Frizzifrizzi a Milano#3: reportage dal Fornarina Urban Beauty Show

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Che sia arrivato alla quinta edizione, dopo quelle di Barcellona 2006-07, Milano 2006 e Roma 2007, che il prossimo sarà nel 2008 negli Stati Uniti, che vi hanno collaborato artisti come Glenn Barr, Mijn Schatje, Junko Mizuno, e Dj come Ellen Allen e Timo Maas, beh lo potete leggere sul sito ufficiale dell’evento.
Quello che io vi voglio raccontare, a parte l’emozione/orgoglio per essere stati invitati ad alcune presentazioni della settimana della moda di Milano, dopo solo 9 mesi di vita di Frizzifrizzi, è l’ambiente. Credo che le belle foto fatte da Simone mi aiuteranno molto.

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Se lo scopo era quello di “proiettare” i capi della Fornarina in una dimensione onirica e fiabesca, direi che per quanto mi riguarda ci sono riusciti.
Le bellissime installazioni che rappresentavano per lo più, figure “mitologiche” (non solo della mitologia classica) a metà tra uomo e animale: Catwoman, la Sirena, il Centauro.

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I costumi usati dalle modelle-ballerine. Le luci. La musica di sottofondo. Le bolle di sapone. Le stesse modelle che si aggiravano tra il pubblico indossando capi della collezione P/E 2008, rese ben riconoscibili da fantastiche acconciature piumate (vedi foto sopra).

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Insomma tutto ti portava in una dimensione parallela, tra sogno e fiaba.
Se non fosse stato necessario attraversare, sotto la pioggia battente, uno spiazzo tra i due capannoni, lo spettatore-ospite avrebbe potuto tranquillamente continuare il sogno visitando il Pop Up Shop, qui c’erano in vendita articoli unici, creati apposta per l’evento in collaborazione con gli artisti ed in edizione limitata.
T-shirt, jeans, ma sopratutto coloratissimi accessori. Le collane erano bellissime, piene di fiocchi di plastica, strass e scritte (vedi foto sopra).
L’impressione era di stare nel negozio di Barbie e pur essendo io, ormai, abbondantemente adulta e non particolarmente amante del rosa, mi è piaciuto molto.
Quello di Fornarina era nel nome un Urban Show perciò, ad un certo punto è stato necessario svegliarsi e calarsi nella realtà. Il risveglio, però, è stato dolce come i pop corn al caramello offerti a tutti gli ospiti.

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Con i famosi Dj alla consolle, si sono aperte le danze e noi ci siamo messi al lavoro, individuando e fotografando per voi i più originali tra i partecipanti.
Date un’occhiata!

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Queste e altre immagini le trovate anche nel set flickr che trovate qui.

co-fondatrice e caporedattrice
  1. la sagra del malvestitismo imperante…
    ultratrentenni nu rave che non si rassegnano all’età che avanza…
    tutto molto costruito…
    tutto molto fake…
    that’s milan not nyc!

  2. è proprio questo il problema, caro Simone, la mancanza di originalità e il wannabe-ismo a tutti i costi…e aggiungerei…l’inautenticità di certi personaggi e situazioni…

  3. Penso che aderire ad un trend (nu rave o simili, in questo caso) non sia per forza wannebe-ismo, come lo chiami tu. Di ultratrentenni vestiti così, quella sera, ce n’erano ben pochi, per lo più erano ragazzini. Gli ultratrentenni erano, meno coraggiosamente, vestiti tutti uguali. Che poi fossero autentici o meno non posso dirlo. Non li ho conosciuti così a fondo.

  4. cmq e’ vero lo stile sta da un’altra parte non appartiene di certo alle solite 4 facce che vedi fotografate alla festa rave, al concerto rock, alla serata fashion, sempre le stesse senza un minimo di appartenenza a quacosa, senza nessun spunto intellettuale.
    Reportage utile gente inutile.

  5. grazie per avermi dato del rompiballe :)
    sono contenta che creamy la pensi come me…anche se almeno per quanto mi riguarda non cerco alcuno spunto intellettuale negli outfits…
    concluderei Simone dicendo che ti stimo molto, che ti ho anche incontrato tempo fa e che proprio in quell’occasione mi ha colpito molto la tua gentilezza e la tua curiosità sincera…
    un’affezionata lettrice di frizzifrizzi un po’ rompiballe…forse…ma anche no!

