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Bill Hailey & His Comets sono il primo gruppo rock ad entrare in classifica, poi arrivano la Elvismania, Chuck Berry, i Jukebox e le cromatissime auto con i cofani enormi. Sono gli anni ‘50, quelli del boom economico del dopoguerra.
E intanto nel mondo del basket americano arrivano i primi giocatori afroamericani. Di lì a poco arriverà l’epoca degli imbattibili Boston Celtics…
Proprio a quell’immaginario si ispirano le ultime uscite da casa Puma, le Excurse, disponibili per uomo e donna, in versione alta e bassa, realizzate in pelle ed imbottitura in canvas e vernice.
Sono in vendita da dicembre in esclusiva da Foot Locker.
JGoods Customization Kit: adesso le scarpe me le faccio io!
Scritto il 25 settembre 2009 da giatsu.

Era il giugno del 1986 quando i Run Dmc durante uno show a Filadelfia, si esibirono con il brano “My Adidas” invitando il pubblico ad alzare le proprie scarpe al cielo. Quando venne accertato che su 20.000 presenti ben 5.000 risposero all’invito, il manager della band ne approfittò per informare la multinazionale tedesca che, dopo aver visionato il filmato del concerto, giunse alla conclusione che i membri del trio sarebbero stati dei perfetti testimonial Adidas.
Nasceva a tutti gli effetti la sneaker culture: la scarpa come segno d’appartenenza ma anche come status symbol, veicolo culturale e nuovo oggetto di business allo stesso tempo.
In quegli anni ognuno cercava di rendere unica la propria sneaker come poteva, in genere scegliendo colori “sparati” per gli immancabili fat laces ed inventandosi allacciature sempre nuove per stupire i propri “homies”.
Sono passati quasi trent’anni ma la “sneaker obsession” sembra non essere affatto svanita, anzi.
Le grandi case produttrici sono alla continua ricerca di nuove possibilità da offrire al consumatore finale per rendere unica la propria scarpa. C’è chi punta su edizioni limitatissime e collaborazioni con i più importanti nomi della street art (e.g. Vans x Parra, Puba x Bode, Reebok x Basquiat) e chi come Nike va oltre ed offre un vero e proprio servizio di customizzazione “one to one” con l’ormai conosciutissimo NikeID.
Ma siamo nel 2009 e come cantava Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti “voglio di più e non mi basta mai”.
Così c’è chi fa un passo avanti come l’artista e sneaker painter JGoods. Dopo anni passati a customizzare scarpe per clienti del calibro di Jay-Z, Pharrell Williams, Joe Mauer, Memphis Bleek, Paul Wall e molti altri, l’artista ha deciso di condividere il proprio know how offrendo ad ogni “sneaker head” la possibilità di customizzare la propria ai massimi livelli.
Il JGoods Customization Kit è un vero e proprio arsenale di spatole, colori, spugne e pennelli trasformare la scarpa in una vera e propria opera d’arte. Compresa nel kit anche una fondamentale guida scritta proprio da JGoods. Che dire, non ci resta che comprare una Air Force One white/white e metterci a lavoro.

Il mondo è pieno di archivi, da quelli polverosi e pieni di scartoffie, a quelli segreti e compromettenti. L’archivio della Puma, invece, è pieno di scarpe che hanno fatto la storia dello sport e dello streetwear. Modelli che di tanto in tanto il brand tedesco va a recuperare e rilancia sul mercato, aggiornandoli al presente.
Ultima (ri)uscita in ordine di tempo sono le Tekkies, scarpe in tela sfrangiate che celebrano le squadre di calcio africane, molte delle quali sponsorizzate proprio da Puma.
Dai Les Elephantes, la storica nazionale della Costa d’Avorio, agli Atlas Lions del Marocco che vinsero la coppa d’Africa nel ‘76, passando per Le aquile di Cartagine, i giocatori della nazionale tunisina che furono i primi, tra le squadre africane, a vincere una partita ai mondiali (si parla del 1978).
Tutti i modelli sono realizzati con cotone prodotto in Africa e le grafiche di questa collezione – che dovrebbe uscire nei negozi proprio in questi giorni – sono state create da artisti del continente nero.
Dopo il salto tutti i modelli
Puma è il terzo colosso mondiale dello sportswear dopo Nike e Adidas, il mio preferito!
Vanta già collaborazioni illustri con Alexander McQueen e Jil Sander e nei giorni scorsi ha annunciato l’inizio di una nuova collaborazione con Hussein Chalayan.
Lo stilista turco-cipriota noto ai più per gli abiti che “si trasformano” (guardare il video sopra per credere) diventerà direttore creativo del marchio.
I primi frutti di questa collaborazione si attendono per l’ A-I 2009…pazientate!

