A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016 (foto: Andrea Buccella - courtesy A.I. Artisanal Intelligence)

A.I. Artisanal Intelligence: intervista ad Alessio de’ Navasques

Classe 1985, brindisino di nascita, cresciuto a Bari, romano d’adozione, architetto per formazione, curatore per attitudine e passione, grandissimo ricercatore di nuovi talenti e collaboratore di testate come L’Officiel Italia, Elle, Flair, I-D, Artribune: Alessio de’ Navasques di “cappelli”, come si suol dire, ne ha evidentemente molti ma da sei anni a questa parte la sua vita ruota principalmente attorno ad A.I. Artisanal Intelligence, progetto creato sei anni fa assieme alla storica della moda e del costume Clara Tosi Pamphili.

Alessio de' Navasques (foto: Marco Barbato - courtesy: Alessio de' Navasques)
Alessio de’ Navasques
(courtesy: Alessio de’ Navasques)

Nato all’interno di Altaroma, Artisanal Intelligence — cito dal sito — “ricerca e promuove le nuove espressioni artigianali ed artistiche in collaborazione con le realtà storiche dell’alta manifattura italiana”. Per dirla in altri termini: scova e promuove nuovi talenti, li mette in relazione con artisti contemporanei, racconta mestieri e aziende d’eccellenza, apre luoghi di Roma che solitamente è impossibile visitare. E tutto questo lo fa benissimo, tra gli applausi di giornalisti e addetti ai lavori e gli sguardi pieni di meraviglia dei visitatori.

In un pezzo uscito qualche giorno fa su Vix Magazine, il direttore Andrea Batilla ha scritto: «A.I. Artisanal Intelligence, un altro appuntamento ormai consueto che racconta l’esplosivo incontro tra artigianato e contemporaneità pensato dalla sempre più iconica Clara Tosi Pamphili e dal sempre più sul pezzo Alessio de’ Navasques».
E proprio dal quel “sempre più sul pezzo” comincio a intervistare Alessio.

* * *

Che ne pensi di quello che ha scritto Andrea su di te?

Lo prendo come un complimento. Credo che lui intenda la capacità di sapersi muovere a 360° su linguaggi diversi, che un po’ il “segreto” del successo di Artisanal Intelligence. Un occhio su ciò che è di confine, tra moda, arte contemporanea, design…

C’è anche una grande attenzione verso la comunicazione.

Quella è indispensabile. Io scrivo anche e so bene come funziona un magazine online, quali sono le cose che possono interessare. Credo che poi Andrea si riferisse anche a una crescita personale, durante tutti questi anni di Altaroma che lui ha potuto seguire, venendo ogni volta a vedere il progetto.

Boglárka A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016 (foto: Andrea Buccella - courtesy A.I. Artisanal Intelligence)
Boglárka
A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016
(foto: Andrea Buccella – courtesy A.I. Artisanal Intelligence)

Tu “nasci” con l’attività dello showroom di famiglia, giusto?

Io ho studiato architettura. Ma ho iniziato quando ancora da studente, portavo avanti delle ricerche e un lavoro di archiviazione di abiti vintage per la mia amica Dora Giannetti di Elizabeth The First. Una collezionista che fa ricerca sul confine tra moda e antropologia — ad esempio capi tribali, abiti tradizionali del sud est asiatico, gioielli antichi. Poi ho conosciuto Clara [Tosi Pamphili, ndr] e abbiamo iniziato a buttar giù un po’ di idee, quelle che poi avrebbero portato ad A.I.

Come vi siete conosciuti tu e clara?

Per caso. Conobbi Angelo Bucarelli, un grande personaggio, romano, molto eclettico, un vero dandy. Lui era stato incaricato di mettere insieme la collezione di abiti di D’Annunzio e mi chiese una mano per quello che sarebbe poi diventato il Museo D’Annunzio Segreto, per cui feci un piccolo progetto architettonico. Fu tramite lui che incontrai Clara. Era il momento in cui Silvia Venturini Fendi stava lanciando nuove iniziative su Roma, quindi eravamo nel posto giusto al momento giusto, perché prima, a Roma, di cose del genere non se n’erano mai fatte.

L’unico illustre precedente fu Fashion on Paper, organizzato da Maria Luisa Frisa nel gennaio del 2009.

