Articoli scritti da Simone: 2604

Giulia Boccafogli deve aver passato l’autunno a guardare le foglie cadere dagli alberi e ad immaginare di indossarle. Poi, una volta nel suo studio, ha iniziato a realizzare le sue di foglie – in pelle, coloratissime, tutti pezzi unici, con chiari richiami alle stampe giapponesi – per poi realizzare collane e cerchietti che sembrano salutare l’arrivo della primavera.
Giulia, che diventa sempre più brava, collezione dopo collezione, la conosco già da un po’ e so che le piace giocare con il suo nome: i suoi gioielli li chiamava giulielli ed ora, con Leaves, non posso non pensare ad un rimando tutt’altro che casuale al suo cognome.
In attesa di vedere il suo sito, per ora in costruzione, potete dare un’occhiata al suo blog e al catalogo con tutte le sue bellissime creazioni, mentre qui trovate il lookbook con l’intera serie di (bocca)foglie.
Per informazioni o per acquistare potete chiedere direttamente a Giulia scrivendole all’indirizzo info@giuliaboccafogli.it, mentre prestissimo alcuni pezzi selezionati saranno in vendita da Bolondon, a Bologna, e più avanti in altri punti vendita.
Dopo il salto altri pezzi della collezione [...]

Si chiamano Matthew Gill ed Ann Nelvig. Lui è un grafico con 11 anni di esperienza alle spalle. Lei è una fashion designer che ha collaborato con Ann Sofie Back e Meadham Kirchoff.
L’anno scorso i due hanno fondato Mode en Module, brand di gioielli ed accessori che si chiama (credo non a caso) come uno dei libri del pluripremiato e leggendario designer Wim Crouwel.
Realizzati principalmente in cuoio, i prodotti di Mode en Module sembrano più sculture che gioielli. E la borsa – ultima immagine dopo il salto, ma la vedete meglio sul sito – dal prezzo abbordabilissimo (170€ o giù di lì) entra subito nella mia wishlist. [...]

Vi piace scattare in analogico? Avete una toy camera e non vi siete ancora stancati di usarla?
Allora partecipate al ToyCam Photocontest, concorso indetto da Jsign in collaborazione con Say Love e PowerShovel.
In premio, altre toy cams – così potrete diffondere il verbo – ed una mostra presso Jsign, a Napoli.
Tutte le info le trovate qui [pdf].
Deadline: 24 aprile 2010

Chi è passato dalle parti di Portsmouth Street, a Londra (zona Covent Garden) non avrà sicuramente potuto non notare The Old Curiosity Shop, anche perché è segnalato praticamente su ogni guida dato che si tratta di un edificio che è lì da quasi 500 anni, quindi probabilmente il più antico della città. Sopravvissuto al grande incendio di Londra e ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, il negozio si chiama così solo dopo l’uscita dell’omonimo romanzo di Dickens il quale pare si sia ispirato all’antiquario che all’epoca aveva proprio lì la sua bottega.
Dal ‘92 The Old Curiosity Shop ospita un negozio di scarpe artigianali, realizzate dal designer giapponese Daita Kimura, che ora realizza anche abbigliamento, che trovate online esclusivamente da Oki-Ni.

L’appuntamento con DRESSED UP: a critical fashion show, che vi avevamo annunciato giorni fa, è per stasera.
Dalle 19,00 ci sarà la (molto poco) sfilata (molto più) performace dei fashion designers che hanno aderito all’iniziativa - Caira Design, Laafia, Laboratorio Isola, Lavgon,Riciclabò, Quincy Torino, Stefierre, Samanthakhan Tihsler – ovvero piccole realtà che rappresentano l’alternativa ai luccichii del fashion system, e si basano invece sulla ricerca, sulla qualità, sulla sartorialità.
Il tutto è organizzato da quella splendida realtà milanese che è Isola della Moda, all’interno di Fa la cosa giusta, fiera del consumo critico che da oggi e fino a domenica, sarà il punto d’incontro tra tutti coloro che credono e lavorano nel settore dell’economia solidale.
Per tutte le informazioni: dressed-up.it e falacosagiusta.org/milano.
Dressed Up: a critical fashion show
@ critical fashion
Fiera Milanocity – pad.2 – porta scarampo 14
viale Scarampo, Milano
(vedi mappa)
venerdì 12 marzo 2010
dalle 19,00

Dopo Roma, Tokyo e New York, SPEETway si sposta a Milano, a cui è dedicata l’ultima collezione del brand italiano.
E visto che Milano è La Città dell’aperitivo, le relative borse non potevano che essere delle maneggevolissime bustine – da polso o con tracolla – soprannominate Sanbabiline.
Robustissime – in pelle, poliuretano e trevira – e made in Italy al 100%, dall’idea (di Francesca Avesani, industrial designer) alla produzione
Le potete acquistare direttamente online sul loro sito.
Dopo il salto il modello da polso e diverse varianti di colore [...]

