Archivio per 'made in italy'

L’appuntamento con DRESSED UP: a critical fashion show, che vi avevamo annunciato giorni fa, è per stasera.
Dalle 19,00 ci sarà la (molto poco) sfilata (molto più) performace dei fashion designers che hanno aderito all’iniziativa - Caira Design, Laafia, Laboratorio Isola, Lavgon,Riciclabò, Quincy Torino, Stefierre, Samanthakhan Tihsler – ovvero piccole realtà che rappresentano l’alternativa ai luccichii del fashion system, e si basano invece sulla ricerca, sulla qualità, sulla sartorialità.
Il tutto è organizzato da quella splendida realtà milanese che è Isola della Moda, all’interno di Fa la cosa giusta, fiera del consumo critico che da oggi e fino a domenica, sarà il punto d’incontro tra tutti coloro che credono e lavorano nel settore dell’economia solidale.
Per tutte le informazioni: dressed-up.it e falacosagiusta.org/milano.
Dressed Up: a critical fashion show
@ critical fashion
Fiera Milanocity – pad.2 – porta scarampo 14
viale Scarampo, Milano
(vedi mappa)
venerdì 12 marzo 2010
dalle 19,00

Dopo Roma, Tokyo e New York, SPEETway si sposta a Milano, a cui è dedicata l’ultima collezione del brand italiano.
E visto che Milano è La Città dell’aperitivo, le relative borse non potevano che essere delle maneggevolissime bustine – da polso o con tracolla – soprannominate Sanbabiline.
Robustissime – in pelle, poliuretano e trevira – e made in Italy al 100%, dall’idea (di Francesca Avesani, industrial designer) alla produzione
Le potete acquistare direttamente online sul loro sito.
Dopo il salto il modello da polso e diverse varianti di colore [...]
Frizzi-gift: elastic head band + hair comb by ApeZoppa
Scritto il 09 marzo 2010 da Simone Sbarbati.

Ogni volta che sento il nome ApeZoppa immagino una povera apetta infortunata che ti ronza attorno poi si posa sul tavolo e zoppicando cerca di raggiungere il pane imburrato con la marmellata: merenda d’altri tempi, da mangiare in giardino, con il sole, in mezzo ai fiori…
Merende a parte, ApeZoppa deve il suo nome alle sorelle fiorentine Claudia e Deborah Pampaloni, due nostre creative lettrici che realizzano accessori fatti a mano e pieni di bottoni, che vendono durante i mercatini e in alcuni negozi di Firenze ed Arezzo, oltre che su Etsy.
Claudia (claudicante, zoppa: non lei, il suo nome) li produce. Deborah (ape, in ebraico) li fotografa.
Questa settimana mettiamo in palio un’elastic head band ed un hair comb by ApeZoppa.
Ora, immaginate di essere un’ape (zoppa) e di poter volare dove vi pare: per vincere uno dei premi scrivete nei commenti dove vorreste volare, chi vorreste pungere e perché.
A due chilometri da casa per pungere il vostro ex, a Los Angeles per pungere Tom Cruise (che però forse, essendo di scientology è immune alle api e riesce addirittura a comunicare con loro con il pensiero)…
Il miglior commento, a nostro insindacabile giudizio, si porterà a casa il pettinino. Il secondo l’head band.
Avete tempo fino a sabato 13.

La giovane fashion designer italiana Elena Massari ha da poco presentato la sua nuova collezione al White di Milano.
Se da una parte è evidente che la sua ricerca sulle linee anni ‘20 e ‘30 non è stata messa da parte, dall’altra sembra di trovarsi di fronte ad un nuovo punto di partenza: i capi e gli accessori, pur mantenendo una certa essenzialità, sono molto più elaborati rispetto ai suoi lavori precedenti.
La collezione, intitolata Janus, poggia un piede sull’immaginario a là Alice nel Paese delle Meraviglie (più che attuale, di questi tempi) e l’altro sulla mitologia del dio bifronte che custodisce l’entrata e l’uscita del passaggio, del mutamento interiore ed esteriore (e qui si ricollega a Carroll) e quindi anche del passato e del futuro.
Via mail Elena mi ha raccontato di essere proprio in questa fase, affacciata alla porta, in transito da una casa all’altra, da un lavoro all’altro, e quello che si muove dentro di lei si riflette (a proposito di Alice attraverso lo specchio, e delle foto doppie del lookbook) in quello che crea.

