Il mini-zoo degli animali estinti

21.4.2012 / Simone Sbarbati / design
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Secondo mia figlia gli animali non si mangiano. Non li mangiamo noi; non si mangiano a vicenda. Quella che c’è nel piatto è la pappa, e non si discute. Solo i dinosauri, sua grande quanto momentanea passione, le hanno fatto accettare l’idea che esistono erbivori e carnivori. Ma quando un t-rex azzanna un apatosauro in un libretto preso al Museo di Storia Naturale, quel rosso sul collo del gigante del Giurassico è sporco, non sangue. Però ha già iniziato a capire la morte e sa che quando trovi un osso, quello di sicuro apparteneva a qualcuno o qualcosa che non c’è più.
In compenso però tra libretti e applicazioni per iPhone io mi sono fatto una cultura sui versi e le abitudini degli animali selvatici, apparentemente degni di esser analizzati e spiegati ai bambini – attraverso una quantità incredibile di schede, tabelle e storie – molto più di qualsiasi animale più comune, tipo quelli della fattoria, che per un bimbo di oggi sono tanto esotici quanto una iena ridens.
Per non parlare poi degli animali estinti. Praticamente scomparsi pure dalla storia, almeno per come la raccontano ai bambini: a parte il dodo, il più celebre e l’unico a meritarsi qualche comparsata in fumetti o film animati, degli altri praticamente non se ne sente mai parlare, figurarsi farci qualche miniatura con cui giocare. Chi lo vorrebbe un Tilacino della Tasmania (una specie di cane) da far scorrazzare sul tavolino da tè inseguito (pure lì destinato a fare una brutta fine) da un’intero branco di leoni (due, quanti ce ne stanno in una mano piccolina).

Un’ingiustizia alla quale forse potrà rimediare la serie Last – Gli ultimi giocattoli della specie, realizzati dal designer biellese Nicolò Bottarelli (di lui ho già parlato qui) per il suo nuovo progetto Alburno, studio di design artigianale che al Fuorisalone presenta una mini-collezione di povere bestioline estinte (per colpa dell’uomo, è il caso di specifarlo) in legno.
Tre esemplari: il Dodo e il Tilacino, appunto, oltre all’inedito Baiji, una specie di delfino originario della Cina, paese che – specifica Bottarelli – è diventata la prima potenza economica e produce molti dei giocattoli dei nostri bambini a discapito dell’ambiente.

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autore | Simone Sbarbati

34 anni, papà, co-fondatore ed editor-in-chief di frizzifrizzi, fumatore di pipa, ossessionato da catalogazione e contesto, rispondo alle mail con malavoglia e in ritardo, ho un buco nero in terrazzo Ora sul comodino: tanta roba.

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