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Se solo credessi nella metempsicosi, se la cosa cioè non comportasse infinite domande sul chi siamo, che facciamo, dove andiamo e consimili, direi che in una delle mie vite precedenti sono stata una nomade. Adoro radunare le mie cose, quante più cose possibili, quanto la mia valigia riesce a contenerne e partire. Macchina, aereo, treno, autobus o nave, qualsiasi sia il mezzo di trasporto, in qualsiasi condizione meteo, qualsiasi sia la meta, per me l’importante è partire. Non c’è nulla che mi faccia stare bene come il giorno prima della partenza.
Ne deriva un rapporto viscerale/parentale con la mia valigia.

Ne ho avuto una per 25 anni. Prodotta da stranoto brand del settore, semirigida, nera con un bel fiocco rosso impertinente allacciato al manico, dopo quella volta che andammo insieme alla laurea di Lorenzo perché fosse più rapito il riconoscimento, grandezza media, ha svolto un più che onorato servizio accompagnandomi su e giù per lo stivale, come anche nelle lunghe tratte internazionali. Potrebbe raccontare meglio di un diario metà della mia vita ed ora si gode il meritato riposo, è stata sostituita causa cedimento di una ruota a metà luglio, e mentre scrivo è lì sul ripiano alto dello sgabuzzino, non ho avuto ancora il coraggio di disfarmene. Non posso vederla da qui, ma potrei descrivere a memoria ogni singola scalfittura, ogni ammaccatura, ogni danno.

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Devo confessarlo, non mi sono mai troppo crucciata per i danni subiti, non sta nel mio carattere e manco nel mio stile di vita, forse la amavo proprio per le sue tante ammaccature (che un po’ in fondo erano anche le mie). Ma certo, spesso, ho temuto che non sopravvivesse al peso delle valigie che su di essa venivano riposte o al trattamento selvaggio subito negli aeroporti.
Il rischio che le valigie si rovinino, più che un rischio è una certezza, puoi essere in dubbio solo sul quando e il quanto, ma appena la acquisti sai bene che la cosa accadrà volente o nolente anche se viaggi in macchina, anche se hai autista e jet privato…

A questa stessa conclusione è arrivato il giovane designer veneziano Francesco Pavia e perciò ha dato vita al brand Crash Baggage, una linea di valige che nascono rovinate.
Non serve maneggiarle con cura, le Crash Baggage nascono colorate (6 diversi colori), bitorzolute e ammaccate, enfatizzando le tipiche ammaccature provocate dall’uso.

La collezione è al momento composta da un set di 3 valigie a 4 ruote spinner, quelle che ruotano a 360° e che io vi consiglio vivamente perché sono le più facili da maneggiare negli spostamenti a piedi, un modello a 2 ruote da cabina e un traino in alluminio leggero e maneggevole.
Le valigie Crash Baggage sono realizzate in abs/policarbonato, una plastica resistente agli urti, estremamente forte e leggera.

In caso di nuove ed ulteriori ammaccature però fossi in voi non mi preoccuperei, non faranno che dare un tocco personale alla vostra valigia!

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