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Autoprodotto e stampato in sole 100 copie, Il Calidrino è stata in assoluto la scoperta più interessante che ho fatto durante l’ultima edizione di Fruit Exhibition.

Ideato e realizzato da Gianluca Galante, già musicista e scrittore (di «prose brevi piuttosto ostiche ed ermetiche», precisa lui), è molto difficile definire esattamente un libro del genere.
Piccolo dizionario degli insulti, delle emergenze e delle moderne maraviglie della meccanica, sta scritto in copertina.

Piccolo dizionario d’invenzione a lenta evoluzione ove si riportano parole nuove, inventate o risignificate, senza riguardo alcuno per i moderni avanzamenti della scienza linguistica, dice invece il biglietto da visita di Gianluca.

Piccolo dizionario anomalo di neologismi creati per descrivere cose che esistono ma non hanno un nome e cose che hanno un nome ma non esistono, riporta invece il sito, che spiega anche essere “ad usum webbi” e che sta pian piano diventando una versione “aumentata” del libro, con immagini, commenti, note paralinguistiche, file audio (vedi ad esempio la desinenza vaga).

Quel che è certo è che Il Calidrino è piccolo ed è dizionario. Un dizionario infarcito di neologismi, citazioni, parole magnetiche, etimologia fantastica, spassosissimi “easter egg”, il tutto consultabile su diversi piani di lettura, col risultato che se il neofita ride e sorride, ad esempio con una voce come questa:

more morandi (loc. lat.)

«Alla maniera di Gianni Morandi»; forbita locuzione allitterativa comunemente riferita a comportamento reattivo placido, composto, inirritabile, e in ultima istanza insopportabilmente affettuoso, anche a fronte di esplicite aggressioni verbali e/o di un’ingiuriosa controparte polemica.

[Dal lat. mos ‘costume, abitudine’ seguito dal gen. sing. del cognome latinizzato del noto cantante amico dei popoli Gianni Morandi (1944-), anche detto il galatòfero («portatore di latte») o il Morandino]

Se il neofita ride e sorride, dicevo, l’appassionato di ludolinguistica se la spassa e sguazza in quest’opera frutto di un lavoro che Gianluca porta avanti da più di dieci anni. «Un lavoro di raccolta», lo definisce lui, che ha pian piano riempito di parole un metaforico cassetto, che apre e chiude di continuo dentro alla sua testa.

«Il Calidrino è opera di ingegno domestico sedimentatasi a partire dall’anno 2004 d.C., e tutt’ora in corso di raccolta, dentro al cervello di Gianluca Galante», sta scritto a pagina due.

(foto: Frizzifrizzi)

La quarta di copertina: per capirla bisogna ovviamente consultare il dizionario
(foto: Frizzifrizzi)

Com’è cominciata?

Avevo scritto un racconto, illeggibile come molte cose che scrivevo a quei tempi, e alla fine del racconto ho messo un dizionario in modo tale da aiutare il lettore nella comprensione.

Di che parlava il racconto?

Era un racconto fantastico su delle teste calve che abitavano in un isola in cui un viaggiatore finiva per sbaglio in seguito a un sogno fatto male. Il testo era pieno di appendici, giochi di parole, piccole provocazioni letterarie.

(foto: Frizzifrizzi)

Capita mai di sentirti “abbastanco?”. A me sì
(foto: Frizzifrizzi)

 

Quindi la passione per i giochi linguistici te la porti dietro da sempre.
(E penso al mio amico Demartini, quello dei Bisticci, a quanto apprezzerebbe una copia del Calidrino, e infatti gliene compro una).

Mi sono convinto che ci sia qualche forma di disturbo mentale in chi si appassiona di ludolinguistica.

Fammi capire: tu ti imbatti nelle parole oppure vai a cercarle?

Ho fatto questa piccola epigrafe all’inizio del libro: sunt res sine verbo verbaque sine rebus cerne res verba sequentur nomina verba res creantur.
Significa che esistono delle cose che non hanno le parole ed esistono delle parole che non hanno delle cose. Quindi se tu cerchi di entrare dentro alle cose, cerchi di definirle, le parole seguiranno—vedi Catone. Se invece nomini le cose, queste si creeranno.
Io ad esempio vedo dei fenomeni, nella vita quotidiana, che non hanno una parola per definirli. Continuo a notarli, notarli, notarli e quando decidi di nominarli con una parola, non con un discorso, la parola nasce.

(foto: Frizzifrizzi)

(foto: Frizzifrizzi)

Questo per quanto riguarda cercarle.

Dall’altro lato capita pure che le parole abbiano un certo magnetismo, che si appiccichino bene tra loro, che giochino, e allora da una nuova parola esce fuori la definizione. Vedi ad esempio l’impiccione.

“Chi si travesta da piccione per spiare qualcuno o qualcosa e/o reperire informazioni su attività non di sua pertinenza”.
E l’etimologia dice: “da in ‘in, dentro’ e piccione”.
Qua ogni singola parola meriterebbe un’intervista…

Ogni voce è una microstoria. Quella della voce di dizionario è una forma che io all’inizio ho preso molto per gioco ma che, col passare degli anni, mi sono reso conto essere una forma eccezionale dal punto di vista letterario. Perché è elastica—può essere di tre righe come di pagine e pagine—e ti permette di raccontare una storia costringendoti a definire. Per questo è un ottimo esercizio di scrittura.

(foto: Frizzifrizzi)

(foto: Frizzifrizzi)

Per quanto riguarda le immagini?

Alcune sono mie, altre le ho prese dal web, ovviamente citando la fonte.
Comunque tutte le immagini che ho inserito sono risignificate. Se tu noti la copertina, c’è una stampa antica che rappresenta una bizzarra macchina, una sorta di leggio rotante. Poi in quarta di copertina la descrizione dice “in copertina: una delle prime versioni di Windows, XVI sec.”.

Il titolo da dove viene?

È un gioco sul Calepino, che era un dizionario in latino scritto da un monaco, Ambrogio Calepio, nei primi del ‘500. Un dizionario gigantesco, in svariati volumi, noto per la sua pesantezza. Il termine calepino oggi si usa infatti per definire vecchi e polverosi vocabolari, difficoltosi da consultare.
Nel mio biglietto da visita spiego anche che calidrino (dal latino calidus, caldo, e dal greco hydōr, acqua, letteralmente “la (scoperta dell’)acqua calda”) significa piccolo dizionario d’invenzione a lenta evoluzione ove si riportano parole nuove, inventate o risignificate, senza riguardo alcuno per i moderni avanzamenti della scienza linguistica.

(foto: Frizzifrizzi)

(foto: Frizzifrizzi)

Quindi inventare le parole è una sorta di scoperta dell’acqua calda?

Sì, non è niente di originale. Lo facciamo tutti i giorni, quando parliamo con gli amici.

Ci sarà un secondo volume? Stai già cercando/creando nuove parole?

Credo proprio di sì. Questa è una sorta di versione beta (c’è scritto pure in copertina, ma in latino, Lascitum beta…).
In realtà di parole ne ho ancora tante. Qui non le ho messe tutte. Ho fatto un grosso lavoro di selezione perché continuo a lavorare su ogni singolo termine. È un procedimento lento: lo limo, lo rivedo, se non sono convinto lo lascio lì per tornarci in seguito. È un laboratorio sempre attivo.

(foto: Frizzifrizzi)

(foto: Frizzifrizzi)

(foto: Frizzifrizzi)

(foto: Frizzifrizzi)

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