•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

a cura di Slideluck Napoli

Slideluck è un’organizzazione artistica, internazionale e no-profit, che si dedica alla creazione e al rafforzamento del senso di aggregazione attraverso il cibo e la fotografia. Dal 2000 Slideluck ha organizzato eventi in oltre 100 città in tutto il mondo, che uniscono slideshow multimediali a cene creative. L’organizzazione funge da vetrina per l’esposizione di progetti innovativi e si rivolge a fotografi, curatori, collezionisti ed editor, in un contesto creativo.

Roberta Fuorvia e Teodora Malavenda, art e local directors di Slideluck Napoli, hanno lanciato, insieme a Francesca Bellino (curatrice dell’account @slidelucknaples) e Sasha Taormina (responsabile ufficio stampa) cinque contest con cui propongono ogni settimana un tema differente, invitando i fotografi a condividere i propri scatti con l’hashtag dedicato. A conclusione di ogni settimana viene scelta la foto più attinente con l’argomento proposto.

Il fotografo scelto per l’ultimo IG contest, con il tema #borders, è Riccardo Schirinzi (in arte Charlie Davoli), che è stato intervistato da Roberta e Teodora.

* * *

© Riccardo Schirinzi/Charlie Davoli

Raccontaci lo scatto con cui hai vinto il quinto e ultimo contest Instagram indetto da Slideluck Napoli con il tema borders.

In origine quest’artwork venne concepito come copertina di un singolo musicale, pubblicato per un mio carissimo amico Giorgio Tuma: nell’immagine sono raffigurate due sagome ben distinte, Giorgio insieme a Laetitia Sadier (Stereolab).
Borders come queste due sagome (umane) così apparentemente vicine e sovrapposte, ma separate da contorni ben netti, quasi a delimitare due universi ben distinti e lontani, come d’altronde gli esseri umani, in quanto universi a sé stanti, vivono la propria singolarità nella più totale incapacità di superare il proprio confine interiore e condividere ogni anfratto, persino quello meno oscuro.

© Riccardo Schirinzi/Charlie Davoli

Raccontaci il percorso che ti ha avvicinato alla fotografia.

Il mio approccio alla fotografia è alquanto atipico, nel senso che il mio background di partenza proviene dalla grafica, e dunque solo successivamente l’approccio verso una macchina fotografica è divenuto necessario.
Devo confessare che ho sempre provato un leggero timore nell’avvicinarmi ad una reflex: mi terrorizzava capire cosa significassero tutte quelle “cose” strane tipo ISO, diaframma, tempi di esposizione, otturatore eccetera eccetera, e dunque faticavo anche all’idea di avvicinarmi.
Credo che fosse solo e soltanto pigrizia mentale, tanto che poi successivamente per questioni lavorative mi son dovuto rimboccare le maniche e scendere in pista anche io con una reflex tra le mani, e solo e soltanto con l’esperienza nel tempo ho superato tutte queste pigre resistenze.
Ad oggi non sento di potermi definire un fotografo (nel senso puro del termine) e né tantomeno un grafico, mi piace più defilarmi tra l’ibrido concetto delle due figure mescolate con sapiente ignoranza insieme.

© Riccardo Schirinzi/Charlie Davoli

Dando uno sguardo al panorama fotografico contemporaneo, consigliaci i nomi di tre giovani fotografi da tenere d’occhio.

Seguo su instagram tre fotografi che adoro:
Bill Durgin, le sue ipnotiche composizioni umane mi lasciano con il fiato sospeso.
Mária Švarbová, adoro le sue atmosfere così innaturalmente immobili e quel colore slavato così fuori dal tempo.
Dimitri Daniloff impazzisco per la sua visionaria mente capace di fondere l’irreale con il reale nella maniera più vera possibile.

© Riccardo Schirinzi/Charlie Davoli

Vogliamo conoscerti meglio, capire cosa ruota intorno al tuo pensiero artistico e sapere da te il titolo di un libro, di un film e di una canzone a cui sei particolarmente legato.

Libro: ho iniziato da poco ad immergermi nel mondo distopico di 1984 (Orwell) e non ho idea di cosa mi attenderà alla fine del viaggio.
Film: ce ne sarebbero davvero tanti che vorrei elencare qui, mi sento fortemente in difficoltà a sceglierne solo uno nella vasta filmografia e dunque opto per due (e recenti), Melancholia (di Von Trier) per la sua oscura fotografia e per il senso di lenta e persistente angoscia, e Interstellar (di Nolan), che reputo il miglior film di fantascienza degli ultimi 30 anni dopo Kubrick.
Canzone: anche qui, e forse anche più dei film, individuare una sola canzone è praticamente impossibile, io che ho sempre vissuto di musica, però se dovessi restringere la scelta unicamente al fattore temporale credo che un pezzo possa rappresentare il mio ultimo anno di vita fatto di profondi cambiamenti, Wait (M83), che segna indissolubilmente la mia nuova primavera personale.

© Riccardo Schirinzi/Charlie Davoli

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Uno studio sull’interazione del corpo attraverso i solidi nello spazio: trovo affascinate come la materia vivente possa integrarsi e diventare parte compenetrante della materia solida inanimata.

© Riccardo Schirinzi/Charlie Davoli

Cosa rappresenta per te la fotografia e qual è il genere e lo stile che prediligi?

La “fotografia”, o ancora meglio le “arti figurative” rappresentano nel mio caso il mezzo ludico attraverso cui ironizzare sulla realtà che ci circonda, nel tentativo di esasperare e poi divertire la nostra sopita percezione visiva con una continua ricerca di paradossi ed architetture possibili.

© Riccardo Schirinzi/Charlie Davoli

Ci sono degli autori specifici a cui fai riferimento?

Ancor oggi rimango affascinato quando prendo in mano la copertina di un disco qualsiasi concepito dagli Hipgnosis, per intenderci gli autori delle copertine dei Pink Floyd: un collettivo di geni artigiani, anticipatori di ciò che, molto tempo dopo, sarebbe stato definito “photoshopping”.
Stessa venerazione quando penso ai futuristici paesaggi dei Superstudio, collettivo di neo laureati architetti fiorentini di fine anni ’60.

© Riccardo Schirinzi/Charlie Davoli

© Riccardo Schirinzi/Charlie Davoli

© Riccardo Schirinzi/Charlie Davoli


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •