli salgono sulle gambe. Grande minaccia, piccola minaccia… quale fronteggiare per prima?


SOMETHING EVIL (1972)
Trama: Mamma coraggio vs Demone dai capelli rossi: 1 a 0. Becca e porta a casa, stregata.

– Pronto c’è il signor Spilbi?
– Sì sono io.
– Ah salve. Sono di una televisione. Ho visto Duel… bello però.
– Grazie
– Sì bello con il camion, la macchina.. bello.
– Grazie grazie
– …
– …
– Ma. Mi voleva dire?
– Ah sì sì. Ecco quindi ho questa storia per film di casa stregata con bambino demoniaco impossessato e mamma coraggio il padre non gli crede e la crede matta.
– Ah bello. E quanto è il budget?
– 4 dollari.
– Perfetto!

Ecco questa più o meno dovrebbe essere la telefonata intercorsa tra il giovane Spielberg e il produttore via cavo. Lui già pensava a pescioni con la pinna di fuori e l’altro anticipava incredibilmente di un anno l’esorcista. Purtroppo i 4 US Dollars di budget fanno il resto e gli effetti speciali del tipo… come fare un bambino volante: necessario: 1 bambino, 1 ventilatore, 1 scala.
Procedimento: Fai salire il bambino sulla scala. Metti il ventilatore fortissimo ai piedi della scala, rivolto verso l’alto. Metti la cinepresa rivolta verso il basso dietro alle spalle del bambino. Fatto.

Momento Spielberghiano: la mamma esce matta con il rumore sempre più forte e veloce del bambino che gioca con la palla contro il muro.


THE SUGARLAND EXPRESS (1974)
Trama: in fuga per tre, io mogl’m, e poliziotto, chilometri verso la valle di zucchero per recuperare il pupo. Carambola di macchine della polizia on the road.

Spielberg ancora alle prese con le mitiche route americane. Dopo Duel gli erano rimaste in testa gomme, stridii, sedili ricoperti di pelicciotto.
Francamente è un film poco Spielberghiano, cioè non è che dici “SPILBI!” e tutti rispondono “SUGALLADESPRESS!”, insomma un film dove la firma non si vede poi molto, nel senso che lui o un altro…
E’ più figlio dei tempi, dei sogni Sixties/Seventies infranti (ma senza la forza di un Deer Hunter o di un Midnihgt Cowboy, di un Easy Rider per rimanere in strada). Una commedia tragicomica con due scemuniti ritrovatisi in una rocambolesca storia più grande di loro che iniziano a capire che, forse, pensarci due volte prima di fare le cose è meglio.

Momento Spielbeghiano: gli inserti comici iniziali dei nonnini prima rapiti poi abbandonati per strada e tantissimo quando i due doppiano il cartoon di Willy Coyote con le voci, capendo il proprio tristo destino.


LO SQUALO (1975)
Trama:

Sarà la decima volta che vedo Lo Squalo, forse anche di più, e lasciatemi dire, gridare: CHE FILM! Non sono io a dirlo, ma io lo dico meglio, e nascevo pure tre anni dopo. Lo Squalo è IL FILM  di mostri che non si vedono, di morti violente, della natura che vince. Lo Squalo fa paura. Ma non paura BU!
No, più paura che non entri più in acqua neanche se stai a Ostia, capace che hai paura pure di entrare in una piscina, nella tua vasca da bagno. La questione è semplice, Spielberg mette in piedi (a mollo) la paura atavica che non vedi. Che stai lì tranquillo a bagno maria e PLUF, ti tranciano le gambe.

Non c’è seguito, effetto speciale, film più moderno che tengano: Lo Squalo è.
Pensateci: se vi dico: LEONE! voi non è che vi terrorizzate, sì ok leone predatore cattivone mi mangia, però dai, non vi sembra una minaccia reale. Se vi dico: TIGRE!, uguale… ma se vi dico SQUALO!, ecco subito la musichetta, la pinna che spunta, l’acqua che si tinge di rosso: è sangue, il vostro, di chi sono queste urla atroci, ah sì, sono vostre. Un film INCREDIBILE.

Momento Spielberghiano: su 120 minuti di film, 118 sono spielberghiani, gli altri due sono i titoli di coda. Oltre alla celeberrima scena padre-figlio (che non è momento spielberghiano, è momento cinema) questa volta scelgo il racconto di Robert Shaw della sua esperienza squali-guerra. Da sudore freddo. Solo di parole, niente immagini, niente effetti speciali, l’immaginazione si attiva e la paura dell’assassino pinnuto sale sale…


INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO (1977)
Trama: Gli alieni rapiscono. Poi restituiscono, basta che tieni il tagliandino.

Ho sempre ricordato 3°Tipo come un film noioso. In effetti saranno almeno 15 anni che non lo vedevo. E, vuoi mai che io mi ricreda, mi ricredo.
Il fatto è semplice, è un film STRAadulto. Ho visto i film di Spielberg con confusione, nel senso Indiana Jones qui, E.T. là… a seconda di come uscivano o passavano in tv. E 3°Tipo è sempre stato messo in disparte.
E invece rieccolo qui, un film incredibile (strano no? non faccio altro che ripetere incredibile, meraviglioso, superlativo di uno Spilbi!).
Che cos’ha 3°Tipo di così bello? Ok ci sono le lucine e la musichetta, ma, come già era stato pochi anni prima per lo Squalo, c’è tutta la prima ora, quando l’idea aliena ti si imprime in testa (proprio come una musichetta: sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa di avere una specie di orchestra che fa zumzumzum) e non ti lascia più, diventa la cosa più importante. C’è solo quello.
E la composizione famigliare di Dreyfuss ricalcata su quella de Lo Squalo (ricalcata a sua volta sul tipo american family: padre – madre – figlio – figlia) è di nuovo alle prese con una presenza invisibile, paurosa e al tempo stesso irresistibile (come nello Squalo, soluzione: prendi baracca e burattini e vai via no? No, tu vai in mare aperto armato di bombole di gas).
Anche qui, insomma stiamo parlando di ALIENI! Che se ci pensi, metti davvero che domani arrivano gli ALIENI. Dài, immagina, prova davvero. Dimentica Hollywood: scorda gli alieni buoni, cattivi, belli, brutti, scemi, arrapati, bambini, vecchi, prugne, con la testa a cono, scarafaggiosi, tentacolari. Scordali tutti (perché se davvero arriveranno,ah, quanto diversi saranno da quelli che abbiamo mai immaginato). Insomma arrivano e tu che fai? Prima di tutto da lì in poi credi in TUTTO, e voglio dire tutto: vampiri e fatina dei denti, fantasmi e babbo natale. Poi, ti caghi sotto!

