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Fuorisalone: Clicquotsphere

Fuorisalone: Clicquotsphere

Scritto il 16 aprile 2010 da Simone Sbarbati.

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C’è la blogosfera, l’atmosfera… e poi c’è la Cliquotsfera, o meglio Clicquotsphere, ovvero l’Esperienza Veuve Clicquot trasportata al Fuorisalone.
Parlando con un amico/collega, ieri, ci si confrontava proprio su questa parola chiave: Esperienza. Di come la maggior parte dei brands e delle agenzie di comunicazione cerchino di far parlare di loro o dei loro clienti inondandoti di comunicati (a volte quasi imbarazzanti tra scarne informazioni, ridondanti sottolineature, grammatica incerta) e di come invece, per fortuna, ce ne siano alcuni che piuttosto che seppellirti sotto strati di carta, immagini e parole, ti offrono un’Esperienza. Veuve Clicquot – e lo sappiamo tutti, visti gli invidiabili reportages di Francesca – è tra questi.

In occasione del rinnovo del suo quartier generale di Reims, che riaprirà le porte il prossimo anno, Veuve Clicquot ha affidato le decorazioni a diversi designers internazionali portando al Fuorisalone una preview: l’assaggino che ti fa venire l’acquolina in bocca ed aspettare con trepidazione quello che sarà poi il risultato finale.

I fratelli brasiliani Humberto & Fernando Campana hanno lavorato su una versione contemporanea (ed intricatissima) di una gloriette per il giardino dell’Hôtel du Marc, la residenza di famiglia dove tutti gli ospiti Veuve Clicquot in visita a Reims sognano di rimanere vita natural durante.

Mentre al designer francese Mathieu Lehanneur è spettato il compito di progettare quello che sarà il nido di chi, stanco per il viaggio, le degustazioni, le visite alle vigne, vuole riposare. E riposare bene.

Cara Francesca, socia, sai cosa ti aspetta (nel frattempo, io inizio già ad invidiarti).

Continua…

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Frizzi-gift: and the winner is…

Frizzi-gift: and the winner is…

Scritto il 17 ottobre 2009 da Francesca Arcuri.

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Frizzi-gift - Veuve Clicquot

Per vincere la borsa Veuve Clicqot City Traveller e soddisfare la curiosità di Ethel, vi era stato chiesto di scrivere nei commenti con chi brindereste e dove.
Come sempre avete partecipato in tanti e ne abbiamo lette di tutti i colori. Qualcuno ci ha anche gentilmente invitato a farci gli affari nostri.

Comunque, sebbene abbiamo riso tantissimo per il commento di Tina, che è messa peggio di noi Frizzifrizzi in quanto a conoscenza del fashion system ed io fossi tentata di accettare la sfida di and! ed andare insieme a lui sui colli bolognesi.. .abbiamo deciso, in una ventata di romanticismo collettivo, di regalare la borsa e lo champagne a Loulou che ha scritto:

Io ho già brindato con un Veuve Cliquot. E’ stato due anni fa, e a brindare con me c’erano solo il mio fidanzato e la Parigi più bella che riesca a ricordare. era l’ultima sera in città, a casa nostra, dopo un mese di convivenza… brindammo alla prova più importante che avessimo mai superato insieme, giurammo che saremmo tornati e che, forse, sarebbe stato per sempre.
Ora, se mi regalaste questa bottiglia, prenoterei subito due biglietti. Lo porterei a brindare in cima alla Tour Eiffel e gli chiederei di sposarmi…

Loulou, ci deve però promettere che se lo fa sul serio, se va a Parigi con la sua dolce metà e gli chiede di sposarlo, borsa Veuve Clicquot al seguito, deve documentare il tutto per Frizzifrizzi e condividere con noi quel momento magico. Tanti auguri!

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Frizzi-gift: Veuve Clicquot City Traveller

Frizzi-gift: Veuve Clicquot City Traveller

Scritto il 12 ottobre 2009 da Francesca Arcuri.

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Frizzi-gift: Veuve Clicquot City Traveller

Dopo la lunga pausa estiva, si ricomincia con i Frizzi-gifts.
In un raptus di immensa bontà, infatti, ho deciso di “condividere” con voi cari i nostri affezionati lettori parte (minima ovvio, è un raptus non una conversione) della grande generosità Veuve Clicquot.

Certo potevo decidere di mandare qualcun altro a Reims al posto mio, ma siamo sinceri chi di voi lo avrebbe mai fatto? Beh, io no comunque!
Perciò “accontentatevi” – e si fa per dire perché è bellissima – della Veuve Clicquot City Traveller una borsa gialla che contiene una bottiglia di Champagne da 375 ml.

Se volete vincerla dovrete, come ha deciso la curiosità di Ethel, scrivere nei commenti con chi brindereste e dove.
Avete tempo fino a venerdì prossimo a mezzanotte. Sabato annunciamo la vincitrice o il vincitore, scelta/o in base al nostro insindacabile giudizio!

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Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: #5 visita all’Espace Culturel Louis Vuitton

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: #5 visita all’Espace Culturel Louis Vuitton

Scritto il 09 ottobre 2009 da Francesca Arcuri.

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Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: #5 visita all'Espace Culturel Louis Vuitton

Ho un aereo per Bologna alle 21, sono quasi le 18 e sono su un minibus sugli Champs Elysees diretta chissà dove, stranamente però non sono preoccupata di perdere il volo, di come farò ad arrivare fino all’aeroporto, perché sono certa che si prenderanno cura di me, che tutto sarà perfetto.

Curiosa, aspetto solo la sorpresa. E poi, se proprio devo essere sincera, nel profondo spero di perderlo l’aereo. Non voglio tornare a Bologna, alla vita di tutti i giorni, questa sensazione ovattata di totale accudimento mi piace. Non ci sono abituata e a dirla tutta all’inizio del viaggio non conoscere il programma mi innervosisce un po’. Sono una maniaca del controllo, voglio poter programmare che fare, quando e come, ma adesso ci ho preso gusto e non voglio smettere di sentirmi così…

Seguendo questi pensieri mi ritrovo davanti alle scintillante Boutique Louis Vuitton sugli Champs Elysees, l’arie è tiepida ed il sole splende ancora, ci sono turisti che si fanno fotografare davanti alle vetrine, che io non faccio neanche in tempo ad osservare bene perché entriamo da un portone sul retro.

Ecco la sorpresa del presidente: visita privata all’Espace Culturel Louis Vuitton di cui lui è molto orgoglioso, guidati da Juliette de Gonet.

L’Espace Culturel è uno spazio all’ultimo piano del palazzo Louis Vuitton sugli Champs Elysees, circondato da una delle terrazze panoramiche più belle di Parigi, dicono loro, e non fanno molto fatica a convincerci. Ospita mostre d’arte che tutti possono visitare gratuitamente.
Garantito, checché ne dica la vostra eventuale compagna, non sarete costretti ad acquistare nessuna borsa alla fine della visita!

La Confusion Des Senses

Al momento della mia visita fino al 10 gennaio 2010 , lo spazio ospita la mostra The confusion of senses.
Vi consiglio vivamente di visitarla se siete nei paraggi, specie se in due ed in vena romantica, potrebbe essere molto interessante fare insieme “il viaggio” .