Alessio de' Navasques e Alessandro Cirulli durante A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016 (foto: Andrea Buccella - courtesy A.I. Artisanal Intelligence)
Alessio de’ Navasques e Alessandro Cirulli durante A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016
(foto: Andrea Buccella – courtesy A.I. Artisanal Intelligence)

Lo conosco bene Fashion on Paper. Maria Luisa invitò anche Frizzifrizzi e per noi fu una grande occasione in quanto a visibilità e, in un certo qual senso, pure autorevolezza. Col senno di poi, tantissimi progetti editoriali italiani nacquero grazie a quell’insieme di realtà e di personaggi che la Frisa mise assieme. Credo sia uno dei suoi maggiori talenti quello di riunire le persone giuste e far scattare la scintilla iniziale. Sicuramente Fashion on Paper fu qualcosa di molto avanti, forse persino troppo, rispetto ai tempi.

Sì, è stato un progetto che si potrebbe definire come “precursore”. Anche per me è stato una sorta di prima volta. Lì ho conosciuto una serie di giornalisti e influencer con cui poi ho collaborato, come Nunzia Garoffolo, Federico Poletti

A proposito di premonizioni, anche tu e Clara avete anticipato i tempi puntando sull’artigianato, che all’epoca della prima edizione di A.I., nel 2010, non era neanche lontanamente discusso, analizzato, “di moda” come invece è oggi.

Pensa che quando facemmo la prima edizione, uscirono degli articoli di critica che se la prendevano proprio per il fatto di dar spazio agli artigiani. Oggi fa sorridere a ripensarci, perché l’artigianato è uno dei temi del momento, ma allora non era solo sottovalutato ma anche un po’ disprezzato. Noi all’epoca abbiamo scelto di raccontarlo sotto una luce diversa, portando gli artigiani a realizzare progetti con gli artisti, a creare installazioni nelle gallerie d’arte.

Stefano Russo A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016 (foto: Andrea Buccella - courtesy A.I. Artisanal Intelligence)
Stefano Russo
A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016
(foto: Andrea Buccella – courtesy A.I. Artisanal Intelligence)

C’è però tanta confusione su ciò che è artigianato e ciò che non lo è, sui cosiddetti nuovi artigiani…

È un panorama molto eterogeneo: ci sono i cosiddetti “mestieri dell’arte”, artigiani la cui ricerca sconfina nell’arte contemporanea, alcuni che scelgono di fare solo limited edition, altri che sono talenti nascenti della moda, come ad esempio Filippo Pugnetti, vincitore di Who’s on Next, che ha debuttato con la prima collezione nella scorsa edizione di Artisanal Intelligence.

Guardando tra tutti i nomi che avete presentato e con cui avete lavorato nelle varie edizioni di A.I. quel che si nota è che poi tanti hanno avuto successo. Questo significa avere una sensibilità e un occhio fuori dal comune nel trovarli ma anche una capacità di raccontarli come si deve e tirar e fuori le potenzialità.

A volte il vero aiuto che diamo, quel qualcosa in più, non è tanto il fatto di trovarli ma quello di seguirli. E noi li sosteniamo durante tutto l’anno, non soltanto durante eventi che poi presentiamo ad Altaroma. Si instaura anche un rapporto umano, di amicizia e tutoraggio che prosegue nel tempo, anche offrendo la possibilità di partecipare a fiere come il White, a Milano, o il Vendôme Luxury, a Parigi, con cui abbiamo stretto delle collaborazioni.

parte dell'installazione di Ophelia Finke A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016 (foto: Andrea Buccella - courtesy A.I. Artisanal Intelligence)
parte dell’installazione di Ophelia Finke
A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016
(foto: Andrea Buccella – courtesy A.I. Artisanal Intelligence)

Lo stesso tipo di supporto lo date anche agli artisti con cui lavorate?

Sì, lo abbiamo sempre fatto ma ora lo abbiamo razionalizzato. Dall’ultima edizione abbiamo deciso di selezionare un giovane artista internazionale, di invitarlo a Roma e produrgli un lavoro. Il primo, anzi la prima è stata Ophelia Finke. Lei è una giovane promessa dell’arte contemporanea ma non era mai venuta in Italia. Il lavoro che le abbiamo prodotto, To Rome with Love, ha avuto un buon riscontro, soprattutto nel mondo dell’arte contemporanea. Sono venuti diversi curatori, critici e galleristi. È anche uscito su Purple.

