I frutti del miracolo

Miracle FruitsHo trovato questa notizia che parla di un tipo di frutto di cui non ho mai sentito parlare prima d’ora.
Si chiama miracle fruit ed è originario dell’Africa Occidentale.
A vedere le foto assomigliano molto alle nostre giuggiole ma il colore è più scarlatto.
La notizia è che questi frutti miracolosi, stando a quanto dicono alcuni siti che ho trovato (vedi qui e qui), sarebbero in grado di cambiare il sapore dei cibi, rendendo ad esempio dolce come una limonata un limone mangiato dopo di essi.

Negli USA i miracle fruits sono fuori legge perché negli anni 70 la FDA (l’equivalente del nostro Ministero della Salute) li ha banditi perché pericolosi per i diabetici.
Nonostante questo, qualche giorno fa, alcuni ragazzi americani appassionati di gastronomia sono riusciti a recuperare alcuni di questi frutti da un oscuro orticultore della Florida ed hanno organizzato un party provandoli in associazione con diversi cibi. Ne sono risultati strani effetti sul gusto: il cioccolato sembrava gelato, un ottimo vino sembrava vino scadente, il limone, appunto, sembrava limonata. C’è da dire che nessuno dei partecipanti si è sentito male ;)

Facendo qualche altra ricerca ho trovato il nome scientifico, ovvero synsepalum dolcificum, che se cercato su Google rimanda ad un solo sito, tutto in giapponese, che probabilmente vende le piantine.

Alla fine mi sono letto tutta la storia dei magici miracle fruits che vi riassumo in poche righe: usati da secoli in Africa per le sue proprietà magiche di modificare il sapore di cibi altrimenti poco gustosi, furono scoperti per la prima volta da un occidentale nel XVIII secolo. Purtroppo, a causa della difficoltà nel coltivarli, non furono mai importati in Europa.
Riscoperti in epoca più recente, i miracle fruits sono stati negli anni 60 il punto focale della guerra tra le multinazionali dolciarie, tra spionaggi industriali e spese per milioni di dollari in sperimentazioni e viaggi in Africa. Guerra poi conclusasi con il già citato divieto della FDA, sebbene nessuna prova abbia mai effettivamente dimostrato la nocività sui diabetici.
Oggi, grazie a nuove tecniche e prodotti per la coltivazione, è abbastanza semplice avere il proprio arbusto di miracle fruits e quindi non riesco proprio a capire la difficoltà nel reperirlo!

Il mistero si infittisce…

co-fondatore e direttore
  1. Le pasticche di Miracolina in vendita in Giappone
    In Giappone tutti i diabetici e gli obesi che vogliono togliersi la voglia di dolce sanno dove andare: al bar-pasticceria «Miracle Fruit» di Tokio, ad Ikebukuro, il quartiere dei divertimenti e dello shopping. Tutte le leccornie offerte lì – compresi torte, gelati, mousse al cioccolato e paste – hanno calorie cinque volte meno di un pasticcino.
    Il cuoco garantisce: nemmeno un grammo di zuccheri.
    E infatti, se assaggiati da sé, i «dolci» del Miracle Fruit alla frutta sono acidissimi, e quelli al caffè e al cioccolato molto amari.
    Ma ecco il trucco: prima dell’abboffata, dovete masticare una piccola bacca rossa, un po’ simile al frutto della rosa canina, offerta dalla casa.
    Masticate un minuto.
    Da quel momento, la vostra lingua avverte tutti i sapori aspri e amari come dolci.
    Una spremuta di limone o di pompelmo sembrerà una limonata.
    Un caffè senza zucchero, vi sembrerà zuccherato.
    La bacca rossa – che di per sé non ha praticamente alcun sapore – proviene da una pianta nativa dell’Africa Occidentale, il Synsepalum Dolcificum, usata da secoli dagli africani per insaporire i cibi.
    La bacca contiene una proteina – chiamata non a caso «Miracolina» – che si posa sulle papille gustative della lingua e le «inganna», facendo sembrare dolce l’amaro e l’aspro.
    L’effetto dura da mezz’ora e un’ora.
    Ovviamente, poichè non contiene zucchero, non fa ingrassare e non provoca alcun disturbo ai diabetici.
    In Giappone, la bacca miracolosa è in commercio, e molto ricercata dalle signore a dieta e dai diabetici.
    Due categorie in grande aumento, il che significa un grande mercato potenziale.
    Ma in Europa, la miracolina è sconosciuta.
    Negli Stati Uniti, è addirittura vietata.