Poco meno di un anno fa avevamo parlato della nascita del collettivo coseAtre (ovvero Laura Armato, Marco Corso, Giulia Cerini e Chiara Aiello: quindi ormai praticamente coseAquattro…) e della presentazione della loro linea di accessori.
Da allora i coseAtre sono apparsi su altri blogs, webzines e magazines, hanno fatto colazioni sull’erba e soprattutto hanno continuato a realizzare borse ed accessori, che hanno calcato anche le passerelle milanesi visto che 1/3 del trio, ovvero Marco Corso, è uno dei vincitori di Next Generation ed ha presentato la sua prima collezione donna durante la settimana della moda.
[...]

Fa la cosa giusta è una mostra mercato del consumo critico e degli stili sostenibili, giunta ormai alla VII edizione, che si svolgerà a Milano presso i padiglioni di Fieramilanocity a partire dal 12 marzo. La mostra ha al suo interno una sezione speciale dedicata alla moda ed è proprio in questo contesto che si svolgerà la seconda edizione di DRESSED UP: a critical fashion show.
DRESSED UP: a critical fashion show è un evento ideato ed organizzato da Isola della Moda che propone un’alternativa nel campo della moda in cui fashion e consumo critico si incontrano per definire un nuovo stile.
Sono protagoniste le piccole produzioni di moda, la sartorialità, la manifattura ricercata ed allo stesso tempo vicina alle nuove tendenze.
Presenteranno le loro creazioni: Caira Design, Laafia, Laboratorio Isola, Lavgon, Riciclabò, Quincy Torino, Stefierre, Samanthakhan Tihsler.
Titolo ed allo stesso tempo concept di questa seconda edizione è Re_PUBLIC FASHION.
Un modo per spronare il pubblico/consumatore a riappropriarsi del concetto di moda, in quanto forma espressiva del vivere sociale.
Per questo alla tradizionale sfilata si è preferito la performance che rende fruibile al pubblico ciò che normalmente avviene dietro le quinte. Inoltre, per coniugare le esigenze degli addetti ai lavori con quelle del pubblico, gli stilisti presenteranno sia le collezioni della SS2010, sia le anticipazioni delle collezioni FW2010/11.
In concomitanza con l’evento, verrà inaugurata l’esposizione fotografica del progetto Re_PUBLIC FAHION, realizzato in collaborazione con il fotografo Alberto Bonardi.

Le piume dei cuscini, il muso dei suoi gatti, i rocchetti di filo ed i capelli: sono le ispirazioni per la prima collezione di Loto Natif, brand creato da Giuditta Bevivino.
Giuditta ha iniziato disegnando abiti, dopo aver frequentato l’Istituto Italiano della Moda di Roma, città dove vive. Poi ha deciso di passare ai gioielli, perché meno soggetti alle mode e più vicini alla vera anima di chi li indossa e di chi li crea.
Quando è più melanconica, disegna gioielli più romantici; quando si sente vitale, dalle sue mani escono creazioni più grintose. E a distanza di anni i suoi gioielli diventeranno per lei una specie di diario dove in ciascuna pagina (anello, braccialle o collana) ritroverà le sensazioni vissute e le ispirazioni.
Per informazioni potete contattarla a questo indirizzo: bevivino.giuditta@gmail.com.
Dopo il salto altre immagini

