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Intervistare Maurizio Ceccato è un’impresa. Non perché non sia disponibile — tutt’altro! — ma perché è capace di incantarti parlandoti per ore persino di progetti altrui, oltre che di massimi sistemi e chicche sulla storia dell’editoria, e quando si ritrova a dover raccontare un suo progetto la tentazione (dell’intervistatore, cioè io) di mettersi lì, bello comodo, e lasciar far tutto a Maurizio, è alta.

In occasione dell’uscita di B comics, ultima fatica editoriale di IFIX, il suo studio creativo, mi sono quasi fatto prendere la mano (nel mettermi comodo ad ascoltare) e non nego che la maggior parte del lavoro l’ha fatta lui, trascinandomi dentro a un vortice di parole capaci di andare ben al di là della pura e semplice descrizione del progetto.

Così, dopo aver assistito a una campagna di comunicazione fatta a suon di crucipuzzle, slogan da giornalino d’altri tempi e pubblicità vintage, mi sono fatto raccontare il perché, il percome di B comics, su cui alla fine sono riuscito a mettere le mani e che, come puoi vedere dalle foto, è un capolavoro formato maxi, sia a livello di estetica che di contenuti.

* * *

(tutte le foto: Frizzifrizzi)

(tutte le foto: Frizzifrizzi)

B comics, dunque.

B comics è bisex.
B comics è in technicolor su carta riciclata.
B comics non è caricata a salve, fucilate a strisce.

Dove nasce?

Vent’anni fa nasceva B comics, su pagine sparse di fanzine e fogli ciclostilati dipinti a mano. Lo scopo non era far fruire per scopi di lucro le nostre idee. Infatti di lì a poco B comics divenne talmente eterea da costruire performance itineranti.
L’idea di base era raccontare storie. Altre.
Dopo varie reincarnazioni nel 2004 il buon Stefan Pollak ospita B comics sulle pagine di Drome magazine. Il virus aveva attaccato.
Laboratorio è la parola chiave. Che dopo diversi anni adottai per intraprendere l’avventura di WATT • Senza alternativa. E siamo all’oggi.

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Raccontami come hai scovato gli autori. Per molti è la prima pubblicazione, giusto?

Dopo anni passati a contatto con tanti illustratori e fumettisti nonché autori ci si domanda perché molti di questi, pur bravi, restino in ombra o non raggiungano una pubblicazione.
Ho passato mesi a setacciare lo stivale in cerca di segni che mi convincessero ma che non fossero già stati pubblicati su carta e avessero una loro carta d’identità nota agli editori.
Gli strumenti di ricerca a parte internet sono stati i vari festival tipo Fruit a Bologna e Crack! Fumetti Dirompenti al Forte Prenestino ma anche il nostro bookshop Scripta Manent e la finestra SCANNER, legata alle autoproduzioni. Un serbatoio da cui attingere senza un apparente fondo.
Nella ricerca dei disegnatori mi ha aiutato Alessio Trabacchini mentre Lina Monaco ha fatto tutta la redazione.

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Una volta scovati come li hai scelti?

Come in tutte le cose del Novecento e di riflesso di questo scorcio di nuovo Millennio è la “scelta” quello che racconta chi sei e cosa stai dicendo al tuo prossimo.

E cosa stai dicendo, tu, al tuo prossimo, con B comics?

B comics è un portavoce di segni. E di storie.
Se non ci sono più luoghi cartacei che sperimentano linguaggi così complessi come il fumetto allora lo creiamo noi.
Così come per Watt abbiamo creato un laboratorio per narratori e illustratori, ora è il momento di farlo con il fumetto.

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Perché proprio il fumetto?

Il linguaggio del fumetto credo che sia tra i più complessi.
Gli autori che abbiamo coinvolto, ognuno con il proprio segno, cercano di darci la loro visione attraverso storie che attraversano i solchi di un lato B.
Tutti ricordiamo cosa c’era nel lato A del successo di Modugno Nel blu dipinto di blu. Ma nel lato B cosa c’era?

A proposito di B. Perché il nome, “B comics”?

B è la lettera che deriva dall’antichissimo alfabeto lineare, usato nel Sinai più di 3.500 anni fa, a sua volta derivato dal geroglifico, in cui il suono [b] era rappresentato da una casa.
Volevo che i disegnatori/autori si sentissero a casa e il lettore entrasse dalla finestra o sbirciasse da un buco della serratura per vedere cosa succede qui dentro.

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Parliamo della comunicazione che hai fatto per il progetto — “non sprecate le pallottole”, “Occhi arrossati? Cellulite? …” ma anche “Bifamiliare, bilingue, bilama”… — da una parte le riviste di genere e la pubblicità di 40/50 anni fa e dall’altra i giochi linguistici.

