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Guardando gli ipertricotici gioielli della collezione “Heritage” di Francis Willemstijn, olandese professoressa di gioielleria applicata e artista, non riesco a non associarli a quel ramo della gioielleria vittoriana da lutto, quello tutto intrecci di capelli del caro estinto, e a far a meno di immaginare l’ispido contatto della materia organica ormai inerte sul mio collo.
Indosserei invece volentieri i suoi gioielli della collezione “Miami Blue Revisited” (li trovate dopo il salto), che si ispirano ad una macchina e prendono il nome appunto da una tinta di carrozzeria in uso in casa Ford alla fine degli anni ‘70.
Per l’artista bambina infatti, era l’auto di famiglia, una Ford Granada Coupé con la quale scorrazzava coi genitori sulle note degli Shadows, lo spazio franco e sicuro simbolo della fanciullezza senza preoccupazioni, e la ripropone decontestualizzata attraverso variazioni sul tema dello stesso logo Ford, portando così l’auto vintage nel mondo della gioielleria moderna.
Chissà cosa farebbe se potesse mettere le mani sulla chioma di Simone…
Continua…
And when I set them free, like fleathers they will be
Scritto il 13 agosto 2010 da Cinzia Migliardi.

Libera rivisitazione della canzone di Nikka Costa. (Aspettate almeno il minuto 1.07)
Comunque, Fleathers, è un altro dei molteplici profili che su Etsy spopolano grazie alla loro creatività. Questo, è stato creato da Linda almeno 5 anni fa ed è una linea di accessori dedicata (almeno inizialmente) a fiori, animali, uccelli e la natura.
Successivamente, grazie alla collaborazione con la sua amica Rebecca, nasce la linea Rabidfox, dedicata all’intero regno animale.

Facciamoci un giro. Ci sono orecchini piumati giant-size, altri che abbinano la classica forma ad anello con tessuti coloratissimi, ma – devo ammettere – il pezzo forte sono veramente gli anelli Rabidfox. Unicorno, polpo, elefanti, giaguari e coniglietti (again!).
Fatevi sotto e prendete la misura in maniera precisa: non accettano resi. (mah!)

Daniela Orlando è una giovane restauratrice di ceramiche ma da tre anni a questa parte ha lasciato il lavoro per mettersi a fare la mamma a tempo pieno ed ha anche approfittato del (poco, ve lo posso assicurare) tempo libero per rispolverare le sue vecchie passioni: fotografia e ceramica.
E dall’ aggiustare cose rotte, è passata a farne di nuove: anelli. Anzi, anelli di porcellana: perché, come mi ha spiegato via mail, nonostante dopotutto sia solo terra, la porcellana è un materiale prezioso come un gioiello.
Le creazioni di Daniela le trovate su Flickr, insieme a tantissime (belle!) foto.
Per informazioni potete contattarla a questo indirizzo: fragilering@gmail.com.

Or dunque, all’inizio di quest’anno, se non ricordo male, Madonna s’era presentata al mondo con delle orecchie giganti in testa. Magicamente, le orecchie di coniglio di Louis Vuitton sono diventate il nuovo feticcio e via con l’adorazione, il diy in mille versioni.
Ho trovato navigando online, un post su river-blog che linkava a questo divertente video dove Amina Akhtar e Janet Ozzard, editors del New York Magazine, girano per la city testando il nuovo copricapo.

Per cui, se si possono mettere due orecchie in testa, si possono mettere due lunghe orecchie di coniglio anche su un anello. Così come ha fatto Aurea Praga con Golden Plague. Portoghese, designer, inizia a creare gioielli nel 2005. E non si è ancora fermata.
Dal suo negozio di Etsy potete vedere le sue creazioni della serie I’m All Ears, tra cui l’anello con le orecchie da coniglio. Poi c’è anche la versione con le orecchie da orso o da gatto. Sono tutti fatti a mano da lei, in argento e/o placcati d’oro.
In più, all’interno dell’anello, c’è anche uno spazio per inserire un bigliettino. Magari se lo regalate ha più senso.
News le potete trovare sul suo blog Golden Plague.
Continua…