Momento Spielberghiano: vabbè mi sa che da qui in poi è un proforma. Tutto è spielberghiano. Ma direi che il ragazzino che saluta gli alieni in camera e ci gioca pacioso, beh, spielberghianissimo.


1941 – ALLARME A HOLLYWOOD (1979)
Trama: Tora! Tora! Noia!

Eccolo qui, il film di Spilbi meno riuscito (sì, meno di Hook).
E’ un gran casino questo film.
Millenovecentoquaranta personaggi incasinanti, comici, Toshiro Mifune vs Christopher Lee, Pupe e Soldati, guerra e cazzotti e davvero la confusione, quella brutta, frastornante ma non interessante.
Sembra proprio che abbia girato tanto e poi in sede di montaggio si sia trovato a dire “E questo mo dove lo metto?”.
Doveva essere un film assurdo e grottesco, manca il bersaglio di chilometri. Ma la colpa secondo me è tutta del Pippa, che ha scritto gran parte della sceneggiatura.
Passiamo oltre, anche su John Belushi, che c’è Indiana che bussa alla porta…

Momento Spielberghiano: Il generale che vede Dumbo. Facile.


I PREDATORI DELL’ARCA PERDUTA (1981)
Trama: Pa pa pa paaaa pa pa paaaa pa pa pa paaaa pa pa paa pa paaa!

Salterò a piè pari tutte le pippe sulla magia di ArcaPerduta. Cioè non voglio dire cose tipo Indiana personaggio storico, film storico, film mitico, nostra infanzia ma anche nuovo modo di fare avventura, Spilbi♥Lucas meglio dei gemelli Derrick col pallone, no non voglio perché dài, a trenta anni dal film, le abbiamo sentite tutte.

No, davvero, è che parlare di Indiana Jones è come parlare di Dio, anzi di più perché Dio non siamo poi tanto sicuri che esista, Indiana invece sì.
Questo è il cinema che ci ha formato. Facciamo che io avevo la mamma e poi come papà c’era Indiana Jones, sempre in viaggio per lavoro, (fratello? Martin McFly of course), rendo l’idea?

Che vi devo dire, no davvero ma che vi devo dire di Indiana Jones? Tanto sapete tutto, poi soprattutto Predatori. Niente, tutto. Che poi gli altri tre sono altre cose, tempiomaledetto più luna park, ultimacrociata più “autoreferenziale”, teschiocristallo più famo un po’ de soldi.

Tanto lo so che ogni volta che salite su l’aereo voi vi immaginate il viaggio così.

Insomma non voglio dire tipo niente di ArcaPerduta e vi invito a leggere una cosa che se C&B fosse uno serio scriverebbe ESCLUSIVA! Una di quelle cose che ho fatto io e ce l’ho solo io, l’intervista esclusiva a Drew Struzan: un mito vivente, colui che ha realizzato le locandine di Indiana Jones, Ritorno al Futuro e Hook… e non dite di non conoscerlo, perché scommettiamo che se in questo preciso istante chiudete gli occhi e pensate a Guerre Stellari la sua locandina vi apparirà chiara davanti agli occhi?

Momento Spielberghiano: ho qui il radiocomando della palla di pietra, è costata più dello squalo meccanico. Che faccio vado?


POLTERGEIST – DEMONIACHE PRESENZE (1982)
Trama: la televisione è piena di presenze inquietanti che ti rapiscono.
Per fortuna che non è così nella realta…

Forse non lo sapete ma questo è un mezzo film di Spilbi, che già si era fatto le ossa (!) con Something Evil.
Io quando vedevo la scena delle sedie impilate mi immaginavo tutti gli inservienti che velocissimi, tipo schiavi, le mettevano in bilico e immaginavo mille riprese, e tutti incazzati neri con gli schiavi. Invece purtroppo Internet è stato creato per distruggere i sogni: “La scena delle sedie che si posizionano a piramide venne compiuta in una sola ripresa. Mentre la mdp stringeva su JoBeth Williams, che era alla ricerca di qualche detergente, la crew posizionò la piramide già fatta sul tavolo e tolse le singole sedie prima che la mdp allargasse l’inquadratura.” Che schifo il cinema e Internet.

Comunque come al solito la prima ora di film è spettacolo. Stupendo invece il climax/anticlimax/climax dei due finali della casa pulita/tutto tranquillo e invece manco col ciufolo, ritornano e sono più incazzati di prima. Poi certo quando si vedono i fantasmi trasparenti noi si ride un po’, però voglio vedere voi con le forchette piegate, le sedie volanti e gli ectoplasmi maniaci sessuali fissati con le mutandine.
(E comunque la scena linkata sopra anticipa di trent’anni le stanze mobili di Inception).

Momento Spielberghiano: continuano gli inside joke con gli amici del muretto (Lucas, Zemeckis). In questo caso Spilbi impone una scena UGUALE a 3°Tipo con la bambina (che poi è morta a 11 anni, e giù speculazioni fantasmagoriche tipo ha mangiato troppi ectoPlasmon (ehm)) con i giocattoli che giocano da soli. Tutti giochi di Star Wars. Ma facciamoli divertire, ‘sti ricchi. Arrivate alla fine dei titoli che c’è la sorpresina…


E.T. (1982)
Trama: se c’erano i telefonini tutto si risolveva prima.

Per sapere tutto il tuttibile andate qui, evviva wikipieda.
Perché tanto che devi dire di più di E.T. infanzia, alieno, poverino, tristezza, lacrime, telefonocasa, dito luminoso, infanzia2. Invece io dico le cose che penso di E.T.

Allora è un problema mio? Ma a me i personaggi “buoni e basta” NON.MI.PIACCIONO. Tipo Chaplin, questi candidi omini buoni tout court, tipo Wall-E. Niente sfumatura, puri di cuore pieni d’ammore. Niente, attonito. E quindi uffa questo alieno prugna (e anche un po’ sterco di vacca a dirla tutta), che aiuta tutti con il dito curatore filippino, parla tùùùùttthòòò còòòsssìììììì lèèèèntòòòòò va in bicicletta volante silouette sulla luna, NO non è mai entrato nel mio “immaginario collettivo”.

