Tag Archives: ss2010

Ogni pausa pranzo che mi capita di passare davanti alla vetrina che ospita le sue creazioni, resto ipnotizzata..
Benché gli articoli vengano cambiati di rado (è una piccola boutique nel centro di Varese), non posso non fermarmi almeno un attimo a rinfrescarmi lo sguardo con i suoi colori brillanti ma sempre perfettamente calibrati, con accostamenti originali ma chic, colori complementari che trasmettono benessere e tagli decisamente… francesi (quel punto di viola non riesce a non farmi pensare alla Provenza!)
E’ Catherine André.
Ricorda Missoni (anche nel prezzo purtroppo! sigh) ma è un po’ meno geometrico, la maglina sembra morbidissima e tutto pare comodo comodo; i capi sono fluenti e disegnano la silhouette con eleganza, per giovani donne romantiche e sensibili, originali ma con classe.
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Benetton (1); Marc by Marc Jacobs (2); Jimmy Choo (3); Christian Louboutin (4); H&M (5); Office (6); Fendi (7); Ixos (8); Topshop (9)
Come ogni regola che si rispetti, ecco arrivare l’eccezione: non solo tacchi vertiginosi per questa estate, ma tanti sandali ultraflat, ben in vista sulle passerelle, sui cartelloni pubblicitari e anche nelle corsie dei nostri immancabili negozi low cost.
Non c’è bisogno di allenamento per portarli e si possono indossare con qualunque capo purché abbinato con le dovute accortezze: ad esempio un sandalo gioiello per un abito da sera, un sandalo alla schiava in cuoio intrecciato per il giorno, un infradito per la spiaggia.
Qualunque donna può portarli, ma mi permetto di fare un paio di premesse: se avete le gambe corte e tozze, non scegliete i modelli allacciati alla caviglia, sembrerete un foto-montaggio mal incollato col rischio di apparire ancora più basse, scegliete piuttosto un modello molto aperto che lascia il piede libero slanciando la figura (è concesso al massimo un lacetto dietro la caviglia).
Se siete molto magre, al contrario, scelgiete pure i modelli intrecciati fin sopra alla gamba, i sandalstivali, i sandali-tronchetto, allacciati alla cavaiglia, alla schiava, il risultato sarà che le vostre gambe sembreranno più sode e muscolose.
Se avete le gambe perfette, non avete di certo bisogno dei miei consigli, mettete pure tuto ciò che volete, per voi non ci sono limiti, ma fossi in voi, indossare amuleti contro l’invidia altrui, melgio ancora se attaccati direttamente sul sandalo come i modelli della office.

Sembrano quasi bucare la superficie le stampe di Ostwald Helgason, marchio fondato nel 2008 da due designers che si sono incontrati per caso in uno studio di Londra, Susanne Ostwald, tedesca ed Ingvar Helgason, islandese.
Stampe ottenute tramite processi tecnologici all’avanguardia (fotosintesi), che raccontano fantasie fluide, a tratti optical, aperte a mille significati da ricercare anche nell’intreccio di idee nate dal connubio di realtà così differenti, quella tedesca di Susanne e quella dell’estremo nord di Ingvar .
Potete dare un’occhiata alla collezione sul loro sito web.
In Italia la trovate solo da Slam Jam, a Verona.
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Questo è il titolo di un libro del grande Jean Baudrillard.
Da qui ha preso il nome un brand milanese creato da Caterina Coccioli, Anna Lottersberger & Alessandro Manzi. Il marchio è nato nel 2009 e il trio si conosce già sui banchi dell’università – Politecnico docet – così che riescono a far confluire in un’unica direzione il proprio concetto di designer.
Il sistema degli oggetti punta alla definizione di uno stile maturo e si basa principalmente su tre assiomi: divisa quotidiana, ordinarietà entusiasmante e sexless. Sostanzialmente, un abito è un abito, non necessita più di occasioni particolari per essere indossato, viene messa al primo posto la quotidianità e – soprattutto – le linee diventano “generiche” e non puntano a definire curve e tagli in base ai generi.
Per farvi un’idea, basterà dare un’occhiata all’attuale collezione (qui sopra) per ritrovre la filosofia del brand. Ad esempio, la semplicità di un parka rivisitato, di un paio bermuda assolutamente proporzionati, di un outfit senza eccessi.
Volendo, potete dare anche una sbirciatina alla collezione invernale, dove uomo e donna (dopo il salto) sono vestiti con gli stessi colori, senza distinzione. Si parte dal nero (total) fino a toccare sfumature antracite su tessuti come fresco di lana e velluto di seta. Una perfetta eleganza minimale.
Per ulteriori informazioni e contatti, cliccate qui. [...]