La Confusion Des Senses

L’idea di base dei curatori è quella di creare un percorso, un cammino all’interno del nostro inconscio per perdersi e ritrovarsi.
Si parte, anzi no si arriva, con Your Loss of Senses un’opera creata da Olafur Eliasson in occasione dell’inaugurazione dell’Espace Culturel. L’installazione in pratica occupa l’ascensore centrale: buio totale, pareti ricoperti di stoffa nera,  manovra con un telecomando.

La Confusion Des Senses

Vendemmiando il presidente mi raccontava che l’intento dell’artista è far venire un mini attacco di panico al visitatore. Io incredula mi chiedevo come fosse possibile, conoscendo la natura dell’opera, non riuscire a controllare il panico per un tempo così breve? All’andata, insieme agli allegri compagni di viaggio, alle chiacchiere di sottofondo in effetti sono riuscita a non risentire molto dello smarrimento voluto e abilmente procurato.
Al ritorno invece, in due ed in silenzio, il panico è arrivato.

La Confusion Des Senses

Le opere di Renaud Auguste–Dormeuil, Berdaguer & Péjus, Céleste Boursier–Mougeno, Didier Fiuza Faustino, Laurent Grasso, Véronique Joumard, Laurent Saksik vi porteranno, almeno per la durata della visita, a perdere voi stessi per riuscire a ritrovarvi in una nuova relazione con il vostro corpo, la paura, il tempo, la vita di tutti i giorni.

La Confusion Des Senses

Avevo pensato di descrivervele per filo e per segno ma poi mi sono resa conto: rovinerei la sorpresa ai fortunati che riusciranno a visitarla ed allo stesso tempo vi renderei troppo partecipi del mio viaggio interiore. Troppo anche per la mia psicanalista.

E’ arrivato il momento dei saluti e tra la confusione dei sensi procurata dalla mostra, la stanchezza, lo champagne (ovvio che anche qui ci è scappato il brindisi a base di Veuve Clicquot Rosé), il”dover” tornare a casa perché la pacchia è finita, mi viene un groppo in gola.

Anche se so bene che questo è un arrivederci e non un addio, la famiglia Veuve Clicquot Ponsardin ( + bloggers adottati) mi mancherà moltissimo!

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Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #4

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #4

Scritto il 08 ottobre 2009 da Francesca Arcuri.

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Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #4

Ultimo giorno, partiamo con un autobus extralusso in compagnia di una simpatica guida di origini polacche Kasia Canu, che ha studiato a Bologna e pertanto parla perfettamente italiano. Ogni tanto è confortante.
Visitiamo i villaggi di Hautvillers, Ay, Mutigny, Mareuil, Bouzy.

La natura intorno è meravigliosa e le persone nelle vigne la vendemmia la fanno sul serio, con ordine e metodo. Mi godo il panorama progettando insieme a Costas la sua prossima visita in Italia.
Ad Ay incontriamo Pierre Cheval marito dell’energica madame Marie-Paule Cheval Gatinois, erede di Champagne Gatinois.

Champagne Gatinois

Champagne Gatinois – Grand Cru è una piccola e bella casa di champagne poco più che a dimensione familiare, troviamo infatti la signora indaffarata a preparare la cena per gli ospiti presenti alla degustazione serale. L’odore è veramente invitante.

Pierre Cheval, un signore franco e senza fronzoli, è presidente della “Associazione dei paesaggi dello Champagne” che riunisce molte case produttrici (compresa Veuve Clicquot Ponsardin) ed ha il fine di promuovere la candidatura di questa regione (per essere precisi non tutta la regione ma alcune zone bene determinate) a patrimonio dell’Unesco. Compito che il simpatico signore prende molto seriamente, si infervora moltissimo parlando delle attività di promozione che sta svolgendo, dell’importanza che tale dichiarazione potrebbe avere per lo sviluppo dell’enoturismo nella zona.
Ci invita a farci portavoce di questa istanza.

Champagne Gatinois

Champagne Gatinois

Champagne Gatinois

Champagne Gatinois

Champagne Gatinois

Champagne Gatinois

Visitiamo cantine dalle dimensioni lillipuziane rispetto a quelle a cui ci hanno abituati quelli di Veuve Clicquot e troviamo gli operai al lavoro nella delicata operazione del dégorgement – in italiano, letteralmente, sboccatura – delle bottiglie.

Champagne Gatinois

Preparano quelle che saranno sulle tavole di pochi fortunati a Natale (pochi perché la produzione è di sole 70.000 bottiglie l’anno).

Champagne Gatinois

Dopo l’immancabile assaggio (sono le 11,00  ma noi, stoici, non ci facciamo pregare ed iniziamo a bere) del loro champagne ci rendiamo conto che le dimensioni dell’azienda non influenzano la qualità del prodotto. E’ ottimo!
Se vi capita, ve ne consiglio l’assaggio.

A chi si domanda perché le foto che vedete sono molto buone, voglio confessare che non le ho scattate io, ma Costas a cui si era scaricata la batteria della macchina.

Veuve Clicquot

Per pranzo torniamo alla casa di campagna Veuve Clicquot di Verzy, dove ormai ci sentiamo a nostro agio nel vero senso della parola, tanto che ci intrufoliamo in cucina a curiosare. Qui i cuochi stanno preparando un fantastico pranzo, vi ricordo una curiosità: i cuochi della maison scelgono il cibo più adatto ad esaltare lo champagne che si decide di servire agli ospiti.
Satolli saliamo sul bus alla volta di Reims, salutando tutti e dando (un po’ presuntuosamente temo) appuntamento all’anno prossimo.

Veuve Clicquot

A Reims visitiamo l’atelier che si sta occupando del restauro dell’unico ritratto della Veuve Clicquot. Strana donna, si è fatta ritrarre un’unica volta quando era già molto in là con gli anni.
Poi prendiamo il TGV , prima classe è ovvio, alla volta di Parigi per una sorpresa voluta da Yves Carcelle presidente e Ceo di Louis Vuitton.

Continuate a seguirci!

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Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #3

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #3

Scritto il 07 ottobre 2009 da Francesca Arcuri.

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Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #3

Adesso lo so, casual chic per alcuni dei presenti vuol dire completo e cravatta neri, per gli altri jeans, vestiti da cocktail. Insomma una Babele. Io opto per pantaloni di velluto liscio neri Alberta Ferretti, stringate maschili nere, t-shirt nera, collana vintage e borsa Le Dix Motorcycle Balenciaga nera.

Vi assicuro però che ormai nessuno (a parte me, ma io lo faccio sempre, anche a casa di Simone ed Ethel!) osserva più l’abbigliamento degli altri. Siamo passati oltre, c’è un clima da gita scolastica.
Ovvio non una con i miei excompagni di liceo, con loro non mi sono mai divertita in 5 anni!

Un minivan porta noi bloggers e tre giornaliste americane a rivedere l’Hôtel Particulier du Marc ed il Pavillon de Muire, in restauro. Siamo guidati da Madame Anne Cabin Saint Marcel che ci illustra l’andamento dei lavori. L’anno scorso questo posto era un’enorme cantiere edile, adesso il restauro dell’esterno è terminato.