Quindi lo sai che c’è: la ri-visione di E.T. mi ha fatto innervosire tremendamente. Ed ecco alcuni perché:

• ma io dico come fai a rifarmi uscire un film vent’anni dopo con effetti speciali “migliorati” al computer, rifacendo praticamente tutte le scene con l’alieno-sterco in CGI? E’ una merda inguardabile! Non va bene… Ma che è? Ma come ti permetti? Come l’operazione ridicola di Lucas con la prima trilogia e – udite udite – tra un paio d’anni di nuovo tutti e sei i film in 3D. Ma sì ruba un altro po’ di soldi ai nerd con soli sei film in trent’anni. State esagerando. Proprio inutile rifare gli effetti speciali sui film vecchi, e allora dai, ripittami fosforescente l’Ultima Cena e aggiungi le braccia meccaniche alla venere di Milo. Come fai a cambiare le parole e le scene del film solo perché 20 anni dopo è successo qualcosa che potrebbe “dar fastidio”… (capito, quando la mamma gli dice non vestirti come un terrorista, l’hanno cambiato in hippy (post 9/11). E allora dài, riscrivimi i libri di storia!

• mi ha detto Wikipedia che dentro al costume di E.T. c’era (oltre ai soliti nani sfruttati grondanti sudore – poi però alla consegna degli oscar non ci hanno mandato i nani) un bambino nato senza gambe. E Spilbi che fa tutti i film sull’infanzia, e i bambini nati senza gambe però non sono mai stati protagonisti dei suoi film…

Momento Spielberghiano: la liberazione delle rane evvaffanculo.


AI CONFINI DELLA REALTA’ – IL FILM (1983)

In questo film Spilbi ha fatto un episodio. Il più brutto. No davvero. Ma andiamo per ordine. Allora il film omaggio alla serie mitica. Ok tutto bello (che poi a rivederle ora, capisci che non ci siamo inventati proprio niente. Giusto il computer aiuta…)

Intro.
L’intro di questo film è una delle cose che più mi terrorizzò della mia vita terrena. Ma vediamolo, mettiamoci paura.
Che poi per me Dan Aykroyd era (ed è) il dottor Stantz! Che paura matta.

Primo episodio.
Razzista la paga cara. Carino.

Secondo episodio.
Eccolo qua. Spilbi che negli anni ’80 aveva deciso che andava di moda il buonismo. Questa volta dopo l’alieno rugoso (SOOON SENZA GAMBE! (citazione coltissima)) arriva con i rugosi e basta. Vecchi che ringiovaniscono. Vabbè, e quindi? Che palle anche. Peter Pan e compagnia bella. Lo sapeva Spilbi che Walt Disney era il regista preferito di Hitler? Tanto a me non era piaciuto neanche Cocoon.

Terzo episodio.
Immaginario collettivo. Bambino che comanda tutti! Sogno di tutti noi bambini, soprattutto eliminare la bocca alle maestre (e a pensarci anche adesso a quanti la eliminerei… a tanti… ad alcuni toglierei anche le dita. Forse la vita addirittura.)

Quarto episodio.
TOTALE! il gremlin animatrone e John Lightow favoloso.

Insomma un film dove Spilbi non c’entra un cavolo. Era il suo momento di noia e introspezione.

Momento Spielberghiano: i veci.


INDIANA JONES E IL TEMPIO MALEDETTO (1984)
Trama: Dr. Jones… (ditelo con l’intonazione giusta)

Non voglio dar l’idea che man mano che vado avanti con la visione della filmografia Spilbi mi incattivisco e inizio a parlarne male solo per rimanere fedele al mio personaggio. Quindi comunque Spilbi ok, storia di tutti noi, grandi miti, Indiana Jones fichissimo. Però ammettetelo, I predatori dell’Arca Perduta e Tempio Maledetto non sono proprio due film paragonabili. Non sono lo stesso campo da gioco, non sono quasi lo stesso sport.

ArcaPerduta è assoluto, è adulto, rutilante e roboante ma mai “fracassone”; TempioMaledetto è un ottovolante da subito. Poi, quando arrivano nelle miniere ci sono cinquanta minuti cinquanta di montagne russe, che alla fine ti flippa il cervello. Insomma la storia è da subito un pretesto per “facce vede la frusta – facce vede er cappello – facce vede er pietrone che se sposta rivelando er meccanismo”.
Che per carità, continueremo ad amare Indy per sempre e da morto vorrò essere vestito da Indiana Jones nella bara e va benissimo, però veramente, Tempio Maledetto è dannatamente “pretesto”. Pensate all’inizio: bar in Cina, casino, aereo, paracadutati in.. India, così, ops, guarda un po’ mi butto col canotto e chi trovo: santone con problemi di bambini rapiti dallo strappacuore, ma dimmi tu, con tutta l’India che c’era, proprio qui dovevo cadere (se non fosse che in effetti, tutta l’India ha problemi di bambini rapiti, vabbè). Insomma ci sono cose che rivederle ora sono un po’ “reaganiane”, insomma era il 1984, non scordiamocelo, e neanche Spilbi esce vivo dagli Anni 80.

Esempio spicciolo: il bambino spalla (fastidioso come un’unghiata sulla lavagna) è o non è un bambino sfruttato da Indy? Ma proprio livelli di sfruttamento minorile, no dico.
Poi sempre il cinobambino (con il cappellino da baseball!) ad un certo punto si rivolge ad un elefante su cui è in groppa e dice, testuale: “Ti porterò in America con me e ti farò lavorare in un circo. Ti piace l’America eh?!”

No dico. Se vi sembra un discorso attento ai diritti animali e infantili. Boh.

Momento Spielberghiano: secondo me qui Spilbi è stato un po’ preso da Luca(s) che gli diceva all’orecchio Azione, più azione, più frusta, più cappello, più bambino simpatia. Me li vedo la sera a casa di Lucas. Dài, Steven, Dài che ce la fai! Però l’inizio, col metaballetto dedicato a Busby Berkeley, è un tocco di regia. Poi sì, ci sono anche le scene dove bambino-copia-adulto, che le fa praticamente sempre.
Ma va bene, se grazie a Spilbi poi abbiamo cose del genere.


