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A black soul with blue eyes: l’arte per Olaf Hajek

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Berlino pullula di illustratori: la zona di Prenzlauerberg è un’isola felice di ateliers, agenzie, micro gallerie dove perdersi, quando se ne ha la voglia. Proprio lì Olaf Hajek, uno degli illustratori più attivi della città (la Taschen gli ha addirittura dedicato un maestoso pannello nel nuovo spazio espositivo nella Friedrichstraße) ha il suo studio. Lo incontro in una bella mattina di agosto, mi chiama lui « Sembra ci sia sole oggi, è perfetto per scattare qualche foto, no?». Lo raggiungo in bici in una decina di minuti. Gentile ed impeccabile, come sempre, mi accoglie, mi offre una bottiglia d’acqua chiusa «Sono un disastro, non ho nemmeno un bicchiere!», butto giù qualche sorso, non senza aver notato al di là della strada uno strambo negozio di vestiti finlandese a cui dopo darò un’occhiata e siamo infine pronti per cominciare.

Ciao Olaf! Grazie per esserti reso disponibile a questa intervista in esclusiva per Frizzifrizzi. Prima di cominciare, mi piacerebbe sapere se sei mai stato in Italia e dove!
Sì, sono stato molto spesso in Italia. Da bambino  ho visitato con i miei genitori il nord-Italia, successivamente ho visitato anche città come Firenze, Roma e ho trascorso delle splendide vacanze in Toscana.

Potresti raccontarci qualche aneddoto riguardo la tua infanzia? Diventare illustratore è sempre stata la tua vocazione o c’è qualche scheletro nell’armadio?
Già da bambino disegnavo molto, era per me un’ossessione. Frequentavo dei corsi di disegno vicino scuola che mi hanno aiutato molto più di quanto in seguito abbiano fatto i miei successivi studi. Volevo diventare un artista. I miei genitori erano tuttavia così preoccupati di questa scelta che raggiunsi con loro un compromesso studiando graphic design invece di Belle Arti. Questo mi ha aiutato certamente a diventare illustratore e avere anche dimestichezza con le regole del mercato.

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Se pensi al tuo passato quali elementi reputi siano stati veramente formativi nel plasmare i tuo gusti e il tuo stile nel tempo?

L’arte mi interessava molto sin da bambino. Amavo Gustav Klimt ed Egon Schiele. Quel tipo di bellezza mi commuoveva molto, credo che parte di essa sia rintracciabile anche nei miei recenti lavori. Sono sempre stato affascinato dalle trame e dalla bellezza che può avere l’imperfezione.

Penso che uno dei fattori più ardui dell’essere illustratore sia sviluppare un proprio stile. La nostra è l’ era dell’inquinamento visivo, dove compriamo, vendiamo, scarichiamo, scambiamo immagini in modo molto frenetico: come ti rapporti rispetto a questo in qualità di illustratore? Ti sei mai sentito “intossicato” da tutto ciò? Ti è mai capitato di pensare “guarda questo tipo qui: sta cercando di imitarmi!”?
Hai ragione, c’è molto di quanto dici e la miglior cosa è filtrare per ottenere il meglio. Amo vedere quante più cose possibili, ma sono anche in grado di concentrarmi in ciò che più mi coinvolge emotivamente. Sviluppare uno stile personale  è fondamentale per sopravvivere al mercato e fare carriera. Copiare altri artisti non è per me un’opzione esistente.

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Hai un tuo parere personale riguardo all’illustrazione in Italia? Riesci a riconoscere un made in Italy o eventuali differenze fra illustratori italiani e tedeschi?
Oh, è molto difficile per me dare un mio giudizio a tal proposito!

La Gestalten, casa editrice specializzata in pubblicazioni su grafica ed illustrazione, ha di recente pubblicato “Flowerhead”, il tuo primo catalogo. Dall’immagine in copertina pare che tu sia stato ispirato dal personaggio storico della regina di Francia Maria Antonietta…
Sono molto fiero e felice della pubblicazione del mio primo catalogo monografico, che mostra i miei lavori in modo piuttosto ricco. L’immagine usata per la copertina si chiama per l’appunto “Black Antoinette”, ispirata a Maria Antonietta, ma è anche una contraddizione: è una Maria Antonietta nera e la sua acconciatura è carica di elementi tropicali. Amo questo genere di contraddizioni e mi diverte combinare elementi di diverse culture e periodi storici per dare vita ad una realtà nuova e ricercata.