Oggi — ma anche ieri l’altro — la comunicazione a mio avviso avviene in “comunicatese” ovvero «Questo libro parla di…», «Questo scrittore è nato a…», «Questa storia è bellissima ed emozionante…» e via dicendo.
Trovo che sia la negazione di qualsiasi connessione con persone che triturano quotidianamente miliardi di immagini tra internet e tv e cartacei sparsi sulle strade o dal dentista.
“Non sprecate le pallottole. B comics • Fucilate a strisce” è intenzionalmente provocatorio in questa direzione. Il comunicato stampa “ufficiale” che ha girato da qualche settimana con l’immagine/scritta dei “trova la parola” è una riflessione, più che una provocazione, su come vengono comunicati i prodotti.
Se tutto viene “emesso” con una logica da bollettini postali dove cambia solo l’importo siamo vicini alla noia anzi ne siamo invischiati.
“Trova la parola” è una riflessione su quali sono le parole che servono per descrivere un prodotto come un libro o una rivista o semplicemente delle idee.
Quali sono le parole che non sono ripetitive e non fanno parte del “copia e incolla” tanto “a la page”?

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Chi è il pubblico di B Comics? O comunque a chi hai pensato quando l’hai iniziato a lavorarci?

I lettori di fumetti. E i curiosi di letteratura non a tutti costi “piombata”.
Non è detto che la letteratura sia solo quella con le descrizioni fatte di parole. Le immagini raccontano esattamente come le parole.
Se uniamo le parole con le immagini otteniamo fumetti. Ovvero una “disciplina” complessa.

Spiegami meglio.

Un’immagine descrive una cosa, le parole nei balloon dicono qualcos’altro nel dialogo, ad esempio, e la storia nella sua interezza racconta la somma di queste due espressioni. E non devi spiegare le immagini. Se succede questo non stai realizzando un fumetto. È come andare al cinema e guardare uno che sta estraendo la pistola e spara e una voce fuori campo che dice «estrasse la pistola e sparò». Un’immagine dietro un’altra crea una sequenza e quindi la successione di queste una storia. Anche senza l’uso di un solo verbo.
La vera potenza di questo linguaggio è proprio in quel passaggio da una vignetta all’altra. In quello spazio bianco che le separa. È lì che il lettore trova lo “spazio” per usare la fantasia. Gli autori di B comics con i quali abbiamo lavorato corpo a corpo hanno cercato di innescare nelle proprie narrazioni sempre l’apertura di una finestra per il lettore.
Le storie di B comics hanno un’angolazione che parte non a tutti i costi da una intrinseca originalità ma da un punto di vista anche poco convenzionale, comunque con una prospettiva che non ha obblighi di piacere a tutti i costi quanto piuttosto di essere angolata.
Giriamo il disco e ascoltiamo un altro lato. Quello strumentale magari. Così alcune storie non hanno alcun balloon ma solo immagini, solo musica senza singers.

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L’idea è di lanciare volumi periodici?

L’idea è di non avere periodicità. Non siamo un periodico e come sottolineai con Watt non siamo neanche un libro.
Questa prima uscita sarà un apripista su un progetto dedicato alle onomatopee, il primo volume (questo) sarà il sostantivo/onomatopea: CRACK!

Perché lo descrivi come “Rotocalco autarchico di intrattenimento radicale”?.

B comics è un’utopia a fumetti tutta italiana, con autori italiani, carta italiana (Fedrigoni) e tipografo italiano (Futura Grafica 70).
B comics ha le storie fatte di carta con le pagine in technicolor.
B comics privilegia il rapporto diretto con i librai, guide esperte nella selva delle pubblicazioni.
B comics non gode di finanziamenti pubblici e non ne cerca per salvaguardare la propria autonomia.
B comics • Fucilate a strisce.

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L’hai già presentato a Lucca, a Pescara e tra qualche giorno a Bologna, al BilBOlbul. È l’inizio di una sorta di tour per festival e librerie?

La prima apparizione di B comics è stata a Lucca dal 30 al 2 novembre, nella “self area”.
Il 7 novembre siamo stati a Pescara, al Festival delle Letterature dell’Adriatico, con una mostra sul backstage di B comics: “Backstage B comics”, appunto.
Il 22 novembre alle 17 saremo a BilBOlbul, a Bologna, presso Ono Arte Contemporanea. Con tutti i protagonisti di B comics e una presentazione ufficiale.
A Lucca, il termometro del fumetto e degli appassionati, abbiamo testato il pubblico.
A Pescara abbiamo fatto un’incursione nel mondo della letteratura con la presentazione del backstage.
E a Bologna saremo nel gotha dei comics.
Poi saremo a Roma al Palazzo dei Congressi a Più libri più liberi dal 5 all’8 dicembre, con lo stand IFIX e le nostre produzioni. Assieme agli autori abbiamo pensato a dei pomeriggi dedicati a B comics con disegni all’interno dello stand.

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