STORIE INCREDIBILI (1986)
Trama: 3 storie. In realtà puntate di una serie televisiva qui riunite a formare un filmetto esile esile. Tranne l’episodio del nostro beneamino.

A parte il fatto che su Wikipedia Italia non c’è questo film ed è davvero uno scandalo. Ok, fine parentesi. Amazing Stories era roba molto molto anni ’80. Valeva la pena esistesse solo per fare da parco giochi a grandi registi (Spilbi, il Pippa, Scorsese, Eastwood, ce n’è pure uno di Brad Bird, regista de Gli Incredibili) che così si potevano divertire a fare stupidate dal minutaggio breve, più che altro dettate dai ricordi, cioè fare cose che imitavano/omaggiavano quello che loro vedevano da piccoli nei drive-in, roba del tipo “quando ho visto per la prima volta (metti titolo film) ho deciso di diventare regista”. Mi raccomando nel caso voi vogliate diventare o siate già registi dovete assolutamente prepararvi questa frase. E’ importante.
Insomma la stessa operazione che ora fanno Tarantino/Rodriguez alle prese con i grindhouse. Però l’immaginario di gente che nel 1985 aveva 40 anni era quello degli anni 50…

EP1. LA MISSIONE: Spilbi in questo caso particolare si rifà della figuraccia da babbione che aveva fatto in Ai confini della Realtà e regala l’episodio più bello di tutti, anzi proprio bello di una dignità cinematografica. Trattasi di spedizione di bombardamento con squadra ammerigana capitanata di Kevin Costner. Com’è come non è, non gli funziona più il carrello e non possono atterrare sulla pancia perché un pirlotto è rimasto incastrato in un bucigattolo col mitra sotto. Vuole il caso che costui sia un disegnatore di fumetti/cartoonist che, miracolo vuole…vabbè non vi rovino il finale. Che vale.

Gli altri due sono da dimenticare…

Momento Spielberghiano: il finale. Che però non vi posso dire.


IL COLORE VIOLA (1985) e  L’IMPERO DEL SOLE (1987)
Questi ve li faccio insieme e vi rimando alle due recensioni su C&B perché  a- sono molto politically scorrect (le recensioni) b- sono troppo lunghe (hahaha).

Trama de Il colore viola: Heidi meets Libro Cuore meets Dolce Remì meets C’è posta per te, tutto in chiave negra.

Trama de L’impero del sole: vivere nella bambagia e nell’opulenza, che bello. Certo poi vatti ad adattare quando i giapponesi ti chiudono in un campo di prigionia e ti danno da mangiare ciotole di riso che su 1000 chicchi, 800 sono larve. Poi certo che diventi Patrick Bateman.

Per riassumere Il colore viola: Spilbi voleva fare un film antirazzista, ai miei occhi il suo film è più razzista di questa.
Il perché lo trovate qui.

L’impero del Sole invece è un film in cui Spilbi, non contento del polpettone in salsa gospel precedente (Il colore viola) vira dal nero al giallo e mette in piedi questa storia, sempre guerra, sempre jappi marziani (negli usi e costumi) ma marziali (nella fierezza anche in tempo di sconfitta). Insomma, nuovi luoghi comuni.
Ma stavolta Spilbi ci risparmia la (troppa) retorica (cioè, la retorica c’è, ma almeno è somministrata bene). Questo film è tutto sorretto da Christian Bale. Incredibile. Una cosa che Spilbi si sarà messo paura da solo. Che lui con i bambini ce l’ha proprio in fissa, ma un’interpretazione così non l’ha mai vista, neanche anni dopo in A.I.
Il fatto è che Bale già a 12 anni aveva una faccia e delle espressioni allucinanti, perché se prendi Eliott e gli dici “fai il bambino stupito davanti all’alieno” lui lo fa, è bambino fa il bambino. Ma poi prendi Bale e digli: fai il bambino in un campo di prigionia con i morti e tu cresci da solo di 50 anni in 2 anni e ti muoiono le persone accanto e sbrocchi. Cioè, Bale è pazzesco, è pazzo già a 12 anni. Favoloso.

Momento Spielberghiano de Il colore viola: ma che volete che vi dica? No, aspetta lo so: quando la sorellina insegna a leggere a Whoopie lo fa con dei pezzi di carta con su scritti i nomi delle cose. Quindi foglietti con scritto “window”, “egg”, “door”, “arm”, “glass”… E li attacca sulle cose a cui si riferiscono. Ci siete? In americano usano molto lo spelling, lo insegnano a scuola, anzi ci fanno proprio le gare a scuola (emmeidoppiaesseidoppiapii). Nel film doppiato in italiano la bambina che legge inizia: uovuo…UOVO! dove c’è scritto EGG, effeienneeessetierrea FINESTRA, dove c’è scritto window… insomma si crea una scena bellissima di metadoppiaggio! Una roba da Pico della Mirandola.

Momento Spielberghiano de L’impero del sole: il distacco dai genitori nella folla, scena ripetuta poi in Schindler e Guerra dei mondi, sempre spaventosa. Mai stati nella folla? Quella vera che è una specie di massa informe che non sai cosa la spinge ma si muove da sola che sai che se per sbaglio inciampi: fine dei giochi? Paura.


INDIANA JONES E L’ULTIMA CROCIATA (1989)
Trama: “Questa volta si porta papà”.

Chécchésenedica, L’ultima crociata è ancora un grande Indy. C’è tutto quello che deve esserci in un Indy: giochi di frusta, salti su camionette, meccanismi di pietra inattivi da centinaia di anni che – tac – funzionano perfettamente (quando a me si rompe pure il mobiletto Ikea comprato due giorni prima), belle ragazze dannatamente bionde, avidità archeologica che chiaramente ti frega e soprattutto cattivi che invecchiano in dieci secondi con effetti in stop-motion. Poi certo c’è anche c’è anche musichetta papapapaaa, Hitler che scrive il suo nome sbagliato (Adolph e non Adolf, e lo scrive pure con la destra), c’è River Phoenix e un sacco di cose per fans (come si è fatto la cicatrice, perché ha paura dei serpenti, il nome del cane).

