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Il colore non è altro che la percezione visiva delle radiazioni dei fotoni. In mezzo a lunghezze d’onda che non riusciamo a percepire—ultravioletti, raggi x, raggi gamma, infrarossi, microonde, onde radio—una piccola parte si fa strada fino all’occhio (o meglio, al cervello) e si trasforma in quei blu profondi, quei verdi gonfi, quegli arancioni che sembrano danzare, e tutte le minime, pressoché infinite variazioni e sovrapposizioni di tonalità che ci accompagnano per tutta una vita.

Pare quasi strano pensare di sorprendersi davanti ad un colore—non li abbiamo forse provati tutti, più o meno consciamente? Dalla predilezione per quelli primari, da bambini, alle palettes con le quali ogni stagione i marchi di moda riempiono i negozi. Eppure di tanto in tanto la meraviglia arriva davvero, quasi come se un rosso (ad esempio) lo si stesse guardando per la prima volta; come se quei fotorecettori che l’hanno catturato se ne fossero stati, chissà perché, nascosti ed inutilizzati fino ad allora.

I fotoni—quei rapidissimi pacchetti regalo che compongono la luce e dunque anche i colori—non hanno massa, questo lo sanno (quasi) pure i bambini. Ma a volte, solo a volte, uno straordinario connubio di talento artistico e di perizia artigianale riesce nel miracolo, trasformando il colore in un qualcosa di tattile, capace di uscire dal suo supporto fisico: la stessa esatta sensazione che ti ritrovi a sperimentare di fronte alle stampe e alle pubblicazioni di Strane Dizioni. Guardi le illustrazioni e ti pare che siano sul punto di uscirsene dalla carta. Altro che ebooks…

Ho avuto l’occasione di incontrare Marzia Dalfini ed Enrico Fiammelli, i due fondatori di Strane Dizioni, durante la Fruit Exhibition di Bologna, appena qualche giorno fa. Le loro stampe e i loro libri li conoscevo già: l’anno scorso, durante la prima edizione di Fruit, ho fatto acquisti presso il loro stand.

Oggi Marzia ed Enrico hanno un laboratorio a San Severino Marche, splendida cittadina incastonata sulle colline dell’entroterra maceratese, dove stampano in serigrafia libri ed opere d’arte di artisti italiani ed internazionali.
Il progetto però nasce a Barcellona. «Era il 2008 e all’epoca vivevamo là. In Spagna le autoproduzioni e l’editoria in genere sono molto più sviluppate rispetto a qui. Io all’epoca disegnavo. Enrico si era avvicinato alle tecniche di stampa e volevamo dare la “nostra visione”, metterla in un libro» mi racconta Marzia.

Dopo un lungo e duro periodo di ricerca, finalmente il libro arriva davvero e, con l’appropriatissimo titolo di Enciclopedia #0, raccoglie le opere di 26 artisti in un’edizione realizzata interamente in serigrafia e limitata a 500 copie (purtroppo quasi esaurite): è l’esordio ufficiale di Strane Dizioni, che di lì in poi decide di puntare su stampe e volumi monografici.

«Continuiamo a lavorare con gli artisti di Enciclopedia ma ne contattiamo anche di nuovi, cercandoli e trovandoli sul web, passando tantissimo tempo a viaggiare tra i link, smarrendo la rotta, ritrovandola, perdendola di nuovo, scoprendo a volte per caso tanti autori straordinari» spiega Marzia, che con Enrico è spesso in giro per l’Italia per partecipare a fiere e mercatini dedicati alle autoproduzioni e alla microeditoria.

Esattamente come le loro creazioni, pure la distribuzione è curata a mano: stampe e libri li portano direttamente loro nei bookshops, spostandosi fino a Berlino, Parigi, Barcellona…
Prossima tappa Marsiglia, per un festival organizzato dal piccolo publisher francese Le Dernier Cri.

Prima di andarmene al prossimo stand, in mezzo overdose di colori del banchetto di Strane Dizioni noto una cassettina di legno con su scritto STAMPE CASUALI 3€.
Stampe casuali?
«Sono i fogli» mi spiegano «che utilizziamo per stampare il colore quando si verificano errori o intoppi nel processo di stampa. Ne avevamo molti, con tanti strati di colore che si sovrapponevano, quindi abbiamo deciso di tagliarli e metterli in vendita. Sono comunque pezzi unici, frutto del caso e dell’errore».
Ne voglio dieci! Poi però purtroppo devo fare i conti con la realtà: ho già la borsa piena di roba e il portafogli vuoto. Scrivo in agenda: “visita a San Severino Marche”.

Questo post fa parte di Fotosociality, progetto lanciato da Samsung per promuovere la sua fotocamera “social” Galaxy Camera, con la quale sono state scattate tutte le foto dell’articolo.


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