Per motivi personali, dove per personali intendo dire non legati all’attività svolta per Frizzifrizzi, ho partecipato fisicamente – in qualità di spettatrice curiosa – a moltissime fasi creative di questa collezione.
Ero con Fabio e Juan quando partendo delle più disparate ispirazioni si sono messi a pensare prima ed a disegnare poi le stampe, quando hanno scelto le linee, fatto gli studi dei cartamodelli… insomma ero lì e li osservavo silenziosa (quasi sempre) e compiaciuta (come può esserlo una persona priva di alcuna creatività in presenza di due vulcani come loro).
Poi per motivi altrettanto personali, quando la collezione era ormai pronta sulla carta, mi sono assentata.
Lo confesso, pensavo che non sarei rimasta molto stupita vedendo il risultato finito del loro lavoro. Mi ero prefigurata una bella collezione.
Invece i due mi hanno spiazzato, regalandomi una bella sorpresa. Quando mi sono trovata davanti i capi indossati dalle modelle, ho pensato : cavolo, sono veramente bravi. La realizzazione va ben oltre le mie aspettative.
La collezione di Leitmotiv FW2010/11 mette su stoffa le loro visioni amplificandole: cornici barocche contaminate da dettagli meccanici e futuristi, romantici paesaggi bucolici e microchip.
E’ bellissima!

Riceviamo decine di email di segnalazioni ogni giorno: per mia fortuna non le gestisco io. Qualcuno, una santa donna armata di molta pazienza, le smista in base agli interessi dei componenti della redazione. Per quelle che arrivano a me succede così: in genere le leggo subito, specie se la presentazione non è eterna, seguo i links, guardo le immagini del prodotto e se mi “innamoro” scrivo immediatamente il post.
Capitano però giorni in cui non ho tempo, voglia, in cui sono di pessimo umore quindi le accantono e poi con calma le riprendo. Capita anche che l’amore nasca con il tempo e non alla prima lettura. Scrivo i post su ciò che ritengo pubblicabile, archivio il resto. Stamane facendo le pulizie di primavera mi sono messa a rileggere vecchie-vecchissime segnalazioni che giacevano lì inevase, quando mi sono imbattuta nell’email del brand Stabole datata 4 giugno 2009 e mi sono detta: perché non hai scritto un post di segnalazione? Queste borse sono belle!
Ecco il post meglio tardi che mai!
Stabole, è un brand capitolino, che nasce dall’ idea del designer Lorenzo Pezzi di rappresentare la contemporaneità attraverso una serie di borse funzionali, dalla linee asciutte, morbide, essenziali ed eleganti. Un’armonia di forme e volumi dinamici. Abbinando colori e materiali a contrasto.
Una nuova forma di recupero della tradizione italiana nella sua più alta forma artistica: l’artigianato di qualità. Lorenzo infatti è andato a cercare nelle periferie cittadine e tra i bei vicoli della capitale quelle mani esperte degli artigiani che una volta servirono i Papi e le monarchie italiane, affidando loro il compito di realizzare le sue idee.
Ognuno ha l’opportunità di personalizzare le borse combinando i colori e i materiali della collezione secondo le proprie preferenze.
[...]
Flower Glam -Suggestioni di una notte by The Kitchen of Fashion
Scritto il 05 marzo 2010 da Francesca Arcuri.

Quando ho letto l’email di segnalazione ero appena tornata da una lunghissima passeggiata nei campi in fiore, felice per il profumo di primavera finalmente nell’aria!
Non vi stupirà sapere quindi che sono riuscita quasi a sentire l’odore di queste creazioni.
L’idea è venuta alla poliedrica e visionaria trendhunter torinese Antonella Bentivoglio d’Afflitto. La collezione è stata creata per la primavera/estate 2010: si tratta di collane, spille, anelli, bracciali, originali e freschi copricapo realizzati tutti rigorosamente con erbe e fiori freschi. Menta, gelsomino, rose, edera, ortensie… studiate ad hoc per impreziosire, partendo della personalità della cliente o dal tema e dal luogo dell’evento.
Le realizza nel suo atelier – The Kitchen of Fashion – per eventi glamour, matrimoni, ma anche per le sue clienti che vogliono sentirsi speciali per una sera e per ridare vita ad un abito.
La settimana prossima per esempio sarà a Capri dove per ciascuna delle invitate ad una festa dei diciotto anni verrà creata una collana “flower glam”, in un corner allestito con svariate tipologie di erbe e di fiori profumati. Le giovani e fortunate ospiti potranno scegliere colori e fogge del loro bijou fatto sul momento. Beate loro, giovani e vestite di fiori!

