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Gli erbari, soprattutto quelli medievali, sono pieni di piantine magiche, di veleni usati come medicine, di infiorescenze dalle proprietà allucinogene, soporifere, afrodisiache, di radici (vedi la mandragora) capaci di uccidere un uomo col loro insopportabile pianto (ma andava benissimo, ad esempio, per curare la calvizie).
C’è il giusquiamo che intorpidisce i pensieri, la lachnunga che allontana gli spiriti magligni, la salvia che dà sollievo al sistema nervoso, la canfora contro la peste, il finocchio per curare le putrefazioni intestinali (ma anche la piantaggine, da spalmare sull’ombelico, contro il parassiti intestinali dei bambini), il colchico per togliere le lentiggini, la valeriana come antidoto per il veleno degli scorpioni, la stricnina per rinforzare l’apparato riproduttivo delle ragazzine nella pubertà.

Per farla breve, se sopravvivevi al rimedio — al massimo con qualche viaggio allucinante — allora potevi considerarti fortunato e sperare di sopravvivere anche al malanno.
Ora immagina tutto questo verde ben di dio nei pensieri e nelle abili mani di una serie di fumettisti e illustratori (forse a loro volta fatti di erbe o forse no, questo non è dato saperlo) e potrai avere un’idea di quello che ci sarà sul nuovo numero di Lök Zine, rivista autoprodotta fondata dall’omonimo collettivo di cui fanno parte Elisa Caroli, Salvatore Giommarresi, Lucia Manfredi e Fatomale.

Dopo aver lanciato una “chiamata alle matite e ai pennelli” per partecipare a questa nuova uscita, Lök Zine #8, interamente dedicata alla piante, è finalmente pronta a uscire (la data ufficiale è il 14 gennaio ma nel frattempo si può pre-ordinare scontata).

Dentro ci trovi le opere realizzate da artisti più o meno conosciuti della scena italiana e internazionale — nomi come Giuliano Buttafuoco, Alessandro Cripsta, Andrea De Luca, Martina Grasso, Davor Gromilović, Chester Holme (autore del fumetto di cui proproniamo qua sotto una piccola preview), Fausto Montanari, Martoz, Carol Rollo, Lia Tuia, Anna Wieszczyk — mentre la copertina è opera di Marco Goran Romano, protagonista anche di un’intervista all’interno del magazine, che è interamente in bianco e nero ma ha al suo interno un booklet a colori opera di Jutea.


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