Fino a quest’ultima edizione di A.I., comunque, di collaborazioni con artisti ce ne sono state molte. Penso a Sissi, Milton Manetas, Simone Valsecchi…

Certamente. Le prime edizioni di A.I. erano dislocate proprio tra le gallerie d’arte di Roma. Ora però cerchiamo di indirizzarci più verso quest’altro tipo di progetto, dando visibilità e ospitando talents internazionali che sono chiamati a creare un’istallazione “site specific”per la mostra.

Theodora Bak A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016 (foto: Andrea Buccella - courtesy A.I. Artisanal Intelligence)
Theodora Bak
A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016
(foto: Andrea Buccella – courtesy A.I. Artisanal Intelligence)

Un’evoluzione molto naturale.

Sì, Artisanal Intelligence è stato una sorta di “circuito off”, una specie di “FuoriAltaroma”, parafrasando il famoso Fuorisalone di Milano. Finora le collaborazioni con artisti e galleristi sono nate in maniera spontanea mentre nell’ultima edizione abbiamo cercato di fare qualcosa di più pensato, di avere un programma più mirato. Abbiamo cercato di razionalizzare, focalizzando l’attenzione su un solo artista, rendendoci conto che anche per lui, o per lei, questo tipo di evento ha un grande potenziale.

Artisanal Intelligence è nato in seno ad Altaroma ma sta diventando sempre di più qualcos’altro, che cresce da solo parallelamente ad Altaroma, anche collaborando con altre fiere, come dicevamo prima.

È vero, però è anche vero che si tratta di un progetto nato e pensato per Roma. Ha un forte legame con la città e i suoi luoghi, ha aperto le porte di posti che fino a quel momento erano rimasti chiusi, cosa che ora Altaroma sta continuando a fare anche per altri progetti. Sarebbe interessante se diventasse sempre più un organismo vitale e vibrante che parte da qui per promuovere il Made in Italy e le eccellenze in giro per il mondo.

Roman Micromosaic A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016 (foto: Andrea Buccella - courtesy A.I. Artisanal Intelligence)
Roman Micromosaic
A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016
(foto: Andrea Buccella – courtesy A.I. Artisanal Intelligence)

Il format A.I. non potrebbe essere scalabile e trasferibile su altri contesti?

Assolutamente sì, è un modello applicabile ad altre città ed altre nazioni. Per ora è su Roma ma non è detto che in futuro non possa essere esportato anche altrove.
Mi piacerebbe molto pensare qualcosa di simile — non uguale, simile — in qualche altro paese. Attualmente ci stanno contattando fondazioni da tutto il mondo, interessate a questo tipo di concetto, focalizzato sull’artigianato, che racconta l’heritage, che promuove nuovi talenti e giovani artisti, e che inoltre fa riscoprire anche i mestieri dell’artigianato storico visto che in ogni edizione puntiamo l’attenzione su un mestiere: ad esempio l’ultima ha avuto come protagonista il micromosaico, prima ancora c’era stato il mestiere di bustaia.

Nel 2014 la celeberrima giornalista di moda Suzy Menkes scrisse a proposito di A.I.: «creare un futuro partendo dalla storia del Made in Italy, gettando un ponte tra passato e presente».

Sì, lei rimase molto colpita proprio da questa parte dedicata all’heritage.

Maria Sole Ferragamo A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016 (foto: Andrea Buccella - courtesy A.I. Artisanal Intelligence)
Maria Sole Ferragamo
A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016
(foto: Andrea Buccella – courtesy A.I. Artisanal Intelligence)

Nell’edizione di luglio avete scelto come tema quello del “Grand Tour”. A gennaio c’era stato “Body for the Dress”. Come fate questo tipo di scelta?

Non c’è una razionalità. Dipende dal momento. Lì c’è la capacità — un po’ da trendsetter — di vedere oltre. Quasi sempre c’è comunque un riferimento a Roma. Vedi ad esempio proprio il Grand Tour, che ha avuto un ottimo successo e che nella moda è un tema molto poco sfruttato. La vera difficoltà sta nel trovare storie nuove. E riportare a galla storie poco conosciute. Noi continuiamo a scavare, e a cercare nuovi nomi, nuovi talenti.