Questo è il titolo di un libro del grande Jean Baudrillard.
Da qui ha preso il nome un brand milanese creato da Caterina Coccioli, Anna Lottersberger & Alessandro Manzi. Il marchio è nato nel 2009 e il trio si conosce già sui banchi dell’università – Politecnico docet – così che riescono a far confluire in un’unica direzione il proprio concetto di designer.
Il sistema degli oggetti punta alla definizione di uno stile maturo e si basa principalmente su tre assiomi: divisa quotidiana, ordinarietà entusiasmante e sexless. Sostanzialmente, un abito è un abito, non necessita più di occasioni particolari per essere indossato, viene messa al primo posto la quotidianità e – soprattutto – le linee diventano “generiche” e non puntano a definire curve e tagli in base ai generi.
Per farvi un’idea, basterà dare un’occhiata all’attuale collezione (qui sopra) per ritrovre la filosofia del brand. Ad esempio, la semplicità di un parka rivisitato, di un paio bermuda assolutamente proporzionati, di un outfit senza eccessi.
Volendo, potete dare anche una sbirciatina alla collezione invernale, dove uomo e donna (dopo il salto) sono vestiti con gli stessi colori, senza distinzione. Si parte dal nero (total) fino a toccare sfumature antracite su tessuti come fresco di lana e velluto di seta. Una perfetta eleganza minimale.
Per ulteriori informazioni e contatti, cliccate qui. [...]

Perché quelli di Noodle Park usano le confezioni dei noodles come packaging?
Perché considerano i loro prodotti alla stregua dello streetfood: può essere bello a vedersi e buono a mangiarsi eppure non costare una fortuna.
Perché quelli di Noodle Park migliorano di collezione in collezione?
Perché sanno riconoscere una giacca invernale da una estiva dal rumore che fa quando cade. Molto zen.
(Ma se una giacca estiva cade in una stanza vuota di una casa disabitata, fa effettivamente rumore? E chi l’ha fatta cadere?)
Mentre ci pensate, guardatevi la collezione SS2010.
Dopo il salto un po’ di dettagli [...]

E’ da poco diventata nostra contributor ma, oltre ad avere la passione per la ricerca di negozi interessanti e prodotti originali, Raffaella D’Elia realizza anche accessori.
Calabrese, ora vive a Firenze dove ha frequentato il Polimoda e dove sogna di aprire un suo atelier. Nel frattempo ha lanciato su Facebook la sua prima collezione mono-prodotto con il moniker Madama Firenze.
Si tratta di una mantella multiuso che si trasforma in sciarpa, poncho e persino mini-cappotto, in modo da poter cambiar look in pochi secondi.
Per contattare Raffaella potete scriverle una mail a questo indirizzo: raffaella_delia@hotmail.it.

Prendere gli anni’90 per i piedi, sbatterli un po’ dalla finestra come si fa con un tappeto impolverato, per togliere tutto quel che non serve, i brandelli di un decennio cominciato con la Pantera e finito con le due torri che crollavano giù mentre te ne stavi a fumare sdraiato sul divano.
Riscoperti, mangiati in tutte le salse, digeriti ed evacuati gli eighties, abbiamo appena iniziato a guardare i nineties con gli occhi della ragione e della semplicità, gli stessi con cui quelli di Tsicko hanno scomposto e analizzato gli elementi dello stile anni ‘90, per riproporli in versione attuale con la loro nuova collezione D90’s, ovvero Destroy Nineties, presentata proprio in questi giorni al White di Milano.

