Il design dei poveri

Il design dei poveri

Ammetto che il titolo è un po’ forte. Ma mi ha anche fatto venire in mente che né le frange estreme della politically correctness né gli ultra contemporanei cinico-nichilisti e neppure il popolo della De Filippi usano più la parola povero. Si preferisce svantaggiato, disagiato e decine di altri sinonimi dalle diverse sfumature, dalle più buoniste alle più crude.
Per questo ho deciso di rispolverare questo termine (mi viene in mente ora che tra i pochi che lo usano ancora ci sono i Testimoni di Geova, vedi Torre di Guardia ecc…) per parlarvi di una mostra davvero interessante: Design for the other 90%, che proprio in questi giorni è in scena al Coopet-Hewitt National Museum di New York.

Si tratta di una mostra di design. L’unica differenza con tante altre mostre di design sta proprio in quel 90%. Ovvero i poveri. Sì perché tutte le belle cose che trovate nei blog (a cominciare dal nostro) e nelle riviste, in tv e sui cartelloni pubblicitari, non dobbiamo mai dimenticare che sono pensate e realizzate per quel 10% di popolazione mondiale che se le può permettere.
Per fortuna, accanto a chi disegna gli interni dell’ultimo modello di Cayenne oppure gli occhiali dell’ultimo sfigato della famiglia Agnelli, c’è pure chi usa il proprio talento per pensare prodotti destinati a chi ha bisogno di soddisfare bisogni primari come acqua, energia, salute.
Come dire: designer per i poveri e poveri designer.

Via SocialDesignZine

co-fondatore e direttore

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