I gioielli dell’artista americana Rebecca Deans hanno la stessa aria logora, grezza, unica, che hanno gli attrezzi fabbricati dai contadini di una volta per piccoli lavoretti improvvisati.
Sanno di morsa e martello, di terra e del vento che la spazza, di notte, ridisegnandone la superficie.
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L’avessero saputo, i tanti che si sono svenati per un brillantone formato gigante, che una semplice vite avrebbe potuto essere un’alternativa più chic – oltre che più economica – alla pietruzza/pietrona/pietrissima.
I designers canadesi del National Design Collective avranno avuto una cassettina degli attrezzi piena di viti e un buon numero di ragazze a cui regalare i loro M3/M4: anelli per una vite…

Sarà che in questi giorni sono a Senigallia, dove per il Summer Jamboree gli anni ‘50 li trovi (dettagliati come un documentario, o cheap come le t-shirts d’imitazione di un mercatino) dietro l’angolo, ma la mail di Ruphus, giovane brands fondato da una neo-mamma romana ma di base a Torino, è arrivata al momento giusto.
Da questi parti borse, pettini, cerchietti e bijoux – tutti pezzi unici realizzati con scarti di magazzino e pezzi vintage abbinati a tessuti di qualità – si sarebbero fatti largo tra camice hawaiane, occhiali alla Buddy Holly e pettinature alla Betty Page.
I prodotti Ruphus li trovate online da Not Just A Label oppure potete scrivere una mail a ruphuslife@gmail.com.
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In tutti questi mesi abbiamo parlato di anelli di ogni tipo ma credo che finora non vi avessimo mai consigliato di mettervi un paio di occhiali al dito.
Come quelli di The Harbinger Co., brand made in San Francisco fondato dall’artista e urban planner (!) Yvonne Hung.

Esther Ramirez si fa chiamare Essimar e per passare il tempo, oltre a fare anagrammi del suo nickname (provateci pure voi, ci si possono costruire storie con questa qua: ma ressi | mirasse | rimessa | missare | Massi Re | remassi | era Miss | ma se Sir), fa orecchini di carta.
Proprio così. Da bambina li fai per le Barbie e da grande, una volta che hai dato per certo che quelli delle Barbie non riesci proprio ad indossarli, cambi un po’ le dimensioni, usi ancora la colla (stavolta per assemblarli, non per attaccarli all’orecchio) e sei pronta a partire con tanto di blog ed Etsy Shop.
Ah, e non vi ho detto tutto. Non solo orecchini di carta.
Anche spille. Di carta.
[via]

Si chiama come uno hobbit e – tra le altre cose – non poteva che creare anelli.
Non mi piacciono tutte, le creazioni della jewelry designer newyorkese Carrie Bilbo, ma gli anelli conici e le collanine con incastonate ali di cicala (che forse hanno reso felici, indirettamente, i suoi vicini di casa a Brooklyn) valgono un salto sul suo negozio online.

Semplici motivi geometrici per collanine senza pretese made in Australia.
Non ho trovato informazioni sul o sulla designer che le realizza, ad ogni modo potete acquistarle su Etsy.

In linea teorica è vero ciò che delle perle diceva Coco Chanel: it is the unseen, unforgettable, ultimate accessory of fashion that heralds your arrival and prolongs your departure.
Ma quante donne indossando un singoli filo di perle riescono ad apparire così?
Nella mia mente il filo di perle è associato più spesso a vecchie signore pretenziose, teste coronate un bel po’ démodé, donne banali non in grado di cercare un accessorio più adeguato…
Insomma non le ho amate subito e tutt’ora non ci sono molto testimoni che possano asserire di avermi vista indossare un filo di perle.
Le perle di Melanie Georgacopoulos però sono un’altra storia.
Malanie è una jewellery designer franco-greca, con un background culturale che affonda le sue radici nella scultura. Crea gioielli eleganti, lussuosi ma senza ostentazione.
La sua continua esplorazione dei materiali, delle forme, l’ha portata di recente a focalizzare l’attenzione sulle perle. Sfidando i preconcetti che esistono sul loro status , potere e bellezza ed allo stesso tempo reinventando il classino girocollo.
Quasi quasi un pensierino ce lo potrei fare anche io…
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Anelli spaziali e per di più blingbling. Zero oggettini cheap; da nOir jewelry si sfoggiano anellazzi di tutto rispetto.
Leeora Catalan disegna favolosi accessori sbizzarrendosi come può per quanto riguarda gli anelli, coordina le collane e si afferma con gli orecchini.
Per esempio, cosa ve ne pare di un anello a forma di cactus? Un’ape? E dell’anello chiodato in oro, vogliamo parlarne?
Non finisce qui ovviamente, perché nelle collane ci sono ciondoli di pugnali, disegni di Haring o multicolor; continuo a credere che la sezione più low-fi sia decisamente quella degli orecchini.
Se avete dollaz da spendere e volete imitare una delle vostre celebrities, questo è pane per i vostri denti.
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Adoro i gioielli e le pietre lavorate in modo grezzo: danno l’illusione di uscire direttamente dalla testa di chi li ha creati. Ti pare di vederne il bozzetto mentale che pian piano esce dal centro del cervello e, con gran odor di mettalo bruciato, arriva lì, pronto per essere messo al collo o infilato al dito.
Forse sarà da megalomani, ma mi piace l’idea di usare una delle mini-corone del jewelry designer sud-coreano Lee Gyeong Jin come fede: io ti incorono mia moglie…
Chi ha qualcosa in contrario taccia per sempre, pena la decapitazione.
[via]