    Ne ha vietato il commercio negli anni ‘70 la FDA, Food and Drugs Administration, l’autorevole ente che autorizza l’uso dei farmaci in America.
    Come mai?
    Non è mai stato chiaro.
    I complottisti, che in USA sono legione, sospettano che ci siano state pressioni dalla potente industria zuccheriera.
    O peggio: fanno notare che mentre vietava la miracolina, il FDA stava per autorizzare la vendita dell’aspartame, il dolcificante chimico prodotto dal colosso farmaceutico Searle: un business da miliardi di dollari.
    Per autorizzare l’aspartame ci sono voluti 16 anni: evidentemente per qualche motivo.
    Oggi lo si trova in tutti i supermercati, nelle bevande gassate «senza calorie» e in pseudo-zuccheri commerciati con i nomi Neutrasweet, Sucrase e così via.
    In Europa leggete bene le etichette: l’aspartame è indicato come additivo E 951.
    Perché l’aspartame, se ingerito abitualmente, è un comprovato neurotossico.
    Un medico americano, dottor H. J. Roberts, ha scritto un libro di successo, di 1038 pagine, sui pericoli della sostanza: «Aspartame Disease, an ignored Epidemic».
    E’ in corso in USA un processo collettivo, su richiesta di migliaia di consumatori, che chiede alla Searle 350 milioni di dollari per i danni causati dalla sua sostanza.
    Secondo le accuse, la Searle ha nascosto i danni fisici già evidenti durante le prove cliniche: avrebbe persino asportato i tumori cerebrali che si sviluppavano nei ratti da laboratorio alimentati con aspartame.
    Il fatto è che è stato amministratore delegato della Searle un personaggio molto influente nei governi americani: un certo Donald Rumsfeld.
    E’ lui che ha condotto gran parte della campagna commerciale dell’aspartame, e anche per questo – quando la Searle è stata acquisita dalla Monsanto nel 1985 – ha ricevuto una buonuscita di 12 milioni di dollari. Rumsfeld, sia detto tra parentesi, è stato anche il capo della Gilead Science, l’azienda che ha inventato il Tamiflu, l’anti – influenzale commercializzato dalla Roche.
    Quando l’anno scorso è esplosa la psicosi dell’influenza dei polli, il Tamiflu è stato coralmente indicato – con enorme grancassa mediatica – come la sola cura disponibile.
    Il governo americano da solo ne ha ordinato 20 milioni di dosi, ciascuna costa 100 dollari, per la cifra di 2 miliardi di dollari: e allora Rumsfeld era ministro del governo, ancorchè alla Difesa.

    La Miracolina invece non ha effetti collaterali, ma nemmeno santi in paradiso.
    La Monsanto non se ne interessa: sarebbe un concorrente rovinoso per l’aspartame.
    L’umile pianta africana, dicono i trattati, è di difficile commercializzazione perché la proteina si degrada rapidamente.
    Ma in Giappone vendono i frutti surgelati, e vendono anche pasticche di Miracolina.
    Anzi, da qualche tempo hanno modificato geneticamente una lattuga in modo che produca miracolina senza bisogno di importarla dall’Africa.
    L’Africa produce un’altra pianta dolcificante senza zucchero, il Thaumtoococcus Daniellii.
    La proteina che si trova nei suoi rossi frutti, taumatina (dal greco «tauma», miracolo) ha un potere dolcificante 2.500 volte quello dello zucchero.
    In Giappone la conoscono da vent’anni.
    In Europa è autorizzata come additivo E-957; anche questa non ha calorie, non fa ingrassare e non dà problemi ai diabetici.
    Ma non è prodotta da alcuna multinazionale, solo da reti del commercio solidale in Ghana.

    Maurizio Blondet

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