Non fatevi confondere dal nome, la struttura è un abitazione privata ed è stata costruita nel 1840 per Edouard Werlé, successore di Veuve Clicquot. E’ situata nel centro di Reims e circondata da un fantastico parco all’interno del quale si trova una bellissima installazione di Fredrikson Stallard ed il Pavillon de Muire una delle poche costruzioni rinascimentali sopravvissuta a Reims dopo i bombardamenti della prima guerra mondiale.

Come dicevo, l’Hotel du Marc è un abitazione privata nella quale quelli di Veuve Clicquot fanno soggiornare gli ospiti speciali.
Ci hanno detto che l’anno prossimo, quando anche i meticolosi restauri degli interni saranno terminati, anche noi alloggeremo qui.

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #3

Già l’anno scorso avevo scoperto con molto piacere l’interesse di Veuve Clicquot per la sostenibilità ambientale. E’ stata fra le prime case produttrici di vini ad ottenere la certificazione ISO 14001. Lo sforzo di ridurre al minimo l’impatto ambientale delle loro attività non si limita però solo al momento della coltivazione, della vendemmia e stoccaggio dei vini, la sostenibilità è una delle priorità perseguita anche in tutte le attività collegate.
Per esempio, nel restauro di questa bellissima residenza, si sono sforzati di utilizzare fonti di energia rinnovabile prestando molta attenzione a mantenere intatta l’estetica della costruzione.

Sono stati utilizzati pannelli solari termici (che producono acqua calda) e pompe geotermiche sia per il riscaldamento che per il sistema di refrigerazione della villa.
Da “tecnica” quale sono – è di energie rinnovabili che mi occupo quando non scrivo per Frizzifrizzi – posso dire che il lavoro è stato difficile ma eseguito benissimo.
Apprezzo moltissimo quest’anima verde all’interno delle yellow bubbles di Veuve Clicquot!

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #3

Era chiaro fin dall’anno scorso che a quelli di Veuve Clicquot piace fare bellissime sorprese, ma restiamo ancora una volta basiti quando durante la visita della casa in restauro, ci ritroviamo in una bellissima sala illuminata a lume di candela, piena di splendidi addobbi floreali, con due bellissimi tavoli apparecchiati ed i camerieri elegantissimi pronti a servire una magnifica cena innaffiata da tre diversi champagne.
Così deve essersi sentita Alice nel paese delle meraviglie.

Il bicchiere della staffa, gustato in albergo sulla bella terrazza della camera del direttore internazionale della comunicazione Veuve Clicquot, nel nostro caso vuol dire tre flûte di champagne per provare in modo comparativo tre annate: 1995, 1996 e 1998. Almeno credo che le date siano queste, ero troppo cotta per tenere a mente altre date.

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #3

Al ritorno in camera, l’ormai quotidiana letterina fissa la partenza alle 9, bagagli al seguito. Purtroppo domani è l’ultimo giorno…
Continuate a seguire il racconto, alla fine ci sarà una sorpresa anche per voi lettori.

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Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #2

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #2

Scritto il 06 ottobre 2009 da Francesca Arcuri.

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Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #2

Svegliarsi presto per me non è mai stato un problema. L’unico, serio dilemma che ho dovuto affrontare invece è stato: come ci si veste per partecipare alla vendemmia vip Veuve Clicquot?
Comodi e con scarpe che si possono sporcare, suggeriscono loro ed aggiungono anche che le previsioni danno pioggia nel pomeriggio.
Opto per jeans, t-shirt blu, impermeabile verde cerato Aquascutum e le Nike Liberty a fiorellini più foulard abbinato. Basterà?

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #2

Arrivati nella dimora estiva di Verzy, durante la prima colazione servita nel giardino io e gli altri bloggers presenti ci rendiamo immediatamente conto di due cose:
1) Vip non sta per starlette varie ed eventuali, ma per importanti giornalisti internazionali (per lo più editorialisti food and wine), la presidentessa di Veuve Clicquot Cécile Bonnefond, Yves Carcelle presidente e Ceo di Louis Vuitton con le loro famiglie compresi i bambini piccoli, moltissimi dipendenti del Maison Veuve Clicquot con le famiglie;
2)La vendemmia vip non è una festa in campagna come avevamo pensato-sperato noi. Questi fanno sul serio, vogliono veramente raccogliere l’uva e sporcarsi le mani, si vede da come sono vestiti.

A toglierci ogni dubbio sul fatto che lavoreremo sul serio sono le parole decise di Chrisitan Renard direttore delle vigne.
Dopo averci spiegato quali grappoli raccogliere a quali no, come tagliarli e dopo averci consegnato guanti, cesoie e cestini, ci divide in gruppi da 7.

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #2

Tre persone per ogni filare a raccogliere ed un “uomo di fatica” che passa a scaricare le ceste piene con un carrello. Noi bloggers facciamo di tutto per poter finire nello stesso gruppo ed in più arruoliamo Aisha Thompson (bella e simpatica Senior Marketing & Communications Manager of VCP conosciuta l’anno scorso e che per l’occasione ha dismesso le sue inseparabili Jimmy Choo), la sua dolce metà e Nima.

Messier Renard protesta un po’ perché siamo più di sette, ma poi si arrende.
Ci sono un sacco di lavori che non potrei mai svolgere per professione, vendemmiare è uno di quelli.

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #2

Si deve star piegati, al caldo (alla fine non è piovuto affatto e la temperatura si è alzata in modo pazzesco) , distinguere tra il verde delle foglie i grappoli non rovinati (avrei preferito vendemmiare uva rossa!), districarli dalle foglie e dal fil di ferro (che serve per far star su la vite) tagliarli facendo attenzione a non tagliarsi un dito o ancora peggio a non tagliare quello del proprio dirimpettaio. Nel mio caso specifico il presidente Louis Vuitton in persona che è stato gentilissimo ma mi ha invitata più volte a non vendemmiare anche lui!

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #2

Dopo sette ore di duro lavoro, interrotto solo per un coffee break (trasformatosi in molti casi in panino e vino rosso) abbiamo raccolto 21 tonnellate di uva, in pratica abbiamo vendemmiato 0,75 ettari di vigna. Il valore sul mercato di quanto raccolto si aggira intorno ai 3.100 €. Questo valore è stato raddoppiato dal presidente Cecile Bonneford e la somma è stata donata all’Unesco.

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #2

Alla fine noi bloggers non ce la siamo cavata malissimo e ci hanno fatto tanto complimenti.
Sudati, con i vestiti sporchi ed appiccicosi di succo d’uva, i piedi doloranti (alla fine tutti avevano delle calzature troppo pesanti per la temperatura altissima ed insolita, tranne me perché mi ero portata il cambio!), rossi in viso per il sole a picco, ma allegri e soddisfatti per i risultati ottenuti siamo andati a pranzo.

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #2

Abbiamo mangiato il piatto tipico di questo periodo di vendemmia, quello che mangiano gli operai per avere energie sufficienti a continuare il duro lavoro nei campi: il Potée Champenoise, una specie di bollito di carne mista, salsicce, lingua e verdure. Non chiedetemi come è, io non lo ho ancora digerito. Non credo fosse la temperatura prevista per questa pietanza…
Ovviamente abbiamo pasteggiato godendoci dell’ottimo e freschissimo champagne rosè.
Il tutto consumato sotto un tendone con tavoli lunghi tipo osteria e tovaglie di plastica fianco a fianco con il presidente e tutti gli altri ospiti vip, perché specie dopo il duro lavoro ed il sudore, quella di Veuve Clicquot, è una grande famiglia.

