Selexyz Dominicanen, Maastricht, Olanda (foto: Bert Kaufmann | fonte: xhurches.org)

Xhurches: un sito cataloga le chiese sconsacrate e riutilizzate per altre attività

«Le chiese sconsacrate sono per me luoghi molto particolari, hanno un richiamo a più voci: la vita sacra, la rinascita, la vita profana. In Italia esistono centinaia, forse migliaia di chiese sconsacrate, sparse per tutto il paese. Molte si trovano in stato di abbandono, spesso dimenticate. Negli ultimi anni però, si è sempre più diffusa una politica di recupero e di riadattamento degli ex luoghi sacri per adibirli ad un nuovo utilizzo. Ciò che sorprende è la grande varietà delle destinazioni d’uso: le più disparate, le più impensabili. Il mio progetto è iniziato proprio da qui: documentare i luoghi a partire dalla loro nuova identità e dalla loro nuova vita».

“The Mass is Ended”, di Andrea Di Martino, Reinhardt Friedrich Verlag, gennaio 2016 Amazon
“The Mass is Ended”, di Andrea Di Martino, Reinhardt Friedrich Verlag, gennaio 2016
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Queste parole sono di Andrea Di Martino, fotografo che vive e lavora a Milano e che con il suo progetto The Mass is ended (La messa è finita) ha documentato dal 2008 al 2013 decine di chiese sconsacrate sparse in tutta Italia e riutilizzate per altre attività (un teatro, una sala conferenze, una biblioteca, un negozio di vini, l’atelier di un artista, persino un’autofficina) vincendo due importanti riconoscimenti, il Premio Ponchielli e l’Authors in Selection della biennale di fotografia delle Tenerife.

Non è un mistero che l’Europa stia diventando sempre più laica e il fenomeno, oltre a interessare la sfera spirituale, quella sociale e, per riflesso, pure legislativa (vedi le tante polemiche sui crocifissi e le canzoni di Natale nelle scuole, i “burkini” sulle spiagge), influisce anche sugli spazi urbani.

Come Di Martino ha portato all’attenzione del grande pubblico attraverso le sue foto, infatti, le chiese sconsacrate sono sempre di più, e negli ultimi tempi i media hanno cominciato ad interrogarsi e a puntare il dito sulla questione, soprattutto quando il riutilizzo dei luoghi un tempo sacri urta la sensibilità di qualcuno. Lo stesso progetto di Di Martino, ospitato nel 2011 in una delle famigerate “gallery” di Repubblica, rimbalzò su diversi siti cattolici scatenando molti commenti, non sulle foto in sé ma sulla tristezza di vedere attività profane e registratori di cassa là dove un tempo si celebravano le messe.

Xhurch, Portland, Oregon, USA (foto: Lymay Iwasaki | fonte: xhurches.org)
Xhurch, Portland, Oregon, USA
(foto: Lymay Iwasaki | fonte: xhurches.org)

Un paio di anni fa fu addirittura il prestigioso Wall Street Journal a occuparsi dell’argomento, partendo dall’esempio di una chiesa di Arnheim, in Olanda, diventata un paradiso per gli skater.
Per quanto riguarda l’Italia non ci sono dati ufficiali su quante siano esattamente le chiese sconsacrate (un bell’elenco si può comunque trovare su Wikipedia). Il WSJ parla del resto d’Europa, snocciolando qualche cifra: 20 chiese all’anno chiudono in Inghilterra, 515 quelle chiuse in Germania negli ultimi dieci anni, 200 in Danimarca, circa 1000 quelle che si stimano chiuderanno nei Paesi Bassi nei prossimi dieci anni.

Come dimostrato da La messa è finita, dagli esempi riportati dal giornale americano e da quelli, sempre più numerosi, che spuntano sui siti di tutto il mondo (Chiesa consacrata diventa skate park, diventa pub, diventa b&b…), le attività alternative — laddove c’erano crocifissi e scomode panche — sono di tutti i tipi, da quelle culturali a quelle commerciali fino a quelle private, ben altra cosa rispetto a quando, da ragazzini, restavamo affascinati ogni qual volta sentivamo l’espressione “chiesa sconsacrata” e immaginavamo riti satanici, sedute spiritiche, orge fetish o rave pieni di allucinogeni e preti in lotta col demonio (di tanto in tanto, comunque, capita anche questo).

Barcelona Supercomputing Center, Barcellona, Spagna (foto: Barcelona Supercomputing Center | fonte: xhurches.org)
Barcelona Supercomputing Center, Barcellona, Spagna
(foto: Barcelona Supercomputing Center | fonte: xhurches.org)

E nonostante il vecchio diritto canonico avesse la capacità di proiettarti direttamente dentro a un horror di serie B — «una chiesa è profanata dal delitto di omicidio, da uno spargimento di sangue ingiurioso e rilevante, dall’essere stata adibita a usi empi e sordidi, dalla sepoltura di un infedele o di uno scomunicato dopo la sentenza di condanna. In tali casi la chiesa non può essere usata, fino a che non sia stata riconciliata con i riti all’uopo prescritti» — il nuovo diritto canonico è più sobrio:

«I luoghi sacri sono profanati se in essi si compiono con scandalo azioni gravemente ingiuriose, che a giudizio dell’Ordinario del luogo sono tanto gravi e contrarie alla santità del luogo da non essere più lecito esercitare in essi il culto finché l’ingiuria non venga riparata con il rito penitenziale, a norma dei libri liturgici» [Canone 1211].

E ancora: «I luoghi sacri perdono la dedicazione o la benedizione se sono stati distrutti in gran parte oppure destinati permanentemente a usi profani con decreto del competente Ordinario o di fatto» [Canone 1212].
Anche se nella realtà dei fatti, nella maggior parte dei casi sconsacrare una chiesa deve assomigliare di più ad un protocollo burocratico o a un semplice trasloco che a un rito esorcistico.

Bike Temple, Portland, Oregon, USA (foto: Matthew Henderson | fonte: xhurches.org)
Bike Temple, Portland, Oregon, USA
(foto: Matthew Henderson | fonte: xhurches.org)

Resta il fatto che, al netto di alcuni fedeli che storcono il naso, nelle ex chiese di tutto il mondo si facciano tante bellissime attività. C’è addirittura un sito, Xhurches, che sta faticosamente provando a catalogarle, soprattutto quelle americane, e non soltanto le chiese cattoliche ma anche quelle di altre confessioni, cristiane e non.
I fondatori sono loro stessi dei “convertitori”, avendo preso una chiesa di Portland e avendola convertita prima in una sorta di ufficio e poi in uno spazio per eventi legati all’arte.

Finora la directory di Xhurches conta appena poche decine di realtà (solo una in Italia, la Chiesa di San Lorenzo a Venezia), praticamente poco più di una goccia nel mare, ma c’è da dire che il lavoro fatto finora non è male, e c’è la possibilità di contribuire alla causa segnalando progetti simili.
L’intento — come spiegano sul sito — è mostrare l’evoluzione di questa tendenza e fornire una piattaforma per il dialogo attorno alle chiese recuperate e ai temi relativi ad esse, aiutando a diffondere modelli di buon riutilizzo e contemporaneamente provando a mettere in evidenza un network che ancora non è stato mappato.
E che, aggiungo io, sarà sempre più numeroso.

Selexyz Dominicanen, Maastricht, Olanda (foto: Bert Kaufmann | fonte: xhurches.org)
Selexyz Dominicanen, Maastricht, Olanda
(foto: Bert Kaufmann | fonte: xhurches.org)
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