  6. ragazzi guardate che c’è gente che vive per farsi fotografare ai party e finire sui blog col cocktail tra le mani e lo sguardo ammiccante!
    dimostrazione ne sono questi scatti di simone che senza saperlo ha fotografato alcuni dei più triti e ritriti volti della movida milanese…
    è documentarismo.
    io continuo a ribadire che contenti loro, contenti tutti….
    ognuno fa il proprio lavoro…

  7. Sinceramente è andata in questo modo: sei ad una festa, vuoi fare coolhunting, cerchi quelli vestiti in maniera particolare o che comunque risaltano rispetto a tutti gli altri. Bene, erano quelli che ho fotografato.
    Poi, che fossero personaggi triti e ritriti e che tutti i milanesi li riconoscano come tali, non è un mio problema. Forse è un problema (degli altri) il fatto che tra tutti a me e Francesca abbiano colpito solo quelli.

    Provo a vederla dall’altra parte. Se vedo su un sito uno che fa coolhunting qui a Bologna, e vedo sempre le stesse facce che si vedono in giro: quelli che ci sono sempre. Posso poi lamentarmi? E’ evidente che colpiscono un occhio esterno.
    Niente pippe mentali / sociologiche / intellettual-modaiole. L’approccio è stato: guarda quello, spicca tra la folla, lo fotografo. Stop!

  8. simone
    era
    appunto
    quello
    che
    intendevo
    dire.

    cioè inutile dire che sono vestiti male o bene o qui o là o su e giù-
    è come dire che un giornalista di cronaca nera scrive solo di notizie brutte e spiacevoli: non ha senso!

  9. beh ragazzi scusate forse non mi sono spiegata bene ma “spunto intellettuale” era riferito alle persone e non ai vestiti.
    E’ sempre piu’ difficile incontrare persone ben vestite e anche sufficientemente preparate sotto l’aspetto intelletuale. Cioe’ ” se ti parlo non mi cascano i coglioni.”

    se ti vesti bene ma sei un coglione rimani un coglione.
    solo questo. magari non centrava con il discorso ma e’ cio’ che ho provato vedendo le foto. In piu’ persone di milano confermano. Qundi. nessuno contesta il lavoro svolto da voi o la modamilano. io contesto gli individui che compongono l’ambiente finto creativo/clubbing. Del quale avete fotografato pi’ di un individuo.

  10. a gennaio sono fuggita da milano perchè, economicamente parlando, è sempre più difficile sopravvivere.Ogni tanto ritorno e la cosa che ho sempre notato nelle mie serate mondane e non è che la gente somiglia sempre di più ad una vetrina. Manca la personalizzazione dello stile, quel qualcosa che ci rende unici, “la milano da bere” è convinta di essere una metropoli internazionale quando non si accorge di essere poco più di un paesotto. E non ci accorgiamo che siamo indietro di 10 anni rispetto ad altre città europee, dove le persone si vestono seguendo il loro gusto, la moda e personalizzando il capo che a mio avviso sono favolosi.

  11. ..io non amo molto queste generalizzazioni.
    Milano è grande, comprende hinterland variopinti e diversissimi tra loro, periferie, poli centrali opposti e differenti, una miriade di stili, di locali, di serate, di negozi…per tutti i gusti.
    E il “milanese tipico” non esiste, dato che se si va a vedere, sono più i trapiantati che gli effettivi cittadini.
    E anche il discorso di personalizzazione dello stile è soggettivo: c’è tanta gente che imita, ma tutti in fondo imitiamo. Tutti cerchiamo “la nostra cosa” ma siamo pur sempre in un mare di “cose simili tra loro” e ne siamo dentro fino al collo.
    Il mio discorso era diverso, era sui “festaioli” da party psuedo-modaioli, i finti stylist (questo si, lo posso dire, a Milano chiunque si improvvisa stylist…), i “fenomeni da baraccone”… ma questi personaggi, che siano o no realmente privi di personalità, ci sono ovunque, in qualsiasi altra città d’Italia e del mondo intero…

  12. Tutto ok! Ma non dimentichiamoci che stiamo parlando di moda, feste e vestiti…cose tutte assolutamente e piacevolmente inutili…quindi fa solo tutto parte del gioco…chi si traveste apposta, chi semplicemente vuole divertirsi, chi sfoggiare l’ultimo acquisto di cui è orgoglioso…Bisognerebbe essere un po’ più leggeri visto l’argomento trattato! ;P

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