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JGoods Customization Kit: adesso le scarpe me le faccio io!

JGoods Customization Kit: adesso le scarpe me le faccio io!

Scritto il 25 settembre 2009 da giatsu.

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JGoods Customization Kit

Era il giugno del 1986 quando i Run Dmc durante uno show a Filadelfia, si esibirono con il brano “My Adidas” invitando il pubblico ad alzare le proprie scarpe al cielo. Quando venne accertato che su 20.000 presenti ben 5.000 risposero all’invito, il manager della band ne approfittò per informare la multinazionale tedesca che, dopo aver visionato il filmato del concerto, giunse alla conclusione che i membri del trio sarebbero stati dei perfetti testimonial Adidas.

Nasceva a tutti gli effetti la sneaker culture: la scarpa come segno d’appartenenza ma anche come status symbol, veicolo culturale e nuovo oggetto di business allo stesso tempo.

In quegli anni ognuno cercava di rendere unica la propria sneaker come poteva, in genere scegliendo colori “sparati” per gli immancabili fat laces ed inventandosi allacciature sempre nuove per stupire i propri “homies”.

Sono passati quasi trent’anni ma la “sneaker obsession” sembra non essere affatto svanita, anzi.
Le grandi case produttrici sono alla continua ricerca di nuove possibilità da offrire al consumatore finale per rendere unica la propria scarpa. C’è chi punta su edizioni limitatissime e collaborazioni con i più importanti nomi della street art (e.g. Vans x Parra, Puba x Bode, Reebok x Basquiat) e chi come Nike va oltre ed offre un vero e proprio servizio di customizzazione “one to one” con l’ormai conosciutissimo NikeID.

Ma siamo nel 2009 e come cantava Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti “voglio di più e non mi basta mai”.
Così c’è chi fa un passo avanti come l’artista e sneaker painter JGoods. Dopo anni passati a customizzare scarpe per clienti del calibro di Jay-Z, Pharrell Williams, Joe Mauer, Memphis Bleek, Paul Wall e molti altri, l’artista ha deciso di condividere il proprio know how offrendo ad ogni “sneaker head” la possibilità di customizzare la propria ai massimi livelli.

Il JGoods Customization Kit è un vero e proprio arsenale di spatole, colori, spugne e pennelli trasformare la scarpa in una vera e propria opera d’arte. Compresa nel kit anche una fondamentale guida scritta proprio da JGoods. Che dire, non ci resta che comprare una Air Force One white/white e metterci a lavoro.

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American Apparel Ads Gallery

American Apparel Ads Gallery

Scritto il 10 settembre 2009 da giatsu.

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American Apparel Ads Gallery

Henry Ford lo sapeva bene: la pubblicità è l’anima del commercio. Nella dura battaglia pubblicitaria ogni brand gioca le sue carte con la speranza di arrivare al proprio pubblico nel miglior modo possibile, districandosi fra viral, ambient, redazionali e pagine tabellari su riviste più o meno patinate.

In quest’era del digitale però, il problema non sono tanto i mezzi, quanto le idee: c’è chi spinge eventi per avere visibilità, chi carica un filmatino su youtube sperando nel miracolo e poi c’è American Apparel. Da anni la nota catena californiana “taglia la testa al toro” puntando su ciò che muove le masse fin dalla nascita dell’uomo: ragazze sexy e seminude.
Non fraintendetemi, non si tratta di foto stile Postalmarket o Playboy, ma di “audaci scatti d’autore”.

Un ottimo esempio di come riuscire ad essere accattivanti e creativi sfruttando i limiti del “buon costume” a proprio vantaggio. Così il portale StyleCrave ha avuto la brillante idea di raccogliere le 50 campagne più “calde” di tutti i tempi, un vero piacere per gli occhi ma anche un’interessante retrospettiva sull’advertising firmato American Appareal.

Dopo il salto altre immagini [...]

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Fall/Winter 2009-2010: istruzioni per l’uso

Fall/Winter 2009-2010: istruzioni per l’uso

Scritto il 27 luglio 2009 da giatsu.