Insomma dopo averli ri(ririri)visti tutti e tre della trilogia anni ’80 posso ricredermi di aver bene o male passato indenne TeschiodiCristallo: mi rimangio quello che ho detto e dico NO, Teschiodicristallo NO.
Vi dirò una bestemmia, è il mio secondo preferito. Quindi primo posto a mille spanne ArcaPerduta, poi Crociata, poi Tempio e alla fine cento posizioni dopo TeschioCristallo.

Momento Spielberghiano: Di certo la parata nazista coi libri bruciati e il divertisment di mettere Indy in divisa nazi e l’incontro con Zio Adolfo. Ma come detto all’inizio, il film è INDY 100%.


ALWAYS – PER SEMPRE (1989)
Trama: Ghost – Fantasma, Muore – Ma torna, Rottura – Di palle.

Non vedrò questo film: Never More – Mai più.


HOOK (1991)
Trama: Peter Pan secondo lo Spielberg-pensiero.

Questo me lo sono tolto proprio come un dente che dà fastidio (perché invece Always no…). Proprio no, non mi piace.
Mi ricordo che uscii dal cinema veramente deluso (uscii io), nel lontano 1991, cinema Adriano ancora bello con i balconcini (e giù bambini che volevano volare e mia madre che aveva deciso che secondo lei io somigliavo al ragazzino di Hook, m’ha rotto l’anima per anni).

Prima di tutto devo dirlo, a me Peter Pan (come storia) non mi prende. Uccidetemi. Neanche Alice mi entra davvero dentro (ma già mi piace di più). Io sono e sarò sempre OZ. OZ OZ e ancora OZ (e pensare che quei falliti della Disney (!) adesso rifanno Oz, lo fa Sam Raimi, così pare.. almeno non lo fa quel fallito di Tim Burton mettendo quel malato di tourette di Johnny Depp a fare lo spaventapasseri, qui c’era pure un falso cast, da brividi lungo la schiena!).

Hook non fa per C&B, ok? Hook?

Momento Spielberghiano: anche tutto il film, in todo. A livello concettuale direi che tutta questa palese impersonificazione di Spielberg nel personaggio di Peter che diventa adulto ma riscopre e non dimentica più il suo lato fanciullesco, dell’adulto che  ancora si stupisce, proprio come Spielberg, bambino mai cresciuto è in senso lato il “momento spielberghiano”. Poi al direttore di banca della Amblin quando vai a svuotare le 12.000 24ore piene di dobloni d’oro che ti fruttano i film non è che ci vai e gli tiri il pongo spiaccicoso in testa. O forse sì? Tanto quello solo zitto deve stare…

Ho solo un’altra cosa da dire su Peter Pan, ed è questa.
Lo conoscete lui spero


JURASSIC PARK (1993)
Trama: venghino siooori venghino. In questo parco delle meraviglie ci sono i dinossssauri. E il bello è che per creare tutto non abbiamo “badato a spese”, ci siamo infatti affidati ai migliori tecnici e scienziati che per voi:
– hanno dimenticato per un attimo dimettere le sicure alle portiere delle macchine;
– hanno ricreato i dinosauri da una goccia di sangue di 65 milioni di anni ma senza sapere che i rospi cambiano sesso, scienziatoni veri;
– hanno messo il centro di controllo elettrico a 12 chilometri dagli studi di comando;
– hanno costruito recinti semi-mobili dove un attimo prima c’è la terra a livello delle macchine e un attimo dopo diventa un dirupo da cui far volare le suddette macchine;
– hanno dato l’intero controllo di 2 milioni di linee a un tizio obeso che usa per salvaschermo quest’immagine qui;
– hanno creato porte d’ingresso nei ristoranti grandi abbastanza da far entrare un tirannosauro, chissà poi perché;
ma sopratutto…
– hanno deciso che è una bella pensata aprire un parco giochi per bambini mettendoci dentro predatori carnivori preistorici alti come palazzi… ma sì, che ce frega? Abbiamo la possibilità di creare solo specie erbivore e innoque, ma figurati se ci facciamo parlare dietro, creiamo anche i Velociraptor.

Dopo aver fatto la lista delle incongruenze concettuali che saltano agli occhi dopo che non vedevo JP da almeno 10 anni (questo film ha quasi 20 anni!) vi state sicuramente aspettando che inizi a fare una delle mie sparate del tipo “evediquandoseipiccolotientusiasmipoidagranderivediifilmeperdonodifascino”.

Invece no.
Jurassic Park ai miei occhi non ha perso neanche un briciolo di tutto lo stupore che mi diede vederlo al cinema. Me lo ricordo, mi ricordo proprio il cuore in gola all’inseguimento del tirannosauro, mi ricordo lo stupore (ma lo stupore VERO) alla prima scena dei brontosauri, che (non avendo visto Terminator 2 al cinema) per me fu la PRIMA scena di computer graphic degna di questo nome in vita mia. Roba che ti segna… roba che torni a casa e ripeti per due giorni con la testa all’insù “Si muovono in branco… Si muovono in branco” e i tuoi professori che chiamano l’insegnante di sostegno.

JP è un CAPOLAVORO. Davvero, come quando si fanno le buffonesche liste dei film più importanti del cinema, JP deve stare tra i primi 20, ok, dei primi oggettivi 20 (nel senso di oggettivamente importanti per quello che sarebbe venuto dopo di loro). E sì, tutto questo grazie dinosauri. Mi ricordo (e ora fa un po’ ridere) che quando uscì JP fummo invasi da una marea di roba, prodotti con sopra i dinosauri… Come se fossero la più grande novità del mondo, i dinosauri, “cosi” che esistevano già da 60 milioni di anni! -Ehi, Steven Spielbberg ha tirato fuori un’altra trovata delle sue! – Cosa? – I dinosauri… Poi dài, il dinosauro se lo guardi è un lucertolone brutto, per nulla aggraziato, zero kawaii e invece riuscirono a farci di tutto.

E ancora più incredibile, a riguardarlo dopo tanto tempo ti rendi conto che le scene con la computer graphic erano sì incredibili ma anche poche e che su 10 scene coi dinosauri 7 volte erano animatronic. E ora i lucertoloni sembrano così posticci, li vedi proprio tutti, non dico lucidi, piuttosto… opachi. Eppure stanno lì, a ricordarti che da quel momento in poi non avresti più visto un film senza un effetto speciale, anche piccolo, che da quel momento in poi sarebbero state spazzate via tutta una serie di professionalità del cinema che da quel momento in poi, tutti per strada a vendere tacos.