Dopo il pranzo, i discorsi di ringraziamento, i brindisi siamo stati riportati in albergo per un paio d’ore di siesta.
Appuntamento alle 19 nella hall, dice la lettera trovata in camera, dress code casual chic.

Che vorrà dire? Me ne preoccupo al risveglio, perché sprofondo in un sonno profondo con i capelli bagnati.
A domani per il resto.

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Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #1

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #1

Scritto il 05 ottobre 2009 da Francesca Arcuri.

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Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #1

Quest’anno non devo esser stata poi così cattiva, come dicono, se mi sono meritata una seconda opportunità del genere.
Certe cose capitano ai più fortunati di noi una volta nella vita, per me invece è già la seconda volta.
I meno perspicaci e affezionati di voi lettori saranno a questo punto curiosi di capire di cosa sto parlando: reunion in Reims!

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne ha chiesto a me per Frizzifrizzi, a Costas per Yatzer, a Jean per Notcot, a Brian per Materialiste ed a Evan e Josh per Cool Hunting di tornare a Reims e partecipare alla Vendemmia Vip il 20 settembre.

Ci spiegano che quella della giornata della Vendemmia Vip è una tradizione che si ripete ogni anno e che quest’anno hanno deciso di allargarla anche a noi bloggers.
Ovviamente ho accettato con entusiasmo e molta curiosità perché anche quest’anno gli organizzatori sono stati molto abbottonati sul programma.

L’unica indicazione è stata di portare vestiti comodi e scarpe che si potevano sporcare. Ergo anche quest’anno ho fatto la valigia come se organizzassi un trasloco, mettendoci dentro di tutto!

Devo confessarvi che quando l’anno scorso con un brindisi finale la presidentessa Cécile Bonnefond, presidentessa della Maison di Champagne Veuve Clicquot, ci aveva salutato dicendo “ormai siete entrati a far parte della nostra famiglia, ci rivedremo presto! ” io non avevo dato molto peso alle sue parole. Sono diffidente per natura e dopo anni e anni di onorata esperienza, so che in occasioni del genere spesso si dicono certe cose (che volte si pensano anche) ma poi mantenere gli impegni è dura.
Madame la presidente però è una che non scherza affatto ed eccoci qua di nuovo tutti insieme a Reims!

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #1

Sono arrivata a Parigi sabato 19 settembre in aereo da Bologna. All’aeroporto mi attendeva una macchina blu con un autista gentile ma silenzioso che mi ha portato comodamente Hotel de la Paix a Reims. Arrivata in camera ho trovato un gran pacco regalo: champagne, penna, agenda, libro… il tutto ovviamente Veuve Clicquot, ma nessuna lettera del direttore internazionale della comunicazione. L’anno scorso era così che ci davano indicazioni sul da farsi. Dopo una breve caccia al tesoro, in pratica ho rivoltato la stanza, ed una rinfrescata mi sono precipitata in camera di Costas il simpaticissimo blogger greco di Yatzer ed abbiamo aspettato insieme le istruzioni. Ovviamente bevendo la prima di una notevole serie di bottiglie di champagne.

Appuntamento alle 18.30 nella hall dell’albergo, nessuna indicazione in merito al dress code. Questa è stata la consegna.
Dopo aver abbracciato i vecchi amici ed averne incontrato nuovi (Josh e Evan per Cool Hunting), siamo partiti per una destinazione non precisata.

Veuve Clicquot Ponsardin Champagne: la vendemmia #1

Ci siamo trovati nel piazzale dell’azienda Veuve Clicquot dove ci attendeva una visita guidata al museo e alle cantine.
Finito il giro, siamo andati a cena al ristorante Le Millenaire di Laurent Laplaige a Reims. Ottima compagnia, ottimo cibo e tre champagne da degustare e provare ad abbinare alle varie portate: Vintage Rich del 2002, Vintage Rosé del 2002, Vintage del 2002. L’anno scorso avevamo fatto questo esperimento guidati dal Cellar Master (direttore della cantina) che di volta in volta ci aveva spiegato quale era tecnicamente l’abbinamento migliore ed il perché.
In mancanza di un giudice tecnico quest’anno ognuno di noi si arrogato il potere di decidere secondo il suo insindacabile gusto, per esempio Costas ha bevuto Vintage Rosé con tutto!

La prima lettera con le istruzioni l’abbiamo trovata in camera al ritorno: pronti per le 6.45, vestiti per la vendemmia!
Domani conoscerete i particolari.

Vi consiglio di continuare a seguirmi perché quest’anno ho deciso di condividere parte della generosità di Veuve Clicquot con voi affezionati lettori…

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Veuve Clicquot Eco DesignBox

Veuve Clicquot Eco DesignBox

Scritto il 19 aprile 2009 da Francesca Arcuri.

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Veuve Clicquot Eco DesignBox

Durante il Salone del Mobile di Milano, Veuve Clicquot presenterà DesignBox un eco friendly gift box che troverete in vendita dal prossimo giugno.

Dell’attenzione di Vevue Clicquot per la sostenibilità ambientale dei loro prodotti (a partire dalla coltivazione dell’uva, all’uso di energia da fonti rinnovabili nella produzione ecc. ecc.) ho avuto modo di rendermi conto personalmente durante il  mio fantastico viaggio da Parigi a Rheims.

Non mi stupisce perciò l’attenzione che hanno messo nella creazione di questa scatola fatta interamente di carta (i più attenti sanno che quasi tutte le scatole regalo o in generale le scatole che proteggono i prodotti che ogni giorno acquistiamo, contengono altri materiali che ne rendono difficile il riciclo). Inoltre la carta usata proviene esclusivamente da foreste della FSC, una organizzazione che le gestisce nel rispetto di rigorosi standard ambientali, etici e sociali.

Alla fiera di Milano il DesignBox sarà presentato attraverso le installazioni di Tom Dixon, Front Design e 5.5 Designers. Frizzifrizzi ha le foto in anteprima.

Veuve Clicquot Eco DesignBox
Front Design

Veuve Clicquot Eco DesignBox
Tom Dixon

Veuve Clicquot Eco DesignBox
5.5 Designers

E qui sotto le foto del making-of di 5.5 Designers

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Florence Deygas for Veuve Clicquot Ponsardin Champagne

Florence Deygas for Veuve Clicquot Ponsardin Champagne

Scritto il 09 aprile 2009 da Francesca Arcuri.

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Florence Deygas for Veuve Clicquot Ponsardin Champagne

Come quasi tutti sanno, Florence Deygas (insieme a Olivier Kuntzel) è una dei creatori di Caperino & Peperone il simpatico duo canino “mascotte” di Colette Paris. Lei ha all’attivo numerose collaborazioni con importanti brands quali Fendi, Lacoste, Nokia, Yves Saint Laurent.

In questi giorni è stata annunciata una nuova collaborazione con lo champagne Veuve Clicquot, che ha portato alla realizzazione di una serie di illustrazioni che variano nelle stagioni e nelle occasioni speciali.

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Alla scoperta di Veuve Clicquot #7: oggetti del desiderio

Scritto il 15 settembre 2008 da Francesca Arcuri.