Noemi Klein, di origine tedesca ma londinese di adozione, inizia a lavorare a Londra nel 2004 come gioielliere e perfeziona la sua arte alla Central Saint Martins.
Realizza a mano tutte le sue creazioni traendo spunto dalle immagini effimere della vita e della morte; simboli del mondo medievale ed elementi floreali sono squisitamente combinati con materiali preziosi come argento, oro,corallo e pietre dure.
Per acquistare… qui!

Un’amica di Frizzifrizzi ci ha segnalato questa creatrice di accessori. Forse la conoscete già? Si chiama Federica Torricelli e crea bijoux a tutto spiano; in particolare realizza collane, orecchini e bracciali, tutti contrassegnati e riconoscibili grazie a una mini piastrina dorata.
Faccio un mini tour partendo dagli orecchini: ci trovate pendenti semplici semplici, giusto per illuminarvi un filino la sera; altri dai motivi barocchi impreziositi da perline colorate; altri ancora con disegni di frutta o di the che sembrano decalcomanie seguiti da nappine e, da ultimi, anche porzioni di passamaneria che si intrecciano armoniosamente.
E siamo solo agli orecchini. Poi ci sono i braccialetti, che portano avanti il mood semplicità con nappine e le collane che si coordinano – ovviamente – agli orecchini di cui sopra e hanno una spiazzante chiusura in tessuto.
Qui trovate i negozi che vendono i suoi accessori, otherwise potete sempre scriverle una bella email.
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Borchie e pelle come se piovessero, con un’aggiunta di mini-mine qua e là, mosche e qualche Gesù crocifisso, ma senza testa.
Mouton Collet lancia la sua collezione SS2011 per uomo – titolo: Face to Face (andatelo a dire al Cristo senza testa…) ed il piglio (fetish) è sempre lo stesso, ormai un marchio di fabbrica.
In Italia, come già segnalato più volte, non ci sono rivenditori, però sul sito leggo un’interessante eshop coming soon!
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Utilizzando la tecnica del laser cutting Maria Christina Papaleontiou realizza gioielli in legno che rappresentano paesaggi immaginari.
Maria Christina, cipriota, viene dal mondo dell’architettura ed il suo background è evidente in tutte le sue creazioni: nuovi spazi, strato su strato, dove prima c’era solo aria.

Scommetto che vi mancavano dei post cheesy (seee, come no!) per cui vi propino subito Cocoa Chu Chu.
Il brand è stato creato da Fai – ex ballerina – con una grande passione per i gioielli e per il vintage.
Sul suo shop online infatti potete trovare oltre una settantina di accessori diversi divisi per ispirazione: francese, dettagli floreali, ciondoli naturali, ciondoli porta-ritratti, orecchini ed anelli; tutti accomunati da quest’aura romantica e retrò.
Se ve ne siete innamorati, la trovate anche su Facebook.

La sagacia delle sue creazioni rimanda immediatamente alle idee, frutto di ben congegnate sedute di pensiero orizzontale, dei designers che solitamente trovi e ritrovi sui blog di mezzo mondo.
Il gioiello, di solito fine a sé stesso, per Ambre France è il mezzo per raccontare qualcos’altro; per partire mumble-mumblando per la tangente e ritrovarsi a fantasticare su anelli di cioccolato da mordere e succhiare, cappi finemente lavorati da mettere al collo, pietre colorate da cambiare con la stessa velocità con cui butti un mazzo di fiori secchi per rimpiazzarli con un altro magari dal significato opposto.
Per acquistare ci si può rivolgere direttamente ad Ambre France.
I prezzi li trovate sui vari pdf dei singoli prodotti, scaricabili qui.
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