Ma qui è Spielberg che ritrova la sua dimensione più naturale: quella che era dai tempi dello Squalo che non vedevamo, quella della caccia spietata all’uomo, e dove l’uomo immancabilmente si merita tutto. C’è Hammond che gioca a fare Dio manipolando il loro DNA, e i dinosauri, non è che gli carezzi la pancia e quelli fanno le feste, quelli ti mangiano con uno sgnac. Tra l’altro mi ricordavo molti più morti, invece in tutto il film muoiono 4 persone: all’inizio un operaio del Costa Rica, sicuramente sottopagato, tanto che l’avvocato si lamenta della causa da 20 milioni di dollari intentata dalla famiglia della vittima; poi muore un italoamericano (appunto l’avvocato, Gennaro); poi muore un obeso (quello di prima) e infine muore un nero (Samuel L. Jackson prima di diventare “quel” Samuel L. Jackson).
Il solito l’americanismo yankee di Spielberg trova il modo di farsi notare. Ma a parte le uccisioni made in USA, è proprio lo Spielberg che tutti sognamo, noi novelli Dawson (!). Quello che ci ha insegnato che si può aver paura di un bicchiere d’acqua in cui si formano delle increspature, di un arbusto che si muove (leggi “LOST”), di un dinosauro che apre le porte. Spielberg è in JP davvero un maestro di tensione. JP è un adventure-horror come pochi me ne ricordi.

E, incredibilmente, Spielberg sceglie anche di fare forte autocritica nei confronti di un sogno (quello di Hammond, ma che rispecchia in pieno quello dello stesso Spielberg) di creare mondi impossibili, di dimostrare che l’immaginazione è la forza più grande, di sfidare la natura e la sua realtà creando dal nulla, realizzando l’impossibile. Si (auto)critica inserendo e dando un’aurea quasi mistica al personaggio di Jeff Goldblum, il matematico del caos, che oltre a riservarsi una delle scenette comiche più belle che io ricordi (oh che volete, io questa scenetta minuscola la adoro, quando nella macchina Ian Malcolm tamburella sullo schermo chiedendo “è previsto vedere dei dinosauri nel suo parco dei dinosauri?”); personaggio che ha l’onore di proferire nel corso del film le sentenze più importanti, contraltare della follia biologica di Hammond. Non sono importanti i ragazzini messi lì da Spielberg perché “è un film di Spielberg” (ragazzini che daresti volentieri in pasto ai velociraptor per antipatia e per quando raccontano barzellette tipo “didinosauro”(!)), non sono importanti i paleontologi, è importante Malcolm ed è importante Hammond. E poi certo, c’è il personaggio più importante di tutti: il T-Rex.

Il T-Rex. Te lo insegnano a scuola, e invece ecco che da Jurassic Park in poi il T-Rex diventa un animale noto a tutti! Ci sono gli elefanti, le giraffe, i cani, i gatti, il T-Rex. Da lì in poi gli schermi cinematografici sono stati invasi da T-Rex. Alcuni (pochini) buoni, altri (quasi tutti) miserrimi.

Momento Spielberghiano: chiaramente la valle dei brontosauri, una roba da studiare all’università, a zoologia chiaramente, indirizzo spettacolo. E poi certo, l’inseguimento del T-Rex, che è il nuovo Squalo.


SCHINDLER’S LIST (1993)
Trama: chiunque salva una vita salva il mondo intero.

Dato che è domenica e non ci va di impegnare troppo la testa (hahaha), con il capo chino vi metto il link, la trovate su da me. Se volete leggerla ok, se volete continuare a prendere in giro Spilbi, saltate, nessuno ve ne vorrà…


IL MONDO PERDUTO – JURASSIC PARK (1997)
Trama: Julianne Moore vs dinosauri. A vincere è la Bellezza.

Julianne Moore + Spielberg! Ma che volete di più!
Comunque hai visto che alle volte dico cose sensate, quasi che sembra che c’ho pensato veramente. Jurassic Park 2: via i paleontologi, via i ragazzini (sì ok c’è la bambina ma quello Spilbi ce l’ha per contratto, in realtà non gliene frega niente e si vede e le fa fare pure la scena più brutta e insensata del film, quella delle parallele) rimangono solo Hammond e Malcom! Hai visto ogni tanto C&B ci piglia.

Comunque, Jurassic Park e Il mondo perduto sono due film belli separati, sembra siano accoppiati, in realtà non c’entrano nulla, come al solito per Spilbi (vedi Indy). Il fatto è che i secondi a lui gli viene la voglia di farli più che altro per divertirsi. Infatti qui aveva fatto il primo, mettendo la bandierina americana su “Pianeta Effetti Speciali” e tempo due anni avevano fatto talmente passi avanti che già gli mangiavano in testa a JP, quindi lui c’è andato in puzza e ha fatto il seguito solo per fare il triplo delle scene al computer e ammazzare venti persone invece di quattro. Il film rimane divertente, ma certo non stupisce come il primo.

Poi certo che io rimanga con la faccia allibita appena appare Julianne Moore pure vestita da boy scout scema, potete capirmi. Guarda che la divisa da paleontologa… fa sangue… prima togli il gilet multitasca, poi gli anfibioni carroarmati, poi il calzettone pesante arrotolato… Quasi quasi mi compro la bambolina.

In buona sostanza del film c’è poco da dire, è un giocattolino Spielberghiano, quindi il livello di divertimento è abbastanza alto, ma non ai massimi. Lo si vede pure in uno dei giochi preferiti di Hollywood: il finto cartellone. Trattasi di inserimento in film di cartelloni cinematografici finti di film finti mai girati ma con attori veri (il più delle volte amici del regista).

Momento Spielberghiano: oltre alla scena (la più bella e al tempo stesso impossibile del film) del camion del dirupo con il vetro che scricchiola, tutte quelle con il T-Rex.