I vincitori del concorso Poster_42 li conoscete già.
Domani sera ci sarà la premiazione ufficiale ed il vincitore, Lucio Luongo, riceverà il suo Macbook Pro 15” mentre secondo e terzo classificato, ovvero Devis Gastaldon ed Alessandro Saglietti, un iPhone 3gs ciascuno.
Il tutto durante un cocktail party al Flash Studio di Roma, con tanto di djset. Ovviamente ci saremo anche noi.
E dalle 23,00 after party alle Carrozzerie, con l’esposizione dei lavori che hanno vinto ed un live act di Sten & Lex.
Non mancate!

Non so se esiste un video per Come Back to Camden di Morrissey: non l’ho visto e non lo voglio vedere, mi rovinerebbe l’atmosfera che mi sono sempre immaginato.
La scala marrone scuro scolorita, il té che sa di Tamigi, il cielo vittoriano (vuoi mettere dire in una frase “cielo vittoriano…”) grigio ardesia.
E nel video che esiste solo nella mia testa, lei (che per Moz magari è lui ma fa lo stesso) ha indosso i gioielli di Åsa Lockner.
Senza dubbio alcuno.

Partiti nel 2001 come brand di abbigliamento, tre anni dopo gli svedesi di Bobbie Burns si sono convertiti alle scarpe, con due linee completamente diverse tra loro: sneakers da una parte, scarpe più classiche dall’altra (sotto il nome di Refined by Bobbie Burns).
Ispirate alla cultura punk e rock, e create dai designers/djs Henrik Standerth e Patrik Lakso, le trovate da Superfly Deluxe nei modelli che vedete qui sopra – bianco, nero, rosa, turchese – tutti in tela con linguetta ed inserti in cuoio e prezzi più che abbordabili (59€).

Che occhiali avrebbe fatto la Nike negli anni ‘70?
Questi. Ma all’epoca il brand dello swoosh era ancora agli inizi e gli occhiali non erano di certo tra le loro priorità.
Oggi, immaginando di poter tornare indietro nel tempo – e con uno sguardo a icone come Paul Newman e Steve McQueen – ecco cosa sarebbe uscito dal cilindro (o meglio dal portaocchiali) della Nike.
Tre modelli, in diverse varianti, con lenti di ultima generazione: Vintage 72, Vintage 76 e Vintage 77.
Prestissimo nei negozi, giusto in tempo per la primavera. Se mai arriverà.
Dopo il salto gli altri modelli
Durante il laboratorio di Fashion Blogging che ho tenuto con la socia Francesca ai ragazzi dell’università di Rimini/Bologna, ho insistito più volte sul fatto che ok i comunicati stampa, ok le news che trovi su altri blog, ok le segnalazioni, ma la cosa più divertente è perderti di link in link seguendo un percorso iniziato magari (quasi sempre) per caso.
Ecco come ho scoperto Fuck Yeah Cardiovascular System – e sentitevi liberi di andarvene lontani da qui cliccando e cliccando, poi magari tornate e ditemi dove siete arrivati…
Ieri l’amico Bollett di UrbanCamou ha postato su Facebook la sua foto insieme a Diane Pernet. C’ero pure io quando l’ha scattata, a Roma, durante il Fashion on Paper. Il giorno dopo, mentre facevamo un giro per le vie della città, parlavamo proprio della Pernet e dicevo a Bollett che ero in qualche modo intimorito da lei, non tanto per il suo look, quanto perché fin dalla prima volta che l’ho vista mi ha ricordato Madame Psychosis, bizzarro personaggio del mio libro-feticcio Infinite Jest.
Infinite Jest l’ho letto nel periodo più incredibile e turbolento della mia vita e di M.me Psychosis me ne innamorai (per quanto può essere amore quello per un personaggio immaginario). Ora, non mi sono certo innamorato di Diane Pernet. Non leggo il suo blog, non ci ho neanche mai parlato pur avendone avuta l’occasione. Semplicemente vederla mi scatena ricordi fittizi (perché ombre di eventi che non sono mai accaduti, se non nel libro e in quello che io mi portavo via leggendo) e reali (quello che succedeva nella mia vita vera, al di fuori del libro) che preferisco lasciar lì dove sono.
Dopo aver lasciato un commento sotto alla foto di Bollett sono andato su Google a cercare Madame Psychosis. Ogni tanto lo faccio. Non più di una volta l’anno, a dire il vero, ma i risultati cambiano sempre. Una volta il primo risultato era il sito dedicato a David Foster Wallace, un’altra era il blog di un tizio americano appassionato di Infinite Jest.
Ieri come primo risultato è uscito questo: madamepsychosis.wordpress.com, il blog di Esther G., scrittrice italiana (leggetevi questo [pdf], a me è piaciuto).
Un’occhiata ai links ed ecco Fuck Yeah Cardiovascular System che, visto che è anche il titolo di questo post, dovrei magari spiegarvi cos’è.
Ma non lo faccio perché si spiega da solo.
Frizzi-gift: elastic head band + hair comb by ApeZoppa
Scritto il 09 marzo 2010 da Simone Sbarbati.

