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Vincenzo l’ho conosciuto nel 2010. Lui aveva un piccolo negozio a Firenze, aperto l’anno prima. Si chiamava New Store ed era un vero gioiellino: un posto dove trovare abbigliamento e accessori di marchi ancora poco conosciuti. Vincenzo aveva un ottimo gusto—e ce l’ha ancora, quello non si perde, nemmeno quando il negozio lo chiudi—e la rara capacità di farti sentire a casa tua.

Mi ricordo che andai a trovarlo la prima volta durante un Pitti Immagine Uomo. Lui mi aveva chiamato quel giorno stesso, sapendo che ero in città. «Quando ti sei rotto di tutto quel casino vieni da me che ci rilassiamo un po’», mi disse. Parole che dentro alla “bolla” irreale e caotica della Fortezza da Basso mi apparirono un po’ come un’oasi nel deserto e quindi decisi di andare.

Mi mostrò il negozio, mi mostrò le collezioni, mi regalò pure un paio di calzini rossi a pois neri (che ho ancora). Ci bevemmo qualcosa. E chiacchierando mi resi conto che Vincenzo parlava quasi più di design che di moda. Era già allora una sua grande passione, il design. Aveva riempito il negozio di pezzi di recupero e l’atmosfera generale che regnava era quella di un salotto “in progress”, al contempo rassicurante e dinamico. La sensazione—una bella sensazione—era quella di essere arrivati nel momento in cui stava per esser spostato tutto perché dovevano arrivare degli amici.

A un certo punto purtroppo il negozio Vincenzo l’ha dovuto chiudere. Con l’economia italiana che crollava, di piccoli negozi indipendenti che non avevano la fortuna di avere le cosiddette “spalle coperte” (molto, molto coperte) ne rimasero pochi.
Ma dopo qualche tempo lui si fece sentire di nuovo: era a Istanbul, entusiasta per il grande fermento che si respirava. Si offrì di fare “scouting” da lì e di scrivere qualche pezzo per Frizzifrizzi sui fashion designer emergenti turchi. Poi la cosa non andò avanti (per colpa mia, ci tengo a sottolinearlo) ma nel 2014 lo ritrovo, sempre a Istanbul, con un nuovo studio di consulenze sul design e la moda, e una prima collezione di pezzi in arrivo.

Oggi, con l’uscita della seconda collezione, col suo Studio 900 Design (aperto assieme alla sua compagna Gokce Nur Karaaslan) che vanta collaborazioni di alto profilo, e sei anni dopo la nostra chiacchierata in negozio, decido di intervistarlo.

* * *

Studio 900 Design, “Lara Armchair”, poltrona in eco-pelle (foto: Erhan Tarlig - courtesy Studio 900 Design)

Studio 900 Design, collezione Geometrico, “Lara Armchair”, poltrona in eco-pelle
(foto: Erhan Tarlig – courtesy Studio 900 Design)

Partiamo dall’inizio. Io ti avevo lasciato che avevi un negozio a Firenze. Un gran bel negozio. Poi ti ritrovo a Istanbul. Mi racconti come ci sei finito?

Gokce è turca e dopo gli studi è tornata ad Istanbul per una proposta di lavoro. Io dopo un anno l’ho seguita, prima semplicemente visitando la città e poi iniziando a collaborare con aziende di moda. Finché abbiamo deciso di aprire Studio 900. Offriamo consulenze in design di interni e collezioni da uomo.
Realizziamo progetti in 3D, spazi espositivi come showroom, negozi, ristoranti, ma anche e abitazioni private.

E l’idea di andare oltre la consulenza e realizzare vostre collezioni com’è nata?

Inizialmente preparai la collezione da proporre alle aziende di moda con cui collaboravo, in modo da creare anche gli ambienti giusti dove collocarla. Poi è piaciuta ad alcuni privati e sopratutto a realtà che si occupano di design e che in Turchia sono molto note. Da lì abbiamo attivato delle collaborazioni che continuano tuttora.
Finché Habitat, la più longeva catena inglese di design, che aveva due store ad Istanbul, ha deciso di acquistare la nostra collezione.
Vorremmo iniziare a lavorare anche con l’estero ma ovviamente ci vuole un altro po’ di tempo.

Che ruoli avete, rispettivamente, tu e Gokce?

Io sono il direttore creativo e designer e lei è la general manager.