AMISTAD (1997)
Trama: – Pronto, buongiorno posso parlare con il signor Spilbi? Sono Casa di Produzione.
– Sì buongiorno, quanto tempo. Sono Spilbi mi dica…
– Allora, ho visto Schindler’s List. Certo, triste…
– Eh sì sì. triste lo so…
– Sì poi con il bambino nella cloaca, terribile. Tristissimo…
– Eh sì sì…
-…
-…
– Quindi, allora dicevamo. La chiamo per fare un film su una storia di uomini di colore.
– No aspetti l’ho già fatto, Il colore Viola, ricorda? Piantagioni, violenze, rivalsa…
– Sì ma aspetti mi faccia finire. In questo film ci sarebbe anche deportazion…
– Ma scusi. Deportazione l’ho appena fatto. Ne abbiamo appena parlato…
– Sì ha ragione. Come si può fare allora?
– Potrei metterci dei dinosauri…
– Beh sì è un’idea. Guardi facciamo che iniziamo poi vediamo come va.
– Conti su di me.

Questo film si potrebbe racchiudere tutto nella cotonata capigliatura di Mettiù Mecconeghi.

Momento Spielberghiano: tutte le scene della Amistad, ma Spilbi ormai le gira ad occhi chiusi.


SALVATE IL SOLDATO RYAN (1998)
Trama:  Spilbi apre un baule in soffitta. Trova dei ricordi di quando era bambino (ancora tutti lo chiamavano Spilbino), li fotocopia, ci scrive sopra “sceneggiatura” e ci fa subito un film. C&B in esclusiva vi mostra cosa Spilbi ha trovato in quel baule.

Spilbi vince il suo secondo oscar con 25 minuti e 47 secondi di pellicola, niente male. Da una parte niente da dire, applausi e bravo, lo sbarco a Omaha Beach è una roba davvero impressionante, davvero ha spinto la regia americana fortissimo, la sua più di tutti. Adesso magari mi verrete a dire che già qualcuno, la camera a mano, figurati lo sanno tutti (Greengrass in Bloody Sunday tipo no?), però è “un gran bel pezzo di cinema”, non potete dire di no.
Il resto va bene perché Spilbi ormai è oltre il mestiere, è Spilbi. Però davvero, quella cacchio di bandiera americana che sventola è insopportabile.

Come potete immaginare anche voi, che siete di certo più furbi degli addetti agli scrutini dell’Oscar, tutto lo sbarco è il Momento Spielberghiano.


A.I. (2001)
Trama: Pinocchio + Astro Boy =

Spilbi decide che è il nuovo Kubrick. Poverino. Per un’ora di film si tiene tutto contratto con l’ansia da prestazione, romanticherie premamàn, regia statica, bambino rompicoglioni, e pure tanto. Vedo i robot morti… Poi si rompe pure lui i suddetti zebedei e si sbottona, mette in piedi tutta la parte del Paese dei Balocchi, dei robot “cannibalizzati”, dei cacciatori in moto similTRON, e torna in carreggiata ritrovando per il film una piega francamente affascinante e caciarona (ivi copreso Jude Law in partissima e il design dei vari roboti), fino alla visione submarina di NY. Poi ritorna sui suoi passi e nel finale rieccolo con il nostro vecchio caro e noioso Spilbi tutto alieni spilunghi, robot suicida, pippe antropologiche. Giocoleria di palle.

A proposito di Robot, senza farvi il mega listone vi metto questo.
Mi pare ci siano praticamente tutti, pure due da Futurama, ne riconosco circa la metà, da bravo sfigato nerd/geek! Voi?

Momento Spielberghiano: l’ennesima scena della tavola dove uno copia i gesti dell’altro (quarta volta che la fa).


PROVA A PRENDERMI (2002)
Trama: Leonardo scappa. Tom insegue. Come cani e gatti, però vestiti carini.

Questa è la prima vera commedia riuscita a Spilbi, ci ha messo poco, giusto una ventina d’anni. Era stanco di tutti filmoni BUM!BANG!ACTHUNG!DINOSAURI! e ha fatto una storiella molto ma molto pulita (nonostante si parli di un truffatore). Spilbi a totale servizio di Di Caprio e Hanks. Walker bravissimo e tristissimo. Insomma il film (che non è certo tra i migliori di SpPilbi perché non è poi così tanto Spilbi) si regge su tre personaggi scritti benissimo. Il resto va bene così. Non so come diavolo sia possibile ma il film è tutto su youtube. Strano che Spilbi non abbia chiamato con la voce piccata frignando del suo ©.

Momento Spielberghiano: l’incontro e repentina fuga (roba di un minuto) nel motel.


MINORITY REPORT (2002)
Trama: Ulabadula Sim Sala Bin dov’è l’asso? Ora c’è ora non c’è! A uè uì Tom Cruise viene quì e rapisce Magamagò. Si prevede gran bordello.

E a me mi è (ririri)piaciuto, sarà la quinta volta che lo vedo. Questo è un film pochissimo Spilbi, cioè della serie che se lo faceva un altro regista (con un minimo di esperienza) andava benissimo lo stesso… è un bel lavoro di sceneggiatura, il resto viene da sè. E ci stanno un sacco di cose fighe, certo è frullatone ©Hollywood-che-scopre-i-racconti-di-fantascienza-anni-60 (MR libro è del 1956) e solo grazie agli effettoni specialoni rispolvera tutto e noi lì a dire “cioè, ma pensa te, cioè, tra 40 anni sarà proprio cosi, cioè, uguale uguale” e qui scatterebbe la seconda lezione di retorfuturo che però ho deciso di bignamizzare in una frase: non ci contante che il futuro sarà anche solo lontanamente vicino a quello che vedete nei film, ma non preoccupatevi, non vivrete abbastanza per vederlo.

Momento Spielberghiano: l’operazione di sostituzione occhi, una roba che mette una certa paura dei germi, un bel po’ Cronenberg. (E Spilbi che negli anni 2000 gli è presa brutta con la fantascienza). Poi si parla spesso di attori feticcio di Spilbi (degli attori “di” Spilbi ne parliamo, se mi ricordo)… si fanno le liste come tipo “quali attori quante volte” (Harrison Ford-4, Tom Hanks-3, Richard Dreyfuss-3, Tom Cruise-2) però c’è anche lui, (che solitamente io chiamo Bruce Willis2 perché non mi ricordo mai come si chiama), che mi piace molto. Fa settemila film al mese, e fa sempre le parti da mattoide perfetto (Fargo, Constantine).