Perché quelli di Noodle Park usano le confezioni dei noodles come packaging?
Perché considerano i loro prodotti alla stregua dello streetfood: può essere bello a vedersi e buono a mangiarsi eppure non costare una fortuna.
Perché quelli di Noodle Park migliorano di collezione in collezione?
Perché sanno riconoscere una giacca invernale da una estiva dal rumore che fa quando cade. Molto zen.
(Ma se una giacca estiva cade in una stanza vuota di una casa disabitata, fa effettivamente rumore? E chi l’ha fatta cadere?)
Mentre ci pensate, guardatevi la collezione SS2010.
Dopo il salto un po’ di dettagli [...]

Trovo irresistibilmente inquietante il lookbook della collezione SS2010 del brand americano Rosenmunns. Sembra di essere in un motel di quelli che sembra di stare sull’oceano, che invece è distante centinaia di chilometri. E fuori dall’inquadratura delle foto c’è una vecchia cinese sempre affacciata alla finestra, un rappresentante di tappeti che lava la macchina tre volte al giorno, una cameriera che sogna di avventure sentimentali con un signor nessuno che potrebbe arrivare da un momento all’altro e invece non arriva mai e intanto va a letto col padrone del motel, che ha una moglie che tiene i conti e il venerdì sera va in città con le amiche a bere fino a quando non si dimentica chi è e come si chiama e una figlia di 12 anni ossessionata dalle sorelle Olsen.
Che poi il fatto che le due designers – Rose e Munns – siano diventate celebri infilando nel finestrino dell’auto di Kirsten Dunst questa t-shirt, ci sta tutto.
I capi Rosenmunns li trovate online da Anica Boutique e Light Vision Store.

Fondato dieci anni fa da un gruppo di skaters che si incontravano nei pressi della stazione ferroviaria di Fenchurch Street (ecco spiegato il nome), a Londra, Fenchurch è diventato presto uno dei brands di punta nel mondo streetwear.
E in occasione dell’anniversario eccovi la collezione SS2010, essenziale come sempre, con capi che strizzano l’occhio agli anni ‘50 e ‘60.
Altre immagini dopo il salto [...]

Barbara Bologna, artista e designer, si è formata all’Accademia di Belle Arti di Brera. Un bel giorno decide di mettere insieme le sue grandi passioni e di dare vita ad un prodotto che riesca a sintetizzare arte e moda. Così nell’ormai lontano 2001 nasce Area.
La sfida iniziale è rinnovare il concetto di accessorio, che non deve più essere inteso solo come un’ appendice, ma deve trasformarsi in un qualcosa di indispensabile, che sia parte integrante del vestire.
Così nelle sue prime collezioni si ritrovano accessori scultorei, dai volumi importanti, realizzati con una commistione di materiali che vanno dalle lane ai metalli pregiati e semipregiati. Il tutto mantenendo una particolare attenzione al design e alla realizzazione totalmente artigianale e Made in Italy.
Ben presto, la bravura di Barbara le procura collaborazioni illustri, una per tutte quella con Malloni.
Nel 2006 l’accessorio comincia a trasformarsi in capo, da lì il passo è breve, si arriva al total look di capi di maglieria.
Le collezioni, che si susseguono, sono per una donna senza età, in un tempo non specificato. Una donna morbida, vestita di volumi cadenti, che ha una apparente disattenzione per quello che indossa, che trova man mano degli abiti e li fa propri, li sovrappone.
E’ vestita di capi in filati pregiati, asimmetrici, che reinterpretano in chiave sobria ed elegante ispirazioni vagamente bondage.
Proprio in questi giorni Area presenta al Touch la sua collezione FW2010/11, dedicata a Pina Bausch.