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Veuve Clicquot - oggetti del desiderio

Finito il racconto passo ora a descrivere gli “oggetti del desiderio” frutto di molte collaborazioni illustri, che ho “incontrato” durante il tour .
Tenete conto che ci siamo imbattuti in loro in maniera apparentemente casuale. La presentazione non è stata fatta a mo’ di televendita come spesso avviene in questi casi, li abbiamo trovati qua e là sparsi un po’ ovunque lungo il percorso da un sapientissimo Pollicino.

Io ve li presento tutti insieme per comodità (mia), nei giorni scorsi presa dal racconto degli eventi, delle sensazioni, degli incontri parlarne sarebbe stato troppo difficile!
Perciò ecco a voi la mia personale classifica.

Veuve Clicquot - vertical limit

1. il più costoso: Vertical Limit
Nasce da una collaborazione con il Porsche Design Studio ed è una teca alta 2,10 metri, nata per contenere e conservare (ad una temperatura costante di 12°C, ovvero quella delle cantine di Reims) 12 rare bottiglie di Champagne Veuve Clicquot Vintage. Ce ne sono 15 esemplari, di cui solo uno in Italia, ma se proprio volete il sedicesimo servono solo diverse migliaia di euro e tre settimane di pazienza!

Veuve Clicquot - Cruise Collection

2. il più chic: Cruise Collection by Riva
Un bar da yacht in mogano, sicomoro, cromo e cuoio giallo Veuve Clicquot . Solo pezzi unici, nati su misura in base ai desideri del fortunato proprietario. Dotato di scomparti, cestello per una magnum, flûtes e quanto di meglio una fantasia milionaria e raffinata può desiderare!
In collaborazione con Riva.

Veuve Clicquot - Table de Remuage

3. il più romantico: La Table de Remuage by Andrée Putman
Un tavolo per due sole persone, ideale per tête-à-tête a base di campagne. Ci hanno raccontato che in fase di realizzazione si sono accorti che poteva comodamente ospitare una terza seduta, ma poi si sono detti che due persone a un tavolo vanno bene, la terza è di troppo!

Veuve Clicquot - Ice Cube

4. il più introvabile: Ice Cube
Così credo si chiamerà e dico credo perché per adesso non lo sanno neanche loro. Quest’oggetto non è ancora sul mercato, lo sarà presto. Noi lo abbiamo ammirato in anteprima, dal punto di vista estetico non è una meraviglia, ma se pensate che all’interno ha delle pietre vulcaniche che (non ho capito bene in che modo) terranno al fresco lo champagne per ore, è davvero fantastico!

Veuve Clicquot - Globalight

5. il più desiderato: Globalight by Karim Rashid
Un porta champagne da “passeggio” che tiene al freddo la bottiglia per almeno tre ore e che in più emette una luce bellissima. Cosa ci può essere di più chic per un picnic notturno per due persone…
Il più desiderato da chi? Da me, ovvio!

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Alla scoperta di Veuve Clicquot #6

Scritto il 14 settembre 2008 da Francesca Arcuri.

2

Veuve Clicquot - M.me Bonnefond

Abbiamo consumato “l’ultimo pasto” (scusate il piglio drammatico da condannato a morte, ma quando sto bene e mi diverto vorrei non finisse mai, soprattutto se so che tornando a casa mi aspettano centinaia di problemi da risolvere) insieme a Cécile Bonnefond la Presidentessa di Veuve Clicquot Ponsardin, nella villa-quartiere generale di Reims, al momento in ristrutturazione.

Veuve Clicquot - cena

Piccola digressione polemica: ce lo vedete il blasonatissimo presidente di un’ azienda italiana, una qualsiasi (ma di pari fama) sedere allo stesso tavolo con dei blogger? Anche nella migliore delle ipotesi e cioè ammettendo che sappia cosa sono i blog, che non sono pericolosi, ma mangiarci insieme? Io non lo credo molto probabile.
Comunque sia, torno al racconto.

Veuve Clicquot - cena

La cena è stata speciale e non solo per l’atmosfera, le candele, i fiori, l’arpa, i camerieri in guanti bianchi, il cibo, lo champagne ecc… ecc… Devo ammettere, di questo, non ricordo molto, ero sovrappensiero, distratta dal resto. E’ stata speciale per il clima rilassato, per la curiosità della Presidentessa, per le chiacchiere e le risate che si è fatta con me e Costas (il blogger greco), per l’interesse che ha dimostrato riguardo al nostro lavoro, per le premure che ha avuto, per averci invitato a sentirci come in famiglia e a tornare. Ottimo marketing penseranno i più smaliziati. E’ ovvio, di marketing si tratta, ma senza sbavature, senza quelle note stridenti che spesso senti nella voce di qualche addetto stampa, che è costretto ad essere gentile con te, ma che in circostanze diverse, se tu non fossi “inviata da Frizzifrizzi” non ti rivolgerebbe mai e poi mai la parola.

Veuve Clicquot - arpa

Ultimo regalo ricevuto: una bottiglia de la Gran Dame del 1998. La berrò tra pochi mesi con Simone (Ethel non potrà, credo) per festeggiare la nascita della loro bambina, nostra Gran Dame del 2008.

Intanto incrocio le dita per la vendemmia che inizierà in questi giorni. Auguro loro che questa possa essere un’annata vintage da non dimenticare! Per me il viaggio è stato indimenticabile. Grazie a tutti quelli che lo hanno reso tale.

P.s. Anche sollecitata da qualche commento sull’articolo di ieri vorrei aggiungere qualcosa, portate pazienza, solo poche righe! Avevo qualche preconcetto sullo champagne, li ho descritti nel primo articolo, ne ho parlato alla Presidentessa ma, come quasi sempre è, il preconcetto era figlio dell’ignoranza. Adesso dopo questi giorni passati con la “famiglia Veuve Clicquot” posso dire di aver imparato molte cose…

Cosa penso oggi 14 settembre 2008 dello champagne?
1) Non c’è dubbio è un bene di lusso: per molti ma non per tutti, ma non lo sono centinaia degli oggetti di cui ogni giorno parlo? Quelli che abitualmente compro o vorrei comprare?
2) Non è che d’ora in poi berrò solo champagne, ma non lo penserò più adatto solo alle grandi occasioni. Ho imparato ad apprezzarlo, a gustarlo, a riconoscerne alcune caratteristiche e a sceglierlo!

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Alla scoperta di Veuve Clicquot #5

Scritto il 13 settembre 2008 da Francesca Arcuri.

6

Veuve Clicquot - albergo

Dopo moltissime ore di sonno rispetto alla mia abituale media, mi sono svegliata con le papille gustative ancora “provate” dagli assaggi dei due giorni precedenti. Mi mancava la mia acqua, l’unica che bevo in Italia. La blasonatissima acqua francese non mi piace, non mi disseta, è amara.
Per il mio palato le esperienze gastronomiche di quei giorni sono state piacevoli, ma per dovere di cronaca devo ripetere qui quello che ho detto al telefono a mia madre: a tutte quelle complicatissime preparazioni, ricchissime di componenti, ingredienti, spezie, condimenti io preferisco una cucina più essenziale. Non sono una noiosa italiana mangia spaghetti, ma preferisco che nel mio piatto ci siano sapori più netti, meno “manipolazioni”.
Finito lo sfogo gastronomico, riprendo con il racconto…la fiaba.