E questa ricerca come la fate?

Ci muoviamo trasversalmente. Passaparola, consigli, showroom, web. Un designer presentato in quest’ultima edizione l’ho trovato su Instagram. Pugnetti, per dire, mi era piombato un giorno in ufficio per caso senza nessun appuntamento. Poi sta alla nostra sensibilità, al vedere se dall’altra parte c’è qualcosa di interessante o delle potenzialità. Non essendo un concorso, né una fiera, con Artisanal Intelligence possiamo permetterci di promuovere anche delle realtà poco commerciali o comunque al loro debutto sul mercato.

Haetts A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016 (foto: Andrea Buccella - courtesy A.I. Artisanal Intelligence)
Haetts
A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016
(foto: Andrea Buccella – courtesy A.I. Artisanal Intelligence)

Bisogna poi vedere “quale” mercato.

Appunto. Magari fai degli anelli bellissimi e decidi di venderli sono nelle gallerie d’arte in giro per il mondo e allora è quello il tuo mercato. Ne ho visti molti così. O che magari fanno pochissimi pezzi e li vendono grazie a Instagram. Bisogna capire e far capire che di strade ce ne sono tante. Che di mercato non ce n’è soltanto uno ma che comunque oggi bisogna pensare — so che è brutto da dire ma è così — a livello globale. E soprattutto bisogna avere le idee chiare.

C’è anche tutto un panorama di piccole e medie imprese interessanti da questo punto di vista.

Sì, ce ne sono tantissime che fanno cose meravigliose ma che conoscono in pochi. Imprese che avrebbero bisogno di un lavoro di rebranding, di comunicazione online, di svecchiamento di tutta la parte commerciale. Un ragazzo giovane in questo è già facilitato ma chi parte da realtà già esistenti da tempo, sopratutto a sud, è totalmente fuori dai nuovi modelli di comunicazione. Al contrario, per quanto riguarda i giovani designer, il problema è nella vendita. C’è un gran racconto, una grande comunicazione ma poi, al dunque, vendono poco o nulla. E si ritorna al discorso che facevo prima, quello del mercato.

Manfredi Manara A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016 (foto: Andrea Buccella - courtesy A.I. Artisanal Intelligence)
Manfredi Manara
A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016
(foto: Andrea Buccella – courtesy A.I. Artisanal Intelligence)

A proposito di questo: prima mi parlavi dell’attività di tutoraggio, che va avanti anche al di là delle varie edizioni di A.I.
C’è l’intenzione di sistematizzare, ufficializzare anche questo aspetto? Di lanciare una piattaforma in qualche modo simile a quella che Pitti ha lanciato lo scorso gennaio, Pitti Tutorship?

Ci abbiamo pensato già diversi anni fa. Ma il nostro è un mondo molto diverso: artisti, artigiani con pochi pezzi… E comunque si tratta di dieci ragazzi per ciascuna edizione, sono piccoli numeri. Per ora il tutoraggio preferiamo farlo in maniera più “artigianale”, seguendo di persona i vari talenti con un rapporto quasi di consulenza. Potremmo chiamarlo “mentoring” [ride, ndr]. Comunque abbiamo instaurato e stiamo consolidando delle relazioni e collaborazioni con show-room parigini interessati a prodotti unici e di ricerca.

Visti i cambiamenti ai vertici dell’amministrazione di Roma c’è preoccupazione nel mondo della cultura. Tu che ne pensi?

Roma è stata in una sorta di dolce letargo. E questo è il momento buono per una scossa. Non so se quest’amministrazione avrà il coraggio di facilitare dei processi, di puntare su discorsi anche nuovi, però spero vivamente di sì.

Giovanni Calvario, Clara Tosi Pamphili e Alessio de' Navasques durante A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016 (foto: Andrea Buccella - courtesy A.I. Artisanal Intelligence)
Giovanni Calvario, Clara Tosi Pamphili e Alessio de’ Navasques durante A.I. Artisanal Intelligence, “Grand Tour”, luglio 2016
(foto: Andrea Buccella – courtesy A.I. Artisanal Intelligence)
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