Lanvin (1); Shourouk (2); Jessica Phillips (3, 4); Marc by Marc Jacobs (5, 6); Steven Shein (7); Jessica de Lotz (8); Yves Saint Laurent (9); Tao (10); Moschino (11, 12); Peter Jensen (13); Juicy Couture (14); Cris Barros (15); John Galliano (16, 17).
Correva l’anno di grazia 2005, era primavera, Frizzifrizzi non era ancora nato ed io, Ethel e Simone eravamo in tutt’altre faccende affaccendati, quando Takashi Murakami decise di decorare le classiche borse con il monogramma di Louis Vuitton (che fino ad allora non avevo mai considerato appetibili) con ciliegie rosse sorridenti dando vita alla collezione Cherry Blossom. Ovviamente io me ne innamorai a prima vista e mi regalai una pochette: 260 € circa per due sole sparute ciliegie, che però mi sorridevano soddisfatte e grate tra le mani!
Da allora non perdo mai l’occasione di aggiungere qualcosa di “fruttoso” al mio guardaroba estivo, è diventata una forma di collezionismo: le Birkenstock Madrid bianche con le ciliegie, le Converse alte con fragole e ciliegie, un bellissimo paio di orecchini anni ’60 ecc. ecc.
Come vedete dalle immagini sopra anche quest’anno non sarà difficile trovare qualcosa che faccia al caso mio!

Fendi (1); Burberry (2); Christian Louboutin (3, 4); Givenchy (5); Gucci (6); Jil Sander (7, 8); John Richmond (9); Le Silla (10); Versace (11); Dsquared2 (12).
Una leggenda metropolitana vuole gli uomini come inventori dei tacchi.
Personalmente non stento a crederci: solo un uomo, che per inciso non li indossa, poteva inventarli: i tacchi sono, per chi non li porta abitualmente e per chi è alle prime armi, veri strumenti di tortura. Anche chi è abituata ad indossarli quotidianamente lo fa per avere un certo portamento, non per comodità!
Da fashion victim quale solo, adoro i tacchi. Una donna che li indossa ha una marcia in più in termini di charme, eleganza e sensualità.
Questa la teoria. In pratica la comodità e, soprattutto, la mia altezza mi hanno sempre fatto optare per scarpe senza tacchi, ballerine, sandali ultraflat, anfibi, sneakers, stivali bassi.
Nonostante ciò, in qualità di personal shopper, consiglio sempre a chi si rivolge a me di indossare i tacchi, anche perché la moda ce li propone/impone ogni anno e se non si superano i 170 cm di altezza, sono praticamente obbligatori.
Quindi, se non li sapete portare ma volete imparare, se volete evitare di arricchire ulteriormente gli ortopedici e i fisioterapisti, vi consiglio di allenarvi dentro casa per mesi prima di sfoggiare i vostri bellisismi centimetri in più!
Soprattutto in prospettiva dell’estate che sta arrivando visto che i nostri cari stilisti hanno davvero sfidato le leggi della fisica: le altezze superano i 13 cm con i tacchi a spillo, coi plateau vanno molto oltre!
A me, guardando le sfilate, la domanda è sorta spontanea:
Tacchi, Trampoli o Trappole?
A voi lettori (pardon, lettrici) l’ardua sentenza!

Custo (1, 2); Philosophy by Alberta Ferretti (3); Vivienne Westwood (4); Vivienne Westwood for The Rug Company (5); Look from London (6); Solange Azagury-Partridge (7); San Blas (8); Delfina Delettrez (9); Zac Posen (10); Markus Lupfer (11); Lauren Moshi (12); DKNY (13).
Avevo 12 al massimo 13 anni e la mia cara-carissima amica M. B. si era innamorata per la prima volta. A quei tempi, parlo del 1986-87, non c’erano sms, mms, email , chat e via dicendo, le più romantiche (io ero ancora un maschiaccio problematico) scrivevano lunghe, smielate e spesso anche sgrammaticate lettere d’amore. Insomma vi dicevo che M. era innamorata e dopo aver scritto una lunga lettera all’ancora basso e paffuto S. mi chiese di mettere il suo rossetto e di baciare il foglio della carta da lettere. Mi disse che dovevo farlo io perché lei aveva labbra troppo sottili…
Ancora, se mi concentro, riesco a ricordare l’odore tremendo che aveva quella carta quando ho accostato le labbra.
A guardare le immagini sopra la dodicenne di allora si chiederebbe: chissà chi è la poverina costretta a dare tutti questi baci con un rossetto non suo?