Studio 900 Design, “Lara Armchair”, poltrona in tessuto bicolore intrecciato  (foto: Erhan Tarlig - courtesy Studio 900 Design)

Studio 900 Design, collezione Geometrico, “Lara Armchair”, poltrona in tessuto bicolore intrecciato
(foto: Erhan Tarlig – courtesy Studio 900 Design)

Mi ricordo la tua grande passione per il design, ma hai anche una formazione in questo campo?

Ho sì una formazione progettuale e pratica, ma non nel design. Ho studiato arte. Indirizzo discipline plastiche e scultura.
Ma gli interni sono sempre stati una mia passione. A Firenze avrei voluto creare un vero concept store con marchi di ricerca circondati da oggetti di lifestyle. Ho proposto l’idea a diversi negozi, in Italia, ma non tutti l’hanno afferrata, ed e un peccato.
Qui diciamo che sono riuscito a realizzarla, questa passione.

In che zona di Istanbul siete?

Ci troviamo nel cuore storico della città, nel quartiere greco-ortodosso. La prima collezione, Palation, prende il nome dall’antico quartiere di Balat e si ispira alle linee architettoniche del luogo con in più un certo gusto “industrial”.

Studio 900 Design, “Lara Sofa”, divano in eco-pelle (foto: Erhan Tarlig - courtesy Studio 900 Design)

Studio 900 Design, collezione Geometrico, “Lara Sofa”, divano in eco-pelle
(foto: Erhan Tarlig – courtesy Studio 900 Design)

E la seconda?

La seconda collezione, Geometrico, fa invece un salto negli anni ’60, ai quali però abbiamo dato un’interpretazione tutta nostra. Le caratteristiche sono un’altissima artigianalità e materiali rigorosamente “animal free”. I tessuti sono europei e i prodotti hanno una realizzazione che va mediamente dalle 4 alle 6 settimane dal momento dell’ordine.

Studio 900 Design, collezione Geometrico, “Lara Armchair”, poltrona in eco-pelle (foto: Erhan Tarlig - courtesy Studio 900 Design)

Studio 900 Design, “Lara Armchair”, poltrona in eco-pelle
(foto: Erhan Tarlig – courtesy Studio 900 Design)

Come mai un tempo così lungo?

Le nostre collezioni sono realizzate esclusivamente da artigiani per cui le tempistiche di produzione sono queste.
La cura, l’attenzione e l’amore con cui vengono realizzati crediamo ricompensino dell’attesa.

Ho visto il lookbook della seconda collezione ed è davvero molto bello.

Le foto sono state scattate in uno dei più importanti archivi d’arte al mondo: Salt Galata.

E c’è un nuovo sito in arrivo, giusto?

Sì, inaugurerà ufficialmente a marzo. Lo sta preparando Diego Soprana di Studio Fantastico.

Com’è la scena di Istanbul in quanto a design?

Molto interessante. La scena del design si divide praticamente in due: copie dei pezzi-icona e giovani realtà che con le loro aziende si specializzano in lavori in legno massello, ceramiche, vetro soffiato, illuminazioni… E poi c’è chi, come noi, crea collezioni che arredano ambienti completi.
Ovviamente sono tante le aziende di mobili, con numeri pazzeschi in quanto a esportazioni, ma lì si perde tutto il gusto legato alla ricerca delle forme e della qualità, per via dei numeri che hanno bisogno di mantenere.

Una delle tante riviste che parlano di Studio 900 Design

Una delle tante riviste che parlano di Studio 900 Design

Voi invece fate un discorso totalmente diverso.

Noi abbiamo deciso di utilizzare prevalentemente legno antico e ferro, che sono tra i materiali migliori da riciclare.
Ci teniamo sempre a sottolineare anche la scelta di avere tessuti non animali, essendo molto sensibili a questa causa. Poi abbiamo visto che le performance dell’eco-pelle sono molto migliori rispetto ad una vera pelliccia o ai pellami in generale.
Comunque in soli due anni noi siamo tra i quattro nuovi brand più promettenti della Turchia. Non lo dico io, eh! Lo dicono le riviste di qua. Continuano a farci interviste testate come All Decor, Maison Française, Marie Claire Maison, House Beautiful.

Secondo te Studio 900 Design avrebbe potuto nascere altrove? A Firenze, Milano…

Forse a Milano o a Firenze. Magari con all’interno un bel caffè, coi clienti che potrebbero provare le collezioni mentre si godono un momento libero della giornata.
In Italia però la situazione mi pare ancora ferma, e le idee si sviluppano altrove, dove trovano chi le abbraccia.
Qui, pur con mille difficolta, i nostri progetti ricevono apprezzamenti e gratificazioni non da poco.
Comunque ci piacerebbe collaborare con aziende italiane.


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