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Elisabeth Vigée-Le Brun era stata la ritrattista ufficiale alla corte di Maria Antonietta, se anche tu potessi scegliere di essere un ritrattista alla corte di un personaggio storico, chi sceglieresti?
Sceglierei sicuramente un personaggio di colore, forse un artista jazz, ma non mi viene in mente nessuno in particolare.

I tuoi lavori sembrano molto preziosi anche per via dell’uso del colore: che tipo di tecnica prediligi? Da dove ha inizio tutto? Hai un quaderno per gli schizzi?
Sì, ho un piccolo quaderno per gli schizzi, ma generalmente faccio uno schizzo veloce in bianco e nero, lo scansioni e lo invio al cliente… solo dopo comincio ad elaborare il dipinto, generalmente colore acrilico su carta, cartoncino o legno. Preparo la superficie stendendo del colore nero, in seguito comincio a dipingere lo sfondo. Cerco sempre di creare differenti livelli di colore poiché mi piace la combinazione di elementi senza dettaglio alternati a figure di precisione.

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Natura, persone, animali, religioni diverse fra loro, confluiscono nelle tue illustrazioni: da dove viene fuori tutto questo sincretismo? E’ l’illustrazione che ti dà la speranza per un mondo migliore o sei tu in quanto artista che vuoi mandare un messaggio attraverso i tuoi lavori? O forse tutto ha luogo inconsciamente…
La mia idea è proprio quella di combinare questi differenti elementi per dar vita alla mia visione di bellezza e passione. Se il fruitore si sente emotivamente coinvolto da ciò che faccio è per me già un passo bellissimo verso la giusta direzione per, chi può dirlo, un mondo migliore.

Molte delle tue illustrazioni hanno anche un lato oscuro, come un’ombra che sembra ti forzi a ritornare alla realtà per bilanciare tutto. Sei un sognatore?
Non mi definirei sognatore, ma nemmeno una persona realista in effetti. Essendo pittore ed illustratore vivo nel mio piccolo cosmo, che ti dà la possibilità di creare il tuo mondo. Questo aspetto oscuro è molto importante, così come lo è la bellezza. Penso che l’uno non possa vivere senza l’altra…mi descriverei, piuttosto, come un tipo felicemente depresso!

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La prima volta che ho visitato il tuo studio sono rimasto sorpreso da come fosse perfettamente mantenuto in ordine, dal tuo tavolo alla libreria. Ho sempre creduto che gli artisti vivessero nel caos, ma forse mi sbagliavo. Sono per te l’ordine, la luminosità, la pulizia gli elementi che ti portano alla creazione?
Oh, penso tu sia venuto in un momento speciale… c’è sempre molto caos quando lavoro, ma è anche vero che poi, improvvisamente, sento la necessità di dover rimettere tutto in ordine e pulire e avere intorno a me il minino essenziale. Poi posso prendere un lungo respiro e cominciare di nuovo. Fino a quando non sopraggiungerà il prossimo caos!

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Hai mai dipinto qualcosa ispirandoti a un film, un libro, un brano musicale?
Sono continuamente influenzato da musica e libri. Ho fatto una mostra sulla musica soul e artisti jazz, mi piace che la black music entri nei miei lavori e nei ritratti che faccio.

La tua mostra è al momento presso la galleria Direktorenhaus a Berlino: hai nuovi progetti per il futuro, forse una mostra anche in Italia?
Non ho ricevuto ancora nessuna offerta dall’Italia, ma sarebbe bellissimo se ciò accadesse. Il mio nuovo progetto sarà una mostra in una galleria a Cape Town per la prossima primavera: il tema sarà l’Africa. Io, un pittore europeo che si occupa di questo: ancora una volta una contraddizione!

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photos © Bruno Colajanni / www.ludag.com
illustrations © Olaf Hajek / www.olafhajek.de

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