10 buone ragioni per smettere di fare l’illustratore

30.3.2012 / Davide Calì / arte, featured
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Davide Cali è nato in Svizzera.
E’ fumettista, illustratore e autore per bambini.
I suoi libri sono pubblicati da Zoolibri e Sarbacane e poi tradotti in più di 20 lingue, in altrettanti paesi, sparsi sui 5 continenti.
Ha pubblicato libri anche con Arka, Emme, Michel Lagarde, Actes Sud, Thierry Magnier (Francia), Annette Betz (Austria), Pequeño Editor (Argentina), Planeta Tangerina (Portogallo).
I suoi libri hanno ricevuto diversi premi in Francia, Belgio, Germania, Svizzera, Spagna.

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Qualunque sia il tuo lavoro l’idea che i risultati arrivino e arrivino subito è pura e semplice fantasia: ci vuole tempo e fatica per ottenere quello che si vuole. E – anche se purtroppo non sempre è così – ci vuole pure talento. Una cosa da tenere bene a mente è che non sempre si ottiene quello che si vuole e ricevere un NO a volte fa male, ma a volte ti fa aprire gli occhi e capire che, forse, quello che credevi assolutamente perfetto era in realtà un lavoro come tanti, o peggio.
Ma anche se dopo tanto duro lavoro si riesce a tirar fuori qualcosa di originale, utile, bello, che stimola discussioni o fa sognare o ti porta per un po’ su un altro pianeta, non è comunque detto che venga poi apprezzato o valorizzato quanto meriti. Perché il mondo a volte non è pronto, perché il panorama in cui sei costretto a muoverti non è dei migliori, perché devi scontrarti con mille ostacoli, elite autoreferenziali, cricche, burocrazia, referenti non all’altezza, pure e semplici sviste dovute a mancanza di tempo e a tutto il ventaglio di “casi della vita e forze della natura” che possono mandare all’aria qualsiasi attività.
Il mondo dell’illustrazione non fa eccezione: difficile e competitivo, si nutre di sogni, storie e talento ma non sempre riesce a darti indietro, in denaro e visibilità, quello che hai investito in tempo e fatica. O viceversa.

Davide Cali
ha voluto regalarci 10 buone ragioni per smettere di fare l’illustratore: 10 provocazioni (tra l’altro anche splendidamente illustrate per noi) da prendere soprattutto come altrettante regole per auto-analizzarsi e provare a capire se anche tu, perso nello cyberspazio o con i piedi ben puntati per terra, abbia mai commesso un passo falso o sia caduto nella più becera auto-celebrazione (mamma e papà ti diranno sempre che sei il più bravo di tutti, lo faccio pure io, sbagliando come ogni genitore che si rispetti, con nostra figlia).
Una guida, quella di Davide, che mappa errori da evitare e muri che aspettano solo che il tuo muso ci sbatta contro; una guida che si sposa perfettamente con l’ormai celebre Guida Intergalattica per Giovani Illustratori di Alessandro Gottardo (aka Shout).

La discussione è aperta. E in quanto tale sei invitato ad usare i commenti per ribattere o integrare.
Ed ora lascio la parola a Davide.

Le 10 buone ragioni per smettere di fare l’illustratore

Negli ultimi anni diversi dei miei libri sono usciti dopo una lunga e tormentata lavorazione. Tra quelli pubblicati solo l’anno scorso alcuni hanno richiesto dai 2 ai 4 anni di lavoro, interrotto a più riprese e per diversi motivi, dagli illustratori.
Se per alcuni si può parlare di spiacevole “divismo” dall’altro si deve parlare di inaffidabilità professionale e di totale assenza di una consapevolezza molto semplice, cioè che fare libri per bambini è un lavoro.
Mi pare che non manchino le occasioni per chi comincia questo mestiere, di apprendere le basi, oltre che le tecniche formali del lavoro: come ci si presenta, come si fa un book, come si fa un progetto.
Alla fine forse quello che manca è una vera formazione etica sul cosa significa lavorare nel campo. Se da un lato i blog e i workshops diffondono informazioni sugli standard contrattuali e segnalano gli abusi (assai diffusi da parte degli editori), dall’altro manca ancora un’informazione su quelli che sono i doveri dell’illustratore.
Nel tempo ho annotato le frasi angosciate di molti illustratori che si lamentano perché non riescono ad ingranare con questo lavoro ed ho pensato di partire dalle loro dichiarazioni per rispondere, qui, a ciascuno di loro, per provare ad aiutarli e ad aiutarvi a capire che forse quello dell’illustratore non è il lavoro che fa per loro e per voi.