Ogni volta che sento il nome ApeZoppa immagino una povera apetta infortunata che ti ronza attorno poi si posa sul tavolo e zoppicando cerca di raggiungere il pane imburrato con la marmellata: merenda d’altri tempi, da mangiare in giardino, con il sole, in mezzo ai fiori…
Merende a parte, ApeZoppa deve il suo nome alle sorelle fiorentine Claudia e Deborah Pampaloni, due nostre creative lettrici che realizzano accessori fatti a mano e pieni di bottoni, che vendono durante i mercatini e in alcuni negozi di Firenze ed Arezzo, oltre che su Etsy.
Claudia (claudicante, zoppa: non lei, il suo nome) li produce. Deborah (ape, in ebraico) li fotografa.
Questa settimana mettiamo in palio un’elastic head band ed un hair comb by ApeZoppa.
Ora, immaginate di essere un’ape (zoppa) e di poter volare dove vi pare: per vincere uno dei premi scrivete nei commenti dove vorreste volare, chi vorreste pungere e perché.
A due chilometri da casa per pungere il vostro ex, a Los Angeles per pungere Tom Cruise (che però forse, essendo di scientology è immune alle api e riesce addirittura a comunicare con loro con il pensiero)…
Il miglior commento, a nostro insindacabile giudizio, si porterà a casa il pettinino. Il secondo l’head band.
Avete tempo fino a sabato 13.

La giovane fashion designer italiana Elena Massari ha da poco presentato la sua nuova collezione al White di Milano.
Se da una parte è evidente che la sua ricerca sulle linee anni ‘20 e ‘30 non è stata messa da parte, dall’altra sembra di trovarsi di fronte ad un nuovo punto di partenza: i capi e gli accessori, pur mantenendo una certa essenzialità, sono molto più elaborati rispetto ai suoi lavori precedenti.
La collezione, intitolata Janus, poggia un piede sull’immaginario a là Alice nel Paese delle Meraviglie (più che attuale, di questi tempi) e l’altro sulla mitologia del dio bifronte che custodisce l’entrata e l’uscita del passaggio, del mutamento interiore ed esteriore (e qui si ricollega a Carroll) e quindi anche del passato e del futuro.
Via mail Elena mi ha raccontato di essere proprio in questa fase, affacciata alla porta, in transito da una casa all’altra, da un lavoro all’altro, e quello che si muove dentro di lei si riflette (a proposito di Alice attraverso lo specchio, e delle foto doppie del lookbook) in quello che crea.

Poco meno di un anno fa avevamo parlato della nascita del collettivo coseAtre (ovvero Laura Armato, Marco Corso, Giulia Cerini e Chiara Aiello: quindi ormai praticamente coseAquattro…) e della presentazione della loro linea di accessori.
Da allora i coseAtre sono apparsi su altri blogs, webzines e magazines, hanno fatto colazioni sull’erba e soprattutto hanno continuato a realizzare borse ed accessori, che hanno calcato anche le passerelle milanesi visto che 1/3 del trio, ovvero Marco Corso, è uno dei vincitori di Next Generation ed ha presentato la sua prima collezione donna durante la settimana della moda.
[...]