Modài, ovvero una piccola, ironica, alternativa homemade al carrozzone luccicante della settimana della moda milanese; una giornata dedicata alla moda indipendente che inaugura una stagione di appuntamenti mensili presso La Pillola 400, associazione culturale + galleria + caffé + spazio coworking a Bologna.
Il nome, come è facile immaginare, è un gioco di parole tra moda ed il tipico mo dài bolognese (ma, devo dire la verità, odio il dialetto bolognese ed il nome dell’iniziativa era troppo da sagra di paese per i miei gusti).
Hanno partecipato, presentando le loro creazioni con sfilate, performace e installazioni, due realtà bolognesi (Pesci Pneumatici e Neirami), una milanese (AP de.sign) e due fiorentine (Lorenzo Noccioli ed Orologi Silenziosi: di questi ultimi, però, non sono riuscito a vedere niente prima della sfilata e dopo qualche birra, dolcetti e l’occhio puntato su mia figlia che correva di qua e di là senza fermarsi un attimo, me ne sono tornato a casa ad oziare).
Dopo il salto la presentazione dei brands [...]
Del Ventennio ci sembra di sapere tutto: i personaggi, l’ascesa al potere, la dittatura, la guerra e la caduta. I nonni ed i bisnonni ci hanno raccontato i loro aneddoti, ed abbiamo conosciuto come si viveva, da nord a sud, nell’Italia fascista, attraverso decine di documentari.
Ma, uniformi (militari e dei piccoli Balilla) a parte, finora il mondo della moda e dello stile di quegli anni non era mai stato indagato tanto a fondo quanto in Una giornata moderna, librone appena uscito a cura di Mario Lupano ed Alessandra Vaccari.
Qualche giorno fa sono stato alla presentazione, soprattutto perché durante il laboratorio di fashion blogging che Frizzifrizzi ha tenuto lo scorso anno a Rimini, proprio all’interno del corso di Moda e Design del prof. Lupano, avevo sentito parlare dei (lunghi) lavori di preparazione del volume.
Il risultato è strepitoso. Con 400 pagine ed oltre 1500 illustrazioni, Una giornata moderna è diviso in quattro sezioni: misura, modello, marca e sfilata, attraverso le quali si ripercorrono le tappe fondamentali dell’evoluzione del Made in Italy tra il 1922 ed il 1943, con contributi di esperti e studiosi di culture visive, storia della moda e storia dell’architettura, oltre a testi estratti da manuali e riviste dell’epoca.
E proprio sulle riviste è stata fatta la ricerca iconografica più importante, andando a spulciare archivi su archivi di testate che per la maggior parte oggi non esistono più: dall’Almanacco della Donna Italiana a Vita Femminile, passando per Cordelia – rivista quindicinale per le signorine, Lidel, Snob e tanti altri.
E’ praticamente impossibile riassumere in poche righe tutto ciò che trovate nel libro quindi eccovi un po’ di suggestioni random e, dopo il salto, alcune immagini.
Una ventata favorevole spira ancor oggi per la cosiddetta chiusura lampo, il non plus ultra della semplicità, sintesi meccanica della vita odierna [...]
La mia signora è molto sensitiva. Molto sensitiva ai vestiti che porta [...] Un giorno l’ho vestita chinese, s’è messa a parlare in chinese purissimo. Se le mettessi un vestito nero e un velo lungo, andrebbe a singhiozzare al cimitero sopra una tomba.
Originale è forse la signora che ha inventato di ricamarsi sul fazzoletto al posto delle cifre, di un simbolo o dello stemmo, il numero del telefono [...]
Ma il consiglio è di prendervene una copia, mettervi seduti comodi ed iniziare a sfogliare. Nel frattempo io mi sono perso ad ammirare le mise sportive e le sneakers dell’epoca…
[...]

Barbara Bologna, artista e designer, si è formata all’Accademia di Belle Arti di Brera. Un bel giorno decide di mettere insieme le sue grandi passioni e di dare vita ad un prodotto che riesca a sintetizzare arte e moda. Così nell’ormai lontano 2001 nasce Area.
La sfida iniziale è rinnovare il concetto di accessorio, che non deve più essere inteso solo come un’ appendice, ma deve trasformarsi in un qualcosa di indispensabile, che sia parte integrante del vestire.
Così nelle sue prime collezioni si ritrovano accessori scultorei, dai volumi importanti, realizzati con una commistione di materiali che vanno dalle lane ai metalli pregiati e semipregiati. Il tutto mantenendo una particolare attenzione al design e alla realizzazione totalmente artigianale e Made in Italy.
Ben presto, la bravura di Barbara le procura collaborazioni illustri, una per tutte quella con Malloni.
Nel 2006 l’accessorio comincia a trasformarsi in capo, da lì il passo è breve, si arriva al total look di capi di maglieria.
Le collezioni, che si susseguono, sono per una donna senza età, in un tempo non specificato. Una donna morbida, vestita di volumi cadenti, che ha una apparente disattenzione per quello che indossa, che trova man mano degli abiti e li fa propri, li sovrappone.
E’ vestita di capi in filati pregiati, asimmetrici, che reinterpretano in chiave sobria ed elegante ispirazioni vagamente bondage.
Proprio in questi giorni Area presenta al Touch la sua collezione FW2010/11, dedicata a Pina Bausch.