1. Non trovo nessuno che mi scriva una storia.

E’ un’affermazione che mi fa abbastanza ridere e che mi ricorda certe cantanti che si dicono “pronte a cantare”, come se ardessero del sacro fuoco della canzonetta, ma poi si lamentano, poverine, che nessuno scriva loro delle canzoni, come se questo per altro fosse un obbligo per qualcuno.
Mi sono sempre chiesto: queste persone, che COSA vorrebbero cantare?
E tu che vuoi fare l’illustratore: che COSA vorresti illustrare?
Oltre che dei modelli da copiare (e tutti ne copiate) dovresti avere anche un immaginario. Se non hai un immaginario, dovresti avere la capacità di riprodurre la realtà, con un tuo stile, realistico o astratto, grafico o fumettistico.
Se non hai questa capacità e se le storie non scaturiscono già dal tuo book. chiudi il book e smetti di pensare all’illustrazione come a un lavoro.
Puoi non leggere il resto dei consigli. Non ti servono più.

3. Perché scelgono sempre gli altri ai concorsi e alle mostre?

La risposta è un’altra domanda: è davvero così importante essere selezionati ai concorsi? Perché ci tieni? Se è perché pensi che da una selezione possa venirti del lavoro, ti sbagli e lo dimostrano due cose:
1 – Molti grandi illustratori non sono mai stati selezionati da nessun concorso;
2 – La maggior parte dei selezionati, scompare nel nulla nell’arco di qualche anno. Quindi la sola cosa che conta è lavorare. Se vieni selezionato, poi dovrai lavorare.
Se negli ultimi mesi ultimi mesi hai trascurato il lavoro su un libro con un contratto già firmato per rincorrere lo stupido desiderio di apparire in una mostra, smetti di pensare all’illustrazione come al tuo lavoro. E lascia perdere il resto dei consigli.

5. Se uno non riesce a finire un libro, non è mica la fine del mondo!

E’ esattamente quello che penso io. Il problema è questo: alla Fiera di Bologna sfilate come zombi affamati di carne umana davanti agli stand, avete gli occhioni tristi, dichiarate un unico sogno: quello di fare libri.
Ma per fare libri, come per fare il pugile o la fotomodella, o un qualsiasi altro mestiere “personale”, dovete vivere per quello.
Se non ne sei capace, se la pressione delle scadenze di consegna è troppo pesante per te, se non ti interessa vivere per questo lavoro, rinuncia da adesso.
Se non hai finito un libro per il quale avevi già firmato un contratto, perché dovrebbero dartene altri?

7. Penso che la cosa migliore sia editare da me i miei libri, così non dovrò rendere conto a nessuno.

Forse la soluzione di tutto è proprio che tu diventi editore. C’è anche chi, da illustratore, lo ha fatto, ma di solito non è stato mosso dalla presunzione di essere l’editore di sé stesso, bensì dal desiderio di curare progetti editoriali altrui.
Quindi non occorre che ti dica che se è solo la presunzione di avere la stoffa del grande artista incompreso a muoverti verso l’auto-produzione, quel che dovresti fare è smettere di pensare all’illustrazione come al tuo lavoro.
L’unica stoffa che hai è quella del perdente.

9. Mi piacerebbe lavorare in Francia come te, ma devo per forza parlare francese? Perché i francesi non imparano mai le lingue degli altri?

I francesi imparano mediamente poco le lingue straniere. Un po’ come gli italiani, si giustificano, consapevoli di questa lacuna, dicendo di non “essere portati” per le lingue. Ovviamente è solo una questione di pigrizia, ma il punto non è questo.
Il punto è che quando pensi di andare in casa d’altri a lavorare, è scontato che tu debba imparare la lingua altrui. Se pensi che non sia così, sei un asino, e non lavorerai in Francia né in nessun altro posto, perché sei un asino pure in Italia dove probabilmente pensi che, in generale, siano gli altri a doversi adattare a te.
Quindi: lascia perdere l’illustrazione professionale, questa lista di consigli e trascina il tuo destino da perdente un po’ in là.

