Caro Oldani, mi prendi a sbucciar patate?

Lo so che può suonare inusuale per la maggior parte di voi, ma quando si conosce uno chef del suo rango è impossibile non parlarne.
Dunque, lunedì scorso (il 22 marzo per intenderci) ho partecipato ad un evento organizzato a Milano da Voiello (sì, la pasta) a cui è intervenuto Oldani.

Per chi non lo conoscesse, Davide Oldani è comunemente conosciuto per la cipolla caramellata, è figlio della grande scuola di Marchesi (che ha sfornato pure Cracco – dell’omonimo ristorante –  e Berton – del ristorante Trussardi alla Scala); è ormai riconosciuto come pioniere della cucina “pop” (intesa come popolare, semplice, di qualità e accessibile a tutta la gente), ha scritto tre libri (il terzo è in uscita in questi giorni) e ha aperto nel 2003 il ristorante D’O a Cornaredo (Mi). Non male per un neo-quarantenne.

Saremo un centinaio, presso lo Spazio Forma. Dietro alla scrivania ci sono Roberto (lo chef che cucinerà i piatti), Pepe (responsabile digital per Voiello) e un timidissimo Davide Oldani (supportato dal fedele Hide nascosto tra il pubblico).
Nonostante i continui problemi audio, lo chef ha snocciolato una serie di consigli e di diktat della propria filosofia culinaria (qui trovate videopresentazione).
Tipo: non fate la spesa quando avete fame, comprate frutta di stagione, calcolate la percentuale di scarto di un prodotto and so on.

Mentre ascoltavamo compiaciuti, la signora seduta di fronte a me mandava un messaggio a una sua amica – non ho fatto a meno di farmi gli affaracci suoi – dicendo che erano cose che si sapevano già, dettate dal buonsenso comune. Sarà, ma quanti fanno veramente la spesa con attenzione o cucinano in modo sano? Chi di voi conosce frutta e verdura di questo periodo senza cercare su Google?

Sinceramente credo pochi, per cui, repetita iuvant. Un po’ di sani pilastri della cucina non fanno mai male.
Di Davide mi è piaciuta la sua totale trasparenza e semplicità, soprattutto, la passione che emerge in ogni sua azione. D’altro canto, mi ha stupita sapere che prepara riso e zafferano senza soffritto (argh, ma pare che nessuno dei clienti si sia mai lamentato), che poche donne hanno collaborato con lui (è un lavoro duro per un fisico femminile) e che per lavorare insieme a lui è necessario leggersi i suoi libri per comprendere la sua cultura culinaria e aspettare almeno sei mesi per un colloquio (c’è la fila).

Io inizio a comprarli, Davide, però intanto mi prendi a sbucciar patate?

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