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Qualche mese fa io e mio fratello, madidi di sudore e messi a dura prova dalla polvere del tempo e dei ricordi, abbiamo svuotato la casa di famiglia a Bologna, mobile dopo mobile, scaffale dopo scaffale, cassetto dopo cassetto dell’enorme libreria. Tra i tanti “cimeli” che abbiamo rinvenuto, c’era qualcosa come una cinquantina di lastre: piedi, caviglie, polsi, gomiti, clavicole, dita delle mano e dei piedi, i nostri due corpi scannerizzati negli anni dell’adolescenza (e delle velleità sportive: judo e ju jitsu per me, soprattutto calcio per lui) all’Istituto Rizzoli di Bologna, che a nostro nome immagino abbia due bei faldoni in archivio. Ci siamo rotti praticamente di tutto.
Alcune lastre erano curiosamente spiegazzate e non ci spiegavamo il motivo, fino a quando non ci siamo ricordati di quella volta in cui dei nostri amici si chiusero fuori casa e provarono – su suggerimento di qualcuno – a scassinare la propria porta con le nostre lastre, senza successo.

Strano uso per una lastra, ma mai quanto quello che ne fa l’artista Matthew Cox.

Matthew americano di Philadelphia ricama con ago e filo su lastre dettagli anatomici dotati di accessori, personaggi storici e dei fumetti, eroi, miti greci, divi musicali. Colori vividi che fanno da contrasto con la freddezza di una foto del corpo umano fatta ai raggiX.


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