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Fall/Winter 2009-2010: istruzioni per l'uso

(nella foto: 1. Worn Free; 2. Christopher Kane; 3. Im King; 4,5. Asos; 6. B.A.P.E.)

Siamo a Luglio, i saldi sono iniziati già da un pezzo e tutti sono alla ricerca del “best value for money”. Cartellini con prezzi barrati invadono gli scaffali mentre schiere di portafogli si accalcano alle casse.
I commessi diventano domatori mentre gli store managers sanno che se si muovono bene, magari ci scappa un bonus verso settembre. E’ il periodo del “compro oggi e metto oggi” e nessuno pensa al freddo che verrà. Ma la ruota gira e come diceva il buon vecchio Vico: “ci sono corsi e ricorsi storici”.
Così in questo periodo stanno girando i look book per la Fall/Winter 2009: passati in sordina per il grande pubblico, oro per gli addetti ai lavori. Di ritorno dal Bread & Butter ogni brand aspetta la mossa dell’avversario come in una battaglia navale a suon di “figurini”. Così, dopo aver visto Porter, B.A.P.E., Reebok, Rick Owens, WESC, Nike, Visvim e perfino Louis Vuitton, possiamo permetterci di tirare le prime conclusioni.

TOP: Sarà un’ inverno all’insegna del vintage per il mondo delle t-shirt, tutti pronti quindi ad invadere l’armadio del fratello maggiore o shop come Worn Free. Ci potrà anche essere spazio per qualche tees in filato di lana merinos (tanto confortevole quanto costoso). Graditi gli optical ma molto meglio grafiche piazzate stile Grotesk/123Klan e compagnia bella. Altro filone interessante, lanciato la scorsa stagione dal fantomatico Christopher Kane, sarà quello delle mega stampe fotografiche di animali, meglio se esotici. Da tenere d’occhio anche Peg Leg e l’immancabile Sixpack France.
Purtroppo però della t-shirt se ne vedrà solo una parte e nel peggiore dei casi solo il collo, sarà infatti coperta dal must assoluto di questo autunno: la camicia. Indossata dentro o fuori, abbottonata o completamente aperta ci accompagnerà in ogni occasione. E per i colori? Scacchi, scacchi ed ancora scacchi, di ogni foggia e dimensione basta evitare l’effetto tovaglia. B.A.P.E. non si smentisce e propone camicie a maniche corte dalla linea pulita con scacco tartan azzardando anche un pizzico di regimental, Stussy sforna un catalogo al grido “scacco galore”, mentre Pointer infila lo scacco anche sulle scarpe. Da tenere d’occhio anche la linea Red di Lacoste perché la polo “ci sta sempre”.
Per l’arrivo del freddo, quello vero, due sono le strade: windbreakers imbottiti e super tecnici per tutti i pedali fumanti sempre in movimento (qui l’allover è ancora ammesso), o cappotti più pettinati, tinte pastello e taglio marinaretto.

BOTTOM: Qui è un po’ più complicato. I brand che negli anni scorsi proponevano denim stampato e rigidissimo (vedi Evisu / Artfull Dodger / Red Monkey) stanno colando a picco colpiti da prodotti più easy come G-Star, Tsubi e l’immancabile Surface To Air. Per i tagli il carrot puro è ormai svanito, ma si ricerca comunque il fondo stretto per non coprire il mocassino o per infilarli dentro la sneaker di turno. Per i più attenti continua comunque su eBay e nei mercatini di mezza europa l’affannosa ricerca degli originators: Levi’s vintage meglio se Big E. In fondo la cimosa è sempre la cimosa.
Altro discorso invece per i chino: a Berlino se ne sono visti parecchi e sembra che anche i brand più legati al denim ci stiano buttando un’occhio. Colorati e comodi saranno disponibili in un infinità di colori, quindi mano ai pantoni ma occhio al portafoglio, se pagati più di 100 euro sono una truffa. Anche in questo caso fondi abbastanza stretti e per i più eccentrici risvolti massici per mostrare il calzino.

SNEAKERS: la storia è lunga, ve la spiego la prossima volta.

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