Dovreste esservene già accorti, visto il bannerone che campeggia su questo sito già da un po’, ma semmai vi foste trattenuti dal cliccarci sopra per motivi religiosi (c’è chi non clicca sui banner per principio e chi sono io per dire che sbagliano?) sappiate che D.A.T.E., il brand di sneakers di qualità made in Italy, ha lanciato un concorso attraverso il quale potrete portarvi a casa ben 10 paia di scarpe.
Come funziona?

Basta iscriversi a D.A.T.E. World, e poi creare virtualmente il proprio viaggio: almeno 30.000 kilometri passando dove vi pare. Io il mio trip l’ho lasciato fare al caso, poi ho postato il risultato su Facebook, in modo da partecipare all’estrazione.

Nel caso dovessi vincere, le scarpe di sicuro non mi mancherebbero. Però cercasi finanziatore per trasformare il viaggio da virtuale a reale (e un grammaturgo che mi spieghi che si deve scrivere “e anche”, non “a anche”).

Per questa volta evito di parlare di illustratrici svedesi, e faccio il serio…
Impure nasce dalla considerazione del fatto che la bellezza è tale in quanto impura, imperfetta, perché ciò che sembra perfetto lo è solo in apparenza e per acquisire fascino deve contenere, come un tao, elementi opposti al suo valore predominante. Una bellezza data dalla convivenza degli opposti, accettando il fatto che tutto possiede toni bianchi e toni scuri, senza rifiutarne nessuno.
Compito del brand, made in Italy, è decodificare il reale e presentarlo sotto una luce nuova, ironica ed irriverente, utilizzando su magliette e felpe icone universalmente riconosciute ed affiancandole al loro significato opposto.
Dopo il salto altre immagini
IS: acronimo o articolo? Design o lingua? Immaginazione Sarda
Scritto il 27 febbraio 2010 da Fabio Testa.

Si sente spesso parlare del connubio tradizione-innovazione nell’ambito del design e della moda, ma spesso non si fa caso alle realtà che ci stanno più accanto.
Recentemente mi è balzata agli occhi, per caso, una realtà a me vicinissima essendo sardo, ma della quale non avevo mai sentito parlare: all’interno delle pagine web di un sito istituzionale, ho trovato un link che rimanda a “IS”.
Cosa vorrà mai significare “IS”? “Is” nella lingua sarda è l’articolo determinativo italiano “le”, ma in realtà, in questo caso, IS è l’acronimo di “Immaginazione Sardegna“, un progetto nato dalla collaborazione di un gruppo di designer sardi che (cito dal sito) “si ritrova per creare abiti, accessori e gioielli ispirati alle antiche forme dell’antica tradizione sarda, conservandone la poetica e guardando alla contemporaneità”.
Scopro un mondo stupendo, fatto di antichi rimandi alla tradizione attraverso un connubio di idee che costruiscono il presente attraverso l’innovazione pervasa di arcaicità. Dalla seconda collezione IS si avvale anche della collaborazione di Guglielmo Capone, fashion designer di grande esperienza.
Si scoprono quindi materie antiche, l’orbace, i broccati della tradizione, il lino tessuto a mano ed impreziosito con ori, velluti e sete, il tutto homemade in Sardegna ma in produzione limitata.
Per info vi rimando alla home del sito www.immaginazionesardegna.it dove, oltre che trovare la lista e gli indirizzi dei designers che prendono parte all’iniziativa, potrete visualizzare direttamente alcune immagini (cliccando sui nomi ne troverete tante), anche se purtroppo non esiste modo di acquistare online. E’ possibile però contattarli via mail a: info@immaginazionesardegna.it.
[...]