Sonia Rykiel (1); Isaac Mizrahi (2); Francesco Scognamiglio (3); Disaya (4); Spijkers en Spijkers (5); Chie Mihara (6); Jimmy Choo (7); Giorgio Brato (8); Francesca Villa (9); F-Troupe (10); Givenchy (11); Galliano (12); Aurelie Bidermann (13); Marc by Marc Jacobs (14); San Blas (15).
Stelle, galassie, buchi neri, pianeti, satelliti. L’astronomia era una delle mie materie preferite al liceo ed anche adesso le eclissi di sole e di luna, ma anche più semplicemente la luna piena in un cielo terso mi tengono con il naso in su per ore.
Comunque, che vi interessi o meno l’astronomia, che preferiate le supergiganti, le giganti, le nane o le supernane, per la primavera ormai alle porte ognuna di voi dovrà dotarsi di qualcosa di stellato, se non mi credete date un’occhiata sopra!

Hartmann Nordenholz è un brand nato nell’inverno del 2000 e deve il nome alla somma dei cognomi da nubili delle due nonne dei designers: Filip Fiska e Agnes Schore.
Agnes è tedesca ed ha studiato Arte Applicata all’Università di Vienna, dove poi ha anche frequentato un master in fashion designer avendo come insegnanti: Marc Bohan, Helmut Lang e Jean-Charles de Castelbajac. Il caso ha voluto che anche Filip, viennese di nascita, abbia frequentato lo stesso master, potendo contare sull’insegnamento di Jean-Charles de Castelbajac, Viktor&Rolf e Raf Simons.
I due si sono incontrati, piaciuti (almeno come designer per il resto non so e non mi interessa) ed hanno deciso di mettersi in proprio dando vita al brand.
Parole chiave di ogni collezione sono: eleganza visionaria, combinata a dignità e distanza. Quanto alla distanza onestamente non saprei dire, non credo neanche di aver capito del tutto quello che intendono per “distance“, ma sull’eleganza visionaria e la dignità devo dire che sono riusciti nel loro intento collezione dopo collezione!

I protagonisti: le Faces, un gatto di nome Cuba, un uomo chiamato Metropolis, Dorothy la dama dall’ottocento, una razza argentata, un occhio sibillino, un palombaro innamorato, un acquario di pesci coloratissimi.
Il luogo: un universo parallelo, una landa sperduta al chiaro di luna.
Il tempo: primavera-estate 2010.
La storia: scappati dalle tele di arazzi senza tempo, abbandonati in palazzi dimenticati, trasformati in frammenti di storie da indossare. I nostri eroi prendono forma dal sofisticato intreccio di materiali : seta, cotone, rete, paillettes, cinture di sicurezza, raso e catene. Si trasformano in accessori, un quadro in movimento in cui stoffa, forma e colori diventano sfumature di un unico gesto creativo.
Il titolo: Odessa
L’autore : Scalfino ovvero Francesca Germanetti.

In quello che, mi rendo conto, a molti potrebbe sembrare lo sforzo compulsivo di riempire l’armadio virtuale del mio uomo ideale, in realtà si cela solo un nuovo, fortissimo interesse per la moda maschile. Mi sono resa conto che ci sono un sacco di brand poco conosciuti ai più, ma molto interessanti.
Prendete Songzio, per esempio, che come apprendo del sito (nella sezione contatti) è un brand coreano. La collezione SS2010 è sicuramente molto bella, quella precedente per l’inverno appena passato era veramente fantastica.