Veuve Clicquot - Bentley

Siamo stati portati a bordo di una Bentley degli anni ’60 verniciata con i colori della Veuve Clicquot, nel cuore pulsante dell’azienda, nei laboratori dove si scelgono i vini che compongono lo Champagne. Già perché, a differenza di quanto io pensassi fino a quel momento, lo champagne non nasce dalla spremitura e doppia fermentazione di una sola uva, ma dal complesso assemblaggio di almeno 70 tipi diversi di vino appartenenti a tre vitigni: il 20% di Pinot Meunier (che conferisce gli aromi fruttati), il 50% di Pinot Noir (per la componente tanninica e il sapore di minerali) ed il restante 30% di Chardonnay (per la componente fresca, gli aromi di limone e agrumi).

Veuve Clicquot - champagne

Veuve Clicquot - champagne

Quella mattina abbiamo assaggiato i tre vini principali che compongono lo Champagne del 2007 e poi l’assemblaggio finale.
Gli enologi d’ora in poi godranno del mio rispetto incondizionato. E’ un lavoraccio assaggiare centinaia di vini per poi sceglierne 70 nella giusta percentuale. Le mie papille erano flippate solo dopo tre assaggi.
Sono tutti vini molto “acidi” altrimenti non rifermenterebbero per dar vita alle bollicine. Un duro lavoro insomma.

Veuve Clicquot - cena

Dopo aver visto il “lato meno romantico dello champagne” (parole di Aisha Thompson bellissima e simpatica Senior Marketing & Communications Manager V.C.) siamo andati a pranzo in centro a Reims al Café du Palais, qui ci hanno raggiunto tra gli altri Madame Roselyne de Casteja – VIP Relation Manager , Edouard de Nazelle – VCP Ambassador ed erede di Madame Clicquot e ovviamente diverse bottiglie di Veuve Clicquot.

Veuve Clicquot - Cattedrale di Reims

Tutti insieme, dopo pranzo abbiamo goduto di una visita molto speciale alla cattedrale di Notre Dame di Reims, in quando abbiamo avuto accesso a parti che normalmente i turisti non possono visitare ed una guida veramente eccezionale: Patrick Demouy professore universitario e medievalista, autore di un libro sulla cattedrale di Reims.

Veuve Clicquot - cantine

Ultima tappa: visita alle cantine, che non sono proprio quello che uno si aspetta, ma un vero è proprio salotto decorato da sculture di Victor Navlet e decorazioni luminose del designer Franck Franjou. E voi pensate si potesse scendere nelle cantine senza fare neanche un brindisi? Assolutamente no!

Veuve Clicquot - cantine

Devo confessare che proprio durante quel brindisi nelle cantine ho cominciato a prenderci veramente gusto, la mia lingua ha cominciato veramente ad apprezzare il sapore oltre che a distinguerlo. E’ stata come una piacevole rivelazione, come quando ci si scopre innamorati…
A domani per l’ultima puntata!

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Alla scoperta di Veuve Clicquot #4

Scritto il 12 settembre 2008 da Francesca Arcuri.

1

Veuve Clicquot - Les Crayères

Quelli di Veuve Clicquot sono stati veramente di manica larga nel regalarci emozioni forti, non ci eravamo ancora riavuti dopo il volo in elicottero ed eccoci catapultati a Les Crayères, il castello nel quale abbiamo pernottato. Guardate le foto e se qualcuno all’ascolto può permetterselo, ci faccia un salto. La regione dello Champagne è bellissima, ne varrà la pena, ve lo assicuro.
Dopo una pausa per “rassettarci” – in realtà io mi sono catapultata a scrivere e mi sono preparata in meno di cinque minuti – siamo stati convocati sempre tramite lettera: ore 20, aperitivo.

Veuve Clicquot - cellar master

Abbiamo goduto della compagnia della persona più importante di Veuve Clicquot, almeno stando a quello che dicono gli addetti stampa: Dominique Demarville – Cellar Master (direttore della cantina). Da lui dipende la buona riuscita di una annata, presiede all’assemblaggio dei vini che compongono lo champagne e dichiara una annata vintage cioè degna di essere conservata (per chi non lo avesse ancora capito è lo champagne più pregiato, quello che diventerà oggetto del desiderio dei collezionisti).

Durante la cena è stato tentato con noi un esperimento molto interessante, perché mentre nella mattinata e durante il pranzo ci avevano fatto degustare champagne di diverse annate, durante la cena presso il ristorante de Les Crayères, ci hanno servito tre champagne della stessa annata. Abbiamo bevuto: Vintage Rich del 2002, Vintage Rosé del 2002, Vintage del 2002.

Veuve Clicquot - cena

Ci è stato chiesto dal Cellar Master di assaggiare ogni portata con tutti e tre i tipi di champagne e poi di scegliere quello che secondo noi era il più adatto. Dopo ogni nostra scelta lui esprimeva prima il proprio parere professionale e poi il suo gusto personale. Devo ammettere che nonostante la mia presunzione (credo di avere un palato attento) ci ho preso raramente, raramente ho fatto la scelta “tecnicamente” giusta, né sono riuscita a far valere le mie ragioni visto che il mio inglese non mi consentiva di argomentare compitamente le scelte.

Forse devo esercitare ancora un po’ il mio palato, un paio di mesi potrebbero bastare…a questo punto le possibilità sono due: o trovo un principe azzurro che paghi questo costoso training o la Veuve Clicquot mi riprende indietro e si fa carico della mia “educazione”. Prometto di applicarmi!

E’ stata per me una serata interessante ed anche molto divertente, anche grazie alla compagnia di Marion Muzi Falconi – International Communication Manager, simpatica “italiana a Parigi” a cui credo di aver fatto “una testa così” dando libero sfogo alla velocità naturale della mia lingua senza il freno dell’inglese. Grazie Marion!
Tornati in camera dopo caffè e ammazzacaffè (un distillato verdastro a 40° di alcol da cui io per la verità mi sono tenuta lontana per il bene del mio fegato) abbiamo trovato l’ennesima lettera (personalmente ho ricevuto più lettere da loro in tre giorni che da tutti i fidanzati avuti dai 17 anni ad oggi): appuntamento per le 12 del giorno successivo, con la promessa di altre meravigliose sorprese.
Non mentivano, perciò restate incollati agli schermi!

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Alla scoperta di Veuve Clicquot #3

Scritto il 11 settembre 2008 da Francesca Arcuri.

1

Veuve Clicquot - dégorgement

Ritmo serrato: sveglia all’alba, appuntamento alle 8.00, partenza in treno per Reims alle 9.00, detto fra noi che bella differenza tra il TGV e le nostre FS! Sappiate che anche gli stranieri conoscevano la storia dei treni congelati con l’intento di stanare-sterminare i parassiti, poveri noi!
Arrivati a Verzy, dimora di campagna Veuve Clicquot intorno alle 10.30 abbiamo subito iniziato ad assaggiare champagne, assistendo al dégorgement (in italiano letteralmente sboccatura) cioè il processo d’apertura delle bottiglie dopo la seconda fermentazione, passaggio necessario per controllare la presenza di residui. Per le bottiglie vintage l’operazione si fa ancora a mano, una ad una (come potete vedere nella foto).