THE TERMINAL (2004)
Trama: Tom Hanks fa Borat in aereoporto.

I-NU-TI-LE. Ma la cosa è questa: non c’è nulla di veramente brutto in The Terminal, è solo così dannatamente “pulitino”, tutto è al posto giusto e alla fine ti dici “come, ma questo film è di Spilbi? Pensavo fosse di Nora Ephron”. Il fatto che la nera trekker poi abbia fatto una parte in Star Trek di J.J. Abraham è uno di quei retro-joke che piacciono tantissimo agli ammerigani, e quindi anche a Spilbi e a C&B (che sono un po’ come padre e figlio).

In questo film (ma già da tempo) Spilbi fa il totoattore, chiama l’agente e dice, ehi dimmi un’attore e un’attrice con cui non ho mai lavorato. – mmm…  ma tipo Catherine Zeta Jones e Stanley Tucci? – Presi!

Momento Spielberghiano: ma che ne so, è talmente fuori scala. Non c’è manco un colpo di regia, un piano sequenza. Boh, guarda il vecchio indiano dei Tenenbaum che ferma l’aereo, ma poca roba.


LA GUERRA DEI MONDI (2005)
Trama: – Pronto, posso parlare con il Dottor Cavalier Sacro Rotari Spilbi?
– Eccolo…
– Pronto buongiorno sono della Guardia Extraspaziale Galattica
– Ah sì mi dica. Mi è scaduta la tessera?
– No… ehm… in realtà la chiamo perché ho una brutta notizia…
– Oddio, mi dica.
– Beh vede signor Spilbi… è successo che gli alieni…ecco.. sono diventati stronzi!
– NNNNNOOOOOOOOOO! (inquadratura dall’alto)

Perché La Guerra dei Mondi è bello? Perchè è proprio bello? Perché riesce per ben 68 minuti a tenerti la tensione alta ai livelli di “vi prego basta, spingi un attimo stop che mi sono sudate talmente le mani che mi devo fare un bicchiere di acqua e zucchero”. Bello, belli i tripodi, belli gli effetti (fallo te il cavalcavia che si sfonda, dai fallo!), bello il treno infuocato, bello il figlio che vuole combattere, belle tutte le cose che non ti aspetti, bello pure Tom Cruise (che ha vinto un Razzie) padre coglione che scopre cosa vuol dire fare il padre, per davvero. Bello tutto, bella la grana glaciale, non c’è una singola scena di questo film che non mi piaccia. Io non lo so se è una roba mia, ma (l’ho visto almeno sei volte) ogni volta mi provoca pruriti gasanti. Ogni volta che vedo la scena dell’aereo mi gaso, ogni volta che vedo i tripodi mi gaso. Bello pure il finale molto anni 50 con i virus, sì bello evviva gli uomini! Bella la tensione che c’è per tutto il film, almeno fino alla scena del battello, non lascia respiro. E’ come una lunghissima scena d’azione, e fatta pure bene.

Ok, Dakota Fanning è un’irritante scimmia urlatrice. Però tutto regge, tutto, anche le cose sbagliate (capito, gli alieni avevano messo i tripodi sottoterra chissà quanto tempo prima. Tipo quando vogliono costruirre la Linea C della Metropolitana di Roma: “Aho a Roma appena scavi trovi cocci!”).

E comunque per Spilbi fare gli alieni cattivi non deve essere stato facile. Me lo immagino in lacrime ogni sera chiedere scusa al fantasma (o al bambino senza gambe) di E.T.

Momento Spilberghiano: nonostante osanni l’azione rutilante del film, in effetti il momento spielberghiano classico è la parte claustrofobica dello scantinato con Tim Robbins. Però se non vi stressate alla scena della macchina coperta dalla folla, non siete umani, siete tripodi.


MUNICH (2005)
Trama: Grido vendetta, ma con religiosità.
C&B ha già parlato bene di Munich qui.
Visto che non era in voga aggiungiamo il…

Momento Spielberghiano: la stanza d’albergo che esplode e i rumori si attutiscono, preso di patta dal Soldato Ryan. E poi la tensione (Hitchcockiana anzichenò) della bomba per l’ambasciatore con la ragazzina che risponde al telefono bomba…


INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO (2008)

Trama: Indiana perde il pelo ma non il vizio. Poi arrivano ancora ‘sti cazzo di alieni.

Anche di questo ce n’ traccia poco tempo fa, qui. In effetti a ripensarci forse avrei dovuto moderare i toni, sempre bello rimangiarsi le parole. Non è che questo film sia così riuscito, soprattutto alla luce della nuova visione della vecchia trilogia.

Momento Spielberghiano: rimango dell’idea che l’operazione nostalgia abbia colpito pure Spilbi e alla fine si sia trattato sostanzialmente di una rimpatriata tra amici… Cate Blanchett col caschetto nero è tipo sogno erotico.


Bene. La Spielberg C&B Mission finisce qui. Ci siamo tutti sbomballati per bene, io per quasi tre mesi, voi per tutta la domenica mattina (certo che se davvero avete letto tutto non state bene, fatevi curare, voi!), però rimane il fatto che se non c’era Spilbi non c’era C&B, e secondo me non c’eravate manco voi! Quindi ora ripetete con me:

Spilbi Nostro / Che sei a Hollywood / venga il tuo Indiana / sia fatta la tua (confini della) realtà /  così nello spazio come in terra / Dacci oggi il nostro incontro quotidiano / E rimetti a noi i nostri tripodi / come noi li rimettiamo ai nostri triceratopi / e non ci indurre in deportazione / ma liberaci dal mare / E.T.

Ps. Per le versioni lunghe, venite a me. Avevo tante altre cose da mettere, tante foto raccolte di Spilbi, quando incontrava Reagan o quando negli ultimi anni fa il giro del mondo a giocare con tutte le console che gli capitano sotto mano per far vedere che è giovane e che le sa lui le cose dei giovani. In realtà finisco con un’ode alla persona che se non c’era lui Spilbi e Lucas adesso stavano a servire hamburger da Burger King a Piazza Navova, costui è John Williams, che è quello che ha fatto le colonne sonore che sono il vero motivo per cui questi film ci sono entrati in testa così tanto, magari non proprio così tanto come a lui.

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