2. Gli editori mi dicono sempre di no.

In questo mestiere si offre la propria mano, le proprie idee. Alla fine si tratta di un rapporto di scambio commerciale. Gli editori sono e saranno sempre liberi quindi, anche quando sei o sarai una star, di rifiutare ciò che non gli interessa.
Sapere digerire i “no”, è parte integrante di questo lavoro se non sei capace di sopportare il dispiacere insito nella critica o nel rifiuto altrui, questo mestiere non fa per te. Quindi smetti di pensare all’illustrazione come al tuo lavoro.
Forse puoi tenerla come hobby. Puoi non leggere il resto dei consigli.

4. Sono stato selezionato da diversi concorsi ma poi nessuno mi ha chiamato.

Esatto. E probabilmente continueranno a non farlo. Questo lavoro non funziona che qualcuno “ti chiama”. Funziona che si fanno dei progetti e si cerca di venderli.
Qualche volta capita che “ti chiamino” ma perlopiù non è così.
Per altro spesso quando ti chiamano è per farti fare cose che non ti piacciono o che non faresti in quel momento. Oppure ti chiamano mentre sei già impegnato in qualcos’altro. Il modo più pratico per fare l’illustratore è avere delle idee e dei progetti.
Se non ne hai, smetti di pensare di farlo per mestiere da questo preciso momento.
Smetti anche di leggere il resto dei consigli.

6. Vorrei fare un libro a modo mio, senza avere limiti di tempo. Vorrei avere tutta la libertà che voglio.

Che bello che sarebbe. Il fatto è che difficilmente troverai qualcuno disponibile ad anticiparti i soldi di che vivere per tre o quattro anni mentre studi il modo di fare il tuo “grande libro”. I veri professionisti e i veri artisti realizzano i propri “grandi progetti” mentre nel frattempo fanno lavori che gli pagano l’affitto di casa. Il tuo affitto probabilmente te lo paga ancora la mamma. Ma non è questo il punto. Se a te va bene così, non c’è problema. Finché però lei ti pagherà l’affitto tu non sarai un professionista, quindi da qui in poi considera l’illustrazione come un hobby e non dare fastidio alla gente che lavora seriamente.

8. Nell’illustrazione si sta creando una specie di aristocrazia elitaria, di gente che si conosce, si chiama per le mostre, si danno i premi uno con l’altro.

E’ vero. Puoi scegliere di fare due cose: fare parte dell’aristocrazia elitaria oppure andare oltre. In ogni caso, se esserne parte o non esserlo diventa il centro dei tuoi pensieri, credo che tu debba smettere di progettare di fare l’illustratore professionista.
In questo istante.

10. I miei amici su Facebook apprezzano molto il mio lavoro, perché non trovo nessuno che mi pubblichi?

Hai mai pensato che:
- i tuoi amici forse cliccano “mi piace” su ogni cosa disegni solo perché siete amici?
- e che forse lo fanno perché sperano che tu ricambi con un “mi piace” sui loro disegni? – e che un “mi piace non costa nulla, e quindi non vuol dire nulla?
- e che probabilmente nessuno dei tuoi amici comprerà mai nessun tuo libro mentre se perdessi meno tempo su Facebook e ti decidessi a lavorare potresti produrre qualcosa che comprerebbero a migliaia?
Facebook è una piattaforma per comunicare con gli altri, molto utile, ma la comunità di tardo adolescenti ultratrentenni sfigati che si è formata intorno all’illustrazione è penosa.
Se ne fai parte e se ti sta sfuggendo che la realtà, il mondo vero, sono al di fuori dei social network, smetti ora di fare l’illustratore professionista e di leggere questo decalogo. Facebook può essere utile per mostrare il tuo lavoro se è così che ti piace usarlo, può essere utile per trovare o coltivare contatti, ma non è il lavoro.