Veuve Clicquot - Cyril Brun

L’enologo Cyril Brun ci ha spiegato che il modo migliore per “sentire” lo champagne è il “grumer”: non ha traduzione letterale, ma in pratica consiste nello sciacquarsi la bocca con la bevanda facendo anche un certo rumore. Non ce lo siamo fatti dire due volte. Volenterosi, ci siamo immediatamente applicati, senza buoni risultati però. Non è molto semplice come può sembrare dalla mia semplicistica descrizione. Io per esempio, non ci sono mai riuscita, credo che troppi anni in collegio mi impediranno per sempre di fare rumore mentre mangio o bevo. Il blogger greco invece era diventato un campione!

Veuve Clicquot - cinque bottiglie vintage

Abbiamo degustato cinque rarissime bottiglie vintage dalla più giovane alla più vecchia, due rosé e tre bianchi. Cinque diverse annate selezionate in base ad alcune delle date di nascita dei blogger partecipanti : 1999-1985-1982-1980-1978.
Per la cronaca, la mia data di nascita, il 1974 non è stata una buona annata neanche per lo champagne, non è stata dichiarata vintage (cioè degna di essere invecchiata)…

Il mio preferito è stato il bianco del 1982…se mia madre considera illegale, che io abbia un fidanzato di quell’anno almeno mi concederà uno champagne! Anche se sarà molto difficile ripetere l’esperienza, tenuto conto di quanto sono rare e di conseguenza costose queste bottiglie. Normalmente, a parte i danarosi collezionisti, vengono messe a disposizione degli enologi a fini “educativi”.

Veuve Clicquot - appunti

Ci hanno voluto fare un regalo e devo dire che il mio palato, ma prima ancora il mio naso, hanno molto apprezzato. Sono molto brava a distinguere sapori ed odori, sono anni e anni che mi alleno con l’acqua!
Finito l’assaggio siamo passati all’aperitivo (e si ci voleva proprio, eravamo all’asciutto da oltre mezz’ora!), abbiamo pranzato insieme a Cyril l’enologo ed a Felix Bocquet – Quality and Environment Director. Quest’ultimo, ha parlato del bassissimo impatto ambientale nella coltivazione della vite (non usano quasi più pesticidi, tengono lontano gli insetti attraverso l’uso di ferormoni. In due parole confondono gli istinti sessuali degli insetti infestanti, impedendone la riproduzione!), nella produzione dello champagne e nel confezionamento, dell’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, temi che come ormai sapete mi stanno molto a cuore e che quindi ho ascoltato con particolare interesse. Perché se è buono, costoso e chic, tanto meglio se è anche eco!

Veuve Clicquot - il pranzo

Quanto al pranzo vi dirò solo questo: i loro bravissimi cuochi hanno il compito di creare il menù in base alle annate e alle caratteristiche del vino che si decide di servire. Praticamente l’esatto contrario di quello che succede normalmente nelle nostre case, ma anche nei ristoranti: generalmente si sceglie la portata e poi si cerca un vino, uno champagne adatto che ne esalti i sapori.
Non so se secondo il loro insindacabile giudizio quel giorno gli chef ci sono riusciti, quello che posso dirvi è che per me e per gli altri blogger presenti era tutto buonissimo e lo champagne che abbiamo bevuto fantastico, perfino quello dolce da dessert che normalmente io detesto!

Veuve Clicquot - le vigne

Ormai satolli abbiamo fatto una breve visita delle vigne sotto una leggera pioggerellina (da qui l’aspetto goffo ed imbacuccato delle foto) e poi delle presse, con un Cicerone d’eccezione Chrisitan Renard – Vineyars Director (l’anziano signore che vedete nelle foto e che assomiglia a Babbo Natale).

Veuve Clicquot - le vigne

Ci ha spiegato moltissime cose interessati sulla vendemmia, sulla necessità di una forte escursione termica diurna nelle due settimane che la precedono affinché l’uva raggiunga il grado di acidità necessario perché ci siano le due fermentazioni che danno vita alle bollicine. Vengo da una famiglia di agronomi, ma ho scoperto cose che neanche sospettavo: per esempio l’utilizzo di uve nere per fare lo champagne! E non parlo del rosé, ma di quello bianco.

Veuve Clicquot - elicottero

Ormai provati dalla sveglia all’alba, dal viaggio (a parte me ed altri due gli altri erano afflitti dal fuso orario) e dai vari assaggi, siamo stati messi su un pulmino credendo di andare in albergo. Bramavo una doccia, invece ci siamo ritrovati in un air club con due elicotteri già pronti al decollo. Visita aerea delle vigne Veuve Clicquot.

Veuve Clicquot - elicottero

Per me e per la maggior parte degli altri era la prima volta in elicottero e nonostante io sia piuttosto abituata al volo, l’emozione è stata ugualmente molto forte. La vista dall’alto era da togliere il fiato, pioveva e mi sentivo dentro a un film… Osservare le vigne dall’alto con la cuffia sulle orecchie e l’auricolare posizionato davanti alla bocca.

Veuve Clicquot - elicottero

Vi assicuro però che non ho detto una sola parola durante tutto il volo e non per la paura, piuttosto per gustare il momento attimo per attimo.
Emozionatissimi all’atterraggio ognuno di noi (blogger per caso, grafomani per natura) ha iniziato a scrivere di getto, ci eravamo ripromessi (specialmente io e Costas il simpatico blogger greco genitore di Yatzer) di iniziare a scrivere solo alla fine del tour, ma ormai ci si era smosso qualcosa dentro …dovevamo metterlo nero su bianco!
Appuntamento a domani per il resto!

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Alla scoperta di Veuve Clicquot #2

Scritto il 10 settembre 2008 da Francesca Arcuri.

6

Veuve Clicquot - book

Tanto è stato fitto l’alone di mistero intorno all’evento che sono arrivata a Parigi senza neanche sapere in che albergo avrei alloggiato, l’unica cosa certa era che qualcuno sarebbe venuto a prendermi all’aeroporto. Per fortuna così è stato.
L’albergo, il Sofitel Le Faubourg, era fantastico, situato nel cuore dello shopping milionario. Per me, al verde dopo le spese pazze per il matrimonio di mio fratello, resistere è stato difficile come per un golosone diabetico resistere senza toccare nulla in una pasticceria!

In camera a parte una bottiglia di champagne, ovviamente Veuve Clicquot, una bella penna e un quaderno da viaggio (oggetto che adoro, tenuto conto della mia grafomania) ho trovato una lettera (prima di una lunga serie) di Stéphane Gerschel, International Communication Director, che mi invitava a presentarmi alle 19 al bar del Plaza Athénée Hotel per un aperitivo (che ve lo dico a fare) a base di Champagne con gli altri blogger, il designer Christophe Pillet, Stéphane Gerschel in persona e molti altri ancora.

Veuve Clicquot - cena sulla Senna

Dopo le presentazioni, i convenevoli di rito, due chicchere con il designer, l’imbarazzo (mio) per il mio pessimo inglese (devo rimettermi a studiarlo, odio dover star zitta per paura di fare troppi errori…anche perché il mio silenzio dura sempre pochissimo), qualche bicchiere di champagne, ci hanno messo su un taxi per una destinazione non meglio identificata.
Ci siamo ritrovati sotto una pioggerella autunnale per me molto piacevole tenuto conto del caldo torrido patito in Italia, lungo un argine della Senna ad aspettare non si capiva cosa.
Ed ecco spuntare da dietro un ponte il nostro ristorante galleggiante. Una bellissima barca di legno noleggiata perché noi potessimo cenare navigando lungo la Senna ed ammirando dai finestrini la Torre Eiffel illuminata di blu, Notre Dame, la statua della libertà e quanto di meglio il panorama parigino può offrire da quella insolita prospettiva.

