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What a Pitti #1

What a Pitti #1

Ieri, girando tra gli stands del Pitti Immagine Uomo col blocchetto in mano, ogni tanto mi fermavo a scrivere quello che ascoltavo, i discorsi della gente. Fossi stato un bravo caricaturista mi sarei pure messo a disegnare: di materiale umano ce n’era, eccome, ma a volte anche da un mucchietto di parole riesci ad immaginare la voce, la persona, come si veste.
E da lì, capire l’andazzo della giornata.

* Lei a lui: tu non mi fai scegliere.
Sempre lei, a lui, continuando a litigare a bassa voce: c’è rimasto un pezzetto di me, dentro di te?
Mai viste tante coppie litigare il pubblico. La frase del pezzetto di me meriterebbe un premio. Ho deciso di usarla per la prossima litigata con Ethel.

* Tizio al telefono: sono qui con Lapo! A fumarmi una canna con Lapo!
E chissà se si riferiva all’originale o a una copia. Prima di vedere il vero Lapo immerso nel bucolico esterno-giorno del suo stand di Italia Independent, ho incrociato almeno quattro sosia.

* Tizio appoggiato al muro, fumando una sigaretta, ad un altro tizio: tu non capisci la filosofia del colletto.

* Tizio nello stand di Pharmacy Industry, rivolto all’amico: questi so’ proprio fighi. Non c’hanno messo manco i vestiti, solo le mele.

* Tizio con t-shirt Joe Rivetto, incontando un’amico, anche lui con t-shirt Joe Rivetto: pure tu!
Ce n’erano decine vestiti Joe Rivetto: sebravano una setta.

* Tizio in coppia alla sua ragazza e ad altra coppia: qui no, che roba è? Checcefrega! Annamo da Sweet Years.
Stavano per entrare nella zona Welcome To My House, forse l’unica interessante che ho trovato. Ma alla fine hanno dirottato verso i vips.

* Buyer Giapponese a standista italiano: what a Pitti…
Il Giapponese voleva dire what a pity – che peccato – ma con la sua pronuncia alla Hiro Nakamura gli è venuto fuori Pitti, diventando che Pitti!
Alla fine entrambe le espressioni riassumevano bene il tutto. Io ho deciso di tralasciare i che peccato e soffermarmi sui che Pitti.

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