Costume National (1); Davidelfin (2); Derek Lam (3); Emporio Armani (4); Luella (5); Marc by Marc Jacobs (6); Marc Jacobs (7); Maurizio Pecoraro (8); Michael Kors (9); Mila Schön (10); Ralph Lauren (11); Undercover (12); Erin Fetherston (13).
Molti bloggers, giornalisti, semplici appassionati di moda e perfino le mie zie durante il pranzo di domenica scorsa, sostengono che per quanto riguarda il colore questo è l’anno del nude, ovvero del cipria pallidissimo, del color carne. Quello che io chiamo il beige rosato maialino. Avete presente?
Forse è anche vero, ma io studiando le sfilate ho notato anche tantissimo celeste e siccome vestita di celeste nessuna di noi rischia di assomigliare a uno dei tre porcellini, credo sia preferibile optare per quest’ultimo.

Miu Miu (1); Alexander McQueen (2); Givenchy (3); Sergio Rossi (4); Alexander Wang (5,6); Brian Atwood (7); Costume National (8); Elisa Nero (9); Gianna Meliani (10); Gianni Barbato (11); Giuseppe Zanotti (12); Jimmy Choo (13); LD Tuttle (14); Nina Ricci (15); Strategia (16); Sam Edelman (17); Dolce Vita (18); Report Signature (19).
Peep Toe Boots ovvero stivali con il buco sull’alluce. Dire che sono inorridita da quanto sono brutte questa scarpe è dir poco.
Perciò la faccio breve e lascio parlare le immagini…
Anzi no voglio aggiungere qualcosa, pensate quanto sarà bello a vedersi l’allucione che spunta gonfio mentre il piede suda o come dicono i vecchi bolognesi “fa i sughi” dentro lo stivale per il caldo primaverile. O ancora meglio l’alluce ammollo durante le giornate di pioggia battente!

3.1 Phillip Lim (1); Alexander Wang (2); Anteprima (3); Etro (4); Limi Feu (5); Marco de Vincenzo (6); Marithé+François Girbaud (7); Missoni (8); Proenza Schouler (9); Roberto Cavalli (10); Sonia Rykiel (11); threeASFOUR(12); Valentino (13).
Se promettete di non strafare indossandoli con scarpe alte e a punta, vi do il permesso di comprare ed usare questi pantaloni. Il modello rubato allo sportswear ha spopolato sulle passerelle.
Credo che di base stiano bene un po’ a tutte noi. Noi che non siamo alte 180 cm e che certo non pesiamo 40 kg.
Bellissimi perfino quelli trasparenti. Io mi sono letteralmente innamorata di quelli di Phillip Lim.

Celine (1); D&G (2); Francesco Scognamiglio (3); Frankie Morello (4); Giambattista Valli (5); Junya Watanabe (6); Limi Feu (7); Maison Martin Margiela (8 manca); Stella McCartney (9); Undercover (10); Yohji Yamamoto(11); Yves Saint Laurent (12).
Io non sono proprio un tipo da camicia bianca. Forse però Ethel e Simone ricorderanno che qualche anno fa (quando lavoravamo insieme, prima che nascesse Frizzifrizzi) ne indossavo spesso una di taglio giapponese ed al collo portavo un cucchiaio grandezza naturale tempestato di pietre dure…
Ho smesso quando qualcuno dei colleghi ha iniziato a chiamarmi Singora Minù (quella del cartone).
Da allora non ho mai più indossato né la camicia, né il cucchiaio. In effetti l’insieme faceva un po’ chef.
Non ho però nemmeno mai pensato di comprarne una nuova, finché non ho visto quelle di Limi Feu per la prossima stagione e mi sono innamorata.
Maschile ed austera, romantica, folk o oversize è ora di scegliere la camicia bianca più adatta a voi!

Blugirl (1); Brioni (2); Diane von Furstenberg (3); Marc by Marc Jacobs (4); Hermès (5); Jean Paul Gaultier (6); Leitmotiv (7); Issey Miyake (8); Silvian Heach (9); Viktor & Rolf (10); Y-3 (11).
In materia, la parola d’ordine per la prossima primavera estate sarà: esagerare.
Con buona pace di chi, e non faccio nomi perché sono buona, mi ha preso in giro fino a qualche mese fa per gli innumerevoli bracciali che spesso indosso.
Perciò esagerate e mischiate, avete la mia benedizione!