Veuve Clicquot - cena sulla Senna

Ad attenderci a bordo c’erano Andrea Crippa International Marketing Director, un manager italiano simpatico ed alla mano (lo direi anche se non avesse dichiarato che il suo nome preferito è Francesca !) e Lia Riva. Sì proprio lei, la regina dei motoscafi italiani. Quelli di cui mio zio e mio padre parlano con gli occhi che gli si illuminano.
Anche lei è stata gentilissima, disponibile, simpatica e curiosa, interessata a tutti noi ed ai nostri blog, mi ha assicurato che d’ora in poi ci leggerà, perciò la saluto con un “ciao ciao” della manina proprio come si fa in tv con gli amici lontani!

Da qualche anno Riva e Veuve Clicquot hanno iniziato a collaborare non solo organizzando eventi, ma anche creando La Grande Dame Cruise Collection by Riva, una linea di esclusivi complementi d’arredo per i motoscafi che allo stesso tempo esaltano l’eleganza delle bottiglie di Champagne Veuve Clicquot. Del resto il loro comune motto è: una sola qualità, la migliore!

Veuve Clicquot - cena sulla Senna

Difficile descrivere i sapori del cibo e dello Champagne, l’eleganza della tavola, i colori dei piatti, il panorama intorno. Forse possono essermi d’aiuto le foto di Jean Aw di Notcot (per l’intero servizio fotografico date un’occhiata al suo post) e quelle di Costas Voyatzis di Yatzer.
A parte l’assenza di un principe azzurro, nulla mancava perché io mi sentissi veramente come Cenerentola. Vabbè, portavo delle Church’s bicolore, ma nessuno può negare che sono delle scarpe da urlo.
E poi chi ha detto che Cenerentola è tale solo se magrissima e su tacchi a spillo?!
Dunque, dicevo, non avevo il principe azzurro, unica cosa a cui non hanno provveduto quelli della Veuve Clicquot (il compito sarebbe stata molto arduo perfino per loro!) ma la compagnia è stata molto piacevole e la serata è volata.

Unica nota stonata? Un’uscita di Monsieur Stephane (il grande capo della comunicazione del brand) che non sono riuscita proprio a mandare giù nonostante la gentilezza usata nei miei riguardi nei giorni successivi e gli innumerevoli flûtes di Champagne.
Dopo aver saputo che ero “l’Italiana” e che pur arrivando da Bologna sono Calabrese, mi ha chiesto se avevo parenti mafiosi, anzi per l’esattezza ha proprio detto nella ‘ndrangheta. Parlavamo in inglese e non volendo credere alle mie orecchie, ho chiesto di ripetere. Detto fatto: Hai parenti nella ‘ndrangheta calabrese?
Il mio sguardo si è perso nel vuoto e la memoria è tornata a quella volta in prima liceo scientifico quando un mio ex compagno di classe mi chiese la stessa cosa (erano i primi giorni di scuola e mi ero appena trasferita a Bologna). Quella volta ho iniziato ad urlare così forte che la Prof. di Latino lo ha sospeso per qualche giorno.
Strano approccio per un direttore internazionale della comunicazione, non credete? O forse è umorismo francese? Se è così allora lo capisco di meno che quello inglese, ma forse sono solo troppo permalosa…

Comunque, finita la cena siamo tornati in albergo, dove ci aspettava un’altra lettera. Appuntamento per il mattino successivo alle 8.00 in punto. Destinazione? Reims. Programma? Sconosciuto! Ancora mistero…
A domani per il resto!

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Alla scoperta di Veuve Clicquot #1

Scritto il 09 settembre 2008 da Francesca Arcuri.

5

Alla scoperta di Veuve Clicquot

Mi sento come una Cenerentola, dopo la mezzanotte. La carrozza è tornata ad essere una zucca, il bellissimo vestito si è trasformato in uno straccio e per di più ho perso una scarpa!
No tranquilli, le mie scarpe stanno benone e sono tutte nell’armadio… Ma mi sento ugualmente depressa, nostalgica come Cenerentola. E dire che avevo sempre sottovalutato i suoi sentimenti del dopo ballo.
Cercherò di calmarmi, fare un bel respiro e raccontarvi in modo più comprensibile e logico possibile quello che mi è successo negli ultimi giorni.
Sono stata in Francia a fare un tour da sogno, da Parigi a Reims, nella regione Francese dello Champagne, ospite di Veuve Clicquot Ponsardin.

Quando Simone mi ha telefonato il giorno di Ferragosto per dirmi che la Veuve Clicquot Ponsardin Champagne ci aveva contattato per invitarci mi sono venute in mente due immagini: il tappo che mi ha colpito l’ultimo Capodanno ed una mia conoscente che pavoneggiandosi per la sua ultima conquista altolocata quanto attempata, un giorno mi disse: mi è venuto a prendere con la sua Porche Cayenne e mi ha portato a bere uno champagnino. I brividi.

Luoghi comuni difficili da “sfrattare” dalla mia testa. Se si parlava di Champagne fino a lunedì 1 settembre 2008 pensavo:
1) c’è qualcosa da festeggiare e servono rumore e bollicine.
2) è più adatto ai wannabe che a me, io sono una snob, per sentirmi figa non mi devono offrire dello champagne. Io bevo ottimo vino bianco fermo e lo pago da sola!Veuve Clicquot

Comunque, ho accettato l’invito per curiosità e lusingata del fatto che Frizzifrizzi fosse l’unico blog italiano (in realtà l’unico blog a scrivere non in francese o in inglese ) ad essere stato invitato.
Il tour è stato organizzato da un simpatico e gentile newyorkese Nima Abbasi, alla cui agenzia (la WFG Media ) la Veuve Clicquot ha affidato il compito di “sondare” i nuovi media, alias noi blog.
A parte me, hanno partecipato: Costas Voyatzis per Yatzer, Jean Aw per Notcot, Brian Leavy per Materialiste, Ami Kealoha e Seth Brau per Cool Hunting e Jamie Starr per Josh Spear.
Tutti giovanissimi, simpatici, super efficienti e professionali… Io mi sono spesso sentita come la zia che cerca di stare al passo !

Ma procediamo per gradi e partiamo dall’attesa. Detesto aspettare, affidare ad altri l’organizzazione del mio tempo perciò devo dire che la segretezza che ha circondato il progetto mi ha innervosito più che incuriosito.
In una mail ho perfino scritto loro che avevo bisogno del programma per sapere che scarpe portare!
E non ridete, è un problema serio per una blogger shoes-addicted in trasferta a Parigi in mezzo ai rappresentanti dei blog più importanti al mondo (per quando riguarda moda, lifestyle, design). Insomma dovevo avere con me le scarpe giuste per ogni evenienza.
Crudeli, non si sono commossi neanche con questo argomento! Hanno rispettato le consegne avute dal loro capo e non hanno voluto rivelare niente, così sono partita alla volta di Parigi con sette paia di scarpe in valigia. Faticosissimo.

A domani per il resto del resoconto!

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