E’ molto più semplice di quello che sembra

The Hysterics!

Un gran movimento di gente che entrava nel locale, passava per il bar, si aggirava tra i banchetti degli espositori, guardava col naso in su verso la passerella, o le tele colorate appese ai muri. Tante voci, mani che si scambiavano biglietti da visita, spillette e volantini. Occhi che cercavano qualcosa da portarsi a casa, tra vestiti fatti a mano, t-shirts con strani loghi, riviste.

Se la parola-feticcio della presentatrice con la voce strillante rubata a Vanna Marchi era filosofia (la filosofia di vita, la filosofia del brand, la filosofia dell’artista…) quella che girava di più tra i ragazzi era progetto. Anzi, proggetto, con una bella inflessione romana che mi ha fatto detestare il primo accento bolognese che ho incontrato in treno, di ritorno a casa.

The Hysterics! Independent Fashion Show: domenica sera, se ci fossero stati tutti quei giornalisti che dalle grandi testate si divertono a cercare nuove tendenze dai blog, forse avrebbero avuto di che scrivere per un po’. O forse no, indecisi se lanciare sulla stampa nazionale le sfilate delle Hysterics! o di Blitch, piuttosto che le borse di Nocouture Clothing o le tele del giovane Bambù che, calzini ai piedi, si dava da fare con stencil e bombolette per riempire il banner di Busta.

Io che non sono un giornalista, che non lavoro per una grande testata, che probabilmente ero la persona vestita meno alla moda l’altra sera al Circolo degli Artisti di Roma, mi sono fatto un’idea. Un’ idea sulla quale si potrebbe scrivere tranquillamente una tesi di laurea ma anche riassumere in una sola frase: è molto più semplice di quello che sembra.

E’ semplice perché non servono grandi uffici per farsi venire una buona idea. Basta un cortile pieno di gente, magari un banchetto per esporre quello che fai, un biglietto da visita che puoi anche stamparti da solo, un titolo che anche quello te lo dai da solo (se io voglio essere publisher o stilista non devo far altro che dimostrare di saperlo fare) e la voglia di parlare ma anche di ascoltare.
Certo, dietro deve esserci un’organizzazione, ma anche quella, probabilmente è nata qualche tempo prima in un cortile simile a quello.

Tra il sudore dei ragazzi del Circolo, che credo di non aver mai visto fermi nello stesso posto per più di un minuto, la capacità della crew di Busta di tessere relazioni e di far diventare tre o quattro persone sedute a un tavolo o davanti al bancone del bar una specie di riunione creativa, ne è uscito fuori un evento che, nato per essere un’unione di diverse realtà, di diversi progetti artistici e imprenditoriali, è finito per diventare per alcuni una sorta di incubatrice di nuovi progetti, per altri uno stimolo per crearne di propri.

A me ha fatto bene staccarmi dalla torretta di osservazione che mi sono costruito attraverso i blog, abbracciare e stringere la mano a persone che fino a quel momento avevo visto magari soltanto attraverso una pagina di myspace, le parole di una mail o un’immagine su Flickr.

La rete è utile per conoscere tante cose, ma per scoprirle bisogna vederne le mani che gesticolano in aria, sentire le voci raccontarti di questo o di quello: i tatuaggi di Sebastiano e Siriana di Stirato e le chiacchiere davanti ad una birra, mentre tutti quelli che ti passavano accanto avevano una copia della loro rivista tra le mani, tenuta con cura come fosse un tesoro (e lo è); le facce sempre sorridenti dei ragazzi di Genuin Roman Art che nonostante fossero stanchi per aver organizzato una mostra ed essere tornati appena il giorno prima dal Giappone, non mi hanno preso a mazzate quando non la finivo mai di parlare e alla fine mi hanno pure riportato in albergo; il non riuscire a fotografare tutte insieme le giovani fashion designers di Futile, che chissà perché ce n’era sempre una che mi scappava dall’obiettivo.

E poi l’energia delle sfilate (a febbraio ricominciano, andateci!), le luci e la musica, un commento al culo della modella fatto dal tizio che ti ritrovi accanto.
E’ molto più semplice di quello che sembra, dicevo. Certo, non siamo a Berlino né a Londra o a New York. Era solo una calda notte romana, ma essere giovani, aver voglia di fare e qualche volta riuscire a farlo ti fa sentire una specie di eroe in questa Italia disattenta che non sempre si accorge che, alzando solo un po’ lo sguardo, si vede che l’aria è piena di idee e di proggetti. Basta soltanto allungare una mano e prenderli al volo.

Le sfilate

La sfilata

La sfilata

La sfilata

La sfilata

la sfilata

Nocouture Clothing

Nocouture Clothing

Nocouture Clothing

Nocouture Clothing

Nocouture Clothing

Nocouture Clothing

Aroma 30

Aroma 30 (ne abbiamo già parlato in un articolo)

Aroma 30

Aroma 30

Rock and Dolls

Rock and Dolls

Rock and Dolls

Rock and Dolls

Futile

Futile

Futile

Futile

Futile

Futile

Futile

Futile

GO101

GO101 (ne abbiamo già parlato in un articolo)

Cherry Factory

Cherry Factory

Cherry Factory

Cherry Factory

Bambù

Bambù all’opera

Bambù

Alcune tele di Bambù

Stirato

Sebastiano e Siriana di Stirato

Genuine Roman Art

I ragazzi di Genuine Roman Art

co-fondatore e direttore
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