La collaborazione tra Puma ed Alexander McQueen non è una vera e propria novità, anzi si può certamente definire consolidata. Già due estati fa io girovagavo per Bologna in cerca delle sneakers che raffiguravano il piede di McQueen con tanto di tendini, legamenti ecc. Le ricordate?
Per celebrare tale unione è nata l’icona ManCat, mezzo uomo (Alexander McQueen ) e mezzo animale (Puma) ed una linea di scarpe, maschili e femminili, su cui è raffigurata non solo l’anatomia del piede, ma anche quella della zampa…
A me questa collezione non piace molto, ma voi siete liberi e se proprio ci tenete, affretatevi.
E’ in edizione limitata ed in vendita in pochi selezionati negozi.

Per tutti i maniaci, i fanatici, i fissati, i drogati di Puma, nasce Pumatalk: blog, forum, gallerie fotografiche dove discutere i prodotti Puma e condividere la propria passione.
C’è da dire che il sito è assolutamente indipendente e non ha niente a che fare con l’azienda quindi le chiacchiere sono libere e senza censure!

Sono una Puma addict, mi piacciono in particolare le edizioni limitate, l’utimo acquisto? Le Puma by Rudolf Dassler (vedi immagine).
Altra edizione limitata, altro genere le Puma YO! MTV Raps.
YO! MTV Raps, lo ricordate? era un programma di MTV dedicato all’Hip Hop, condotto in inglese da Dr. Dre e Ed Lover (andava in onda sottotitolato). Ha fatto conoscere (attraverso video ed interviste) al grande pubblico internazionale, la cultura Hip Hop, “sdoganandola” dalle strade americane.
Puma ha dedicato a quella cultura, rappresentata mediaticamente da quel programma, una collezione in edizione limitata.
I pezzi forti della collezione sono le Puma Cycle e Suede, scarpe icona per quella generazione, ma ci sono anche felpe e t-shirt. L’Hip Hop, decisamente non è il mio genere, ma queste sneakers, mi piacciono!

Da una collaborazione tra il College più prestigioso al mondo nel campo del fashion e del design, il Central Saint Martins di Londra e la Puma, nasce una edizione limitata di sneakers. Solo 1500 paia per ognuno dei 6 modelli.
Saranno in vendita in pochissimi negozi monomarca, in tutto il mondo, a partire dal primo agosto. L’iniziativa parte da un concorso interno alla scuola. Agli studenti era stato chiesto di ridisegnare sei classici modelli Puma.
Questi sono i modelli disegnati dai tre vincitori (nell’ordine di arrivo), i quali hanno vinto anche un premio in denaro!
Georgy Baratashvili per aver ridisegnato le PUMA’s London Trail Boot, Louise Markey per aver ridisegnato le PUMA Aerial+ e Jesper Borjesson per aver ridisegnato le PUMA Tatau Mid.
Una parte considerevole dei proventi, assicurano alla Puma, sarà destinata al finanziamento di borse di studio per gli studenti del Saint Martins. Inoltre la collaborazione, non finisce qui, per il 2008 sarà bandito un nuovo concorso interno, per disegnare abbigliamento ed accessori. I modelli dei vincitori, saranno prodotti e presentati in occasione delle prossime Olimpiadi.
Io preferisco quelle del terzo classificato, ma come dicevano i latini…de gustibus !



L’altro ieri vagano per il centro di Roma, e come mio solito sono entrato nel Puma store.
Ero molto curioso di vedere le ultime novità, affascinato dall’ ultima pubblicità che mostrava le Puma Yutori Kimono e con mio immenso stupore dei jeans marchiati Evisu.
Non avevo ben chiara la correlazione fra Puma ed Evisu, ma nello store tutto si è fatto più chiaro! Una linea stupenda e stranamente dai costi ridotti di jeans made in Evisu riempe alti scaffali, linea elementare, tessuto buonissimo e immancabile logo nella parte posteriore dei jeans. Approffitatene perchè è davvero difficile trovare capi Evisu a prezzi cosi contenuti (comunque decisamente alti).
Evisu è un marchio creato dal giapponese Hidehiko Yamane nel 1988. All’inizio col nome di Evis, prodotti ad Osaka con cotone americano al 100%. Hidehiko dipingeva il suo logo su ogni singolo capo a mano, creando un processo lungo e dispendioso, ma anche molto vintage, tanto da veder crescere la domanda a vista d’ occhio. Cosi oggi Evisu è famoso in tutto il mondo, con più di 400 negozi nel mondo, più i 50 nella patria Giappone.
“True Love Never Dies”