Il designer ed artista italiano Fabio Zanino da ragazzino dev’esser stato un appassionato di quei puzzle con i numeri che devi riordinare.
Ora appena vede un cartello di divieto, non può fare a meno di incasinarlo tutto e sfidare le capacità logiche e visive di chi guarda le sue opere.

Le piume dei cuscini, il muso dei suoi gatti, i rocchetti di filo ed i capelli: sono le ispirazioni per la prima collezione di Loto Natif, brand creato da Giuditta Bevivino.
Giuditta ha iniziato disegnando abiti, dopo aver frequentato l’Istituto Italiano della Moda di Roma, città dove vive. Poi ha deciso di passare ai gioielli, perché meno soggetti alle mode e più vicini alla vera anima di chi li indossa e di chi li crea.
Quando è più melanconica, disegna gioielli più romantici; quando si sente vitale, dalle sue mani escono creazioni più grintose. E a distanza di anni i suoi gioielli diventeranno per lei una specie di diario dove in ciascuna pagina (anello, braccialle o collana) ritroverà le sensazioni vissute e le ispirazioni.
Per informazioni potete contattarla a questo indirizzo: bevivino.giuditta@gmail.com.
Dopo il salto altre immagini

Hanno tutti un qualcosa di nostalgico i gioielli dell’australiana Djurdjica Kesic.
Mi immagino romantiche scene in cui lui e lei si riparano dalla pioggia sotto un albero e lui le fa una collana con i rametti trovati sull’erba.
E la nostalgia probabilmente deriva dal fatto che la Kesic utilizzi principalmente materiali ed oggetti trovati come sedie, cornici, sassi, che avevano una propria storia prima di diventare – spesso dopo esser stati fatti a pezzi – parte dei suoi gioielli, tra i quali spiccano quelli in legno della serie nomad, malmsbury e transitions.

Sembrano pennellate e invece sono i tatuaggi che fa una bravissima artista newyorkese, Amanda Wachob, che oltre a darsi da fare con aghi e inchiostro è anche pittrice.
Dopo il salto altri tatuaggi ed altri stili.
via (<- bel blog italiano che ho appena scoperto)

Le donne sono fissate con le tasche? Non lo so e non mi interessa.
Gli uomini sì: dal gilet da pescatore all’impermeabile stile ispettore Gadget (e mettiamoci pure scomparti e cassettini dell’automobile) avere più tasche è importante. Significa avere qualcosa da metterci, significa essere più organizzati, significa avere posto per una sorpresa (50 euro che sembravano perdute spuntano fuori all’improvviso dalla tasca che non ci si ricordava più di avere). A parità di prodotto, quello con più tasche è… semplicemente più!
Certo, magari non tutti gli uomini. Ma se vi siete fissati a guardare le immagini qui sopra – e vi regalo pure quella ingrandita per vedere meglio – siete tra questi. Siamo tra questi.
E non potete non innamorarvi di Trash, borsa da viaggio appena lanciata da TravelTeq, un gruppo di amici che, viaggiatori incalliti, si sono messi a tavolino per creare la borsa dei loro sogni.
Avete visto lo scomparto per i biglietti da visita? E quello per occhiali e biglietto? Dentro ci sta un bel Macbook, riviste, iPhone, penna oversize (o sigaro).
Disponibile in diversi colori, sul retro c’è pure la fibbia per agganciarla al trolley.
E a proposito di trolley, è in arrivo anche quello: nome in codice Trip. Il lancio è previsto per metà marzo ma le immagini sono ancora top-secret.
La borsa invece sarà possibile acquistarla a partire da maggio. [...]
Dopo averla vista arrampicata sulla torre Eiffel, avvolta nel mistero con la sua Lady Dior, l’attrice francese Marion Cotillard è riapparsa nei mesi scorsi in una campagna firmata da Annie Leibovitz (dopo il salto il making of) sempre per Lady Dior, e i toni noir dei primi tempi venivano pian piano sostituiti dal rosso. E da Parigi ci si spostava a New York.
E proprio oggi, giorno della presentazione della collezione Dior FW2010/11, esce ufficialmente il video Lady Rouge, dove la cotillard canta con i (e un pezzo dei) Franz Ferdinand. E non se la cava neanche male…
La Lady Dior stavolta è rosso fiamme dell’inferno. Di coccodrillo. O, traducendo per mia figlia, rolillo.
Coming soon: chapter 3 – Lady Blue – Shangai.
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