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autore | Davide Calì

Davide Calì, fumettista, illustratore e autore per bambini. I suoi libri sono pubblicati in Francia (da Sarbacane, Actes Sud, Thierry Magnier, Gulf Stream, Trimestre, Nobi-Nobi), Italia (Zoolibri, Kite), Portogallo (Bruua). Ha pubblicato anche con Arka (Italia), Planeta Tangerina (Portogallo), Annette Betz (Austria) e Michel Lagarde Editions (Francia) con lo pseudonimo giapponese di Taro Miyazawa. I suoi libri sono tradotti in una trentina di paesi e hanno vinto vari premi in Francia, Belgio, Spagna, Svizzera, Germania. Diverse compagnie in Francia e Belgio hanno adattato suoi testi (L’ennemi, Moi j’attends) per il teatro ragazzi I suoi fumetti per bambini escono regolarmente sul mensile Mes Premiers J’aime lire; i suoi fumetti per adulti escono su Fluide G.

Web | Facebook | Leggi i post (37)

  • http://chickenbroccoli.blogspot.com/ C&B

    neorealismo. clap clap.

  • http://www.delicatessen.it cristiana valentini

    la nuda e cruda realtà…:)

  • http://www.bonaccorsiart.com Ales. Bonaccorsi

    Sarebbe interessante sapere quanti tra quelli che dicono di fare l'illustratore/trice, vivano di sola illustrazione (o mestieri attinenti): credo in Italia siano moltissimi gli aspiranti e pochi i professionisti.
    Ed è vero che essere professionisti significa spesso pagare l'affitto di casa con lavori trascurabili e che i bei progetti si prendono il tempo libero…

  • http://www.antoniocau.com antonio cau

    perfetto; condivido in pieno, anche le virgole, molto belle e divertenti le illustrazioni…

  • Ilaria

    tutto vero! bongiur!

  • zucca

    Me ne ricorderò! Preciso, conciso e illuminante.

  • http://www.delicatessen.it cristiana valentini

    alzo la mano, sono professionista con bollette pagate da 20 anni. Però ho dovuto fare l'illustratore non l'artista come vogliono alcuni: pubblicità di supermercato, pubblicità varie, imitazione di generi per pubblicità varie, ritocchi di disegni, illustrazione magazine……… Non possiamo sempre essere delle "reginette di bellezza"!!!

  • http://martamuschiata.altervista.org Marta

    Applausoni al punto 6.

  • http://www.pirulino.com Oscar

    Da professionista e collega quoto tutto. Parlando con colleghi o aspiranti tali uso più o meno negli stessi toni e aggiungo che cambiare mestiere non è così drammatico, anzi, può essere il primo passo verso la luce.

  • http://luanaleone.blogspot.com Luana

    condivido condivido condivido!!!!!

  • http://emanuelabussolati.wordpress.com/ emanuela bussolati

    Onestamente…. credo che anche ai professionisti nei momenti di scoramento vengano in mente l'uno o l'altro di questi pensieri. Un attimo. E poi ripartono. Perché sono professionisti appassionati ma anche umani e vivere di illustrazione (senza sostegno di mà e pà o di eredità) è spesso arduo.

  • http://miremari.blogspot.it/ mirella

    quello che leggo mi conforta molto, perchè è un po' quello che ho sempre pensato io.
    un conto è fare l'illustratore riuscendo a vivere di questo mestiere, senza escludere tascabili, scolastica e packaging. un altro è voler fare l'artista.
    (ps. però ogni tanto è bello anche essere selezionati ai concorsi eh eh)

  • Maicol

    Pulisco culi nell’alta moda e campo grazie al solito vecchio BIGBARGELATERIA . . . . sembra essere qualcosa di molto estendibile questa guida.
    Ottima.

  • http://www.codesirena23.altervista.org giusi ghioldi

    Commento molto fuori tempo.
    interessante e spietato dapprima mi son sentita bersagliata ma ad una lettura più volatile condivido appieno anche se poi mi son fatta il sito e cerco di proporre le mie cose,eterogeneo su facebook eccetara.
    mai come oggi tutto è relativo.proviamo a volerci bene coccoliamoci e se siamo mediocri ma sinceri questo è quello che trasparirà dal nostro operato.è sempre peggio viver di rimpianti che far delle sane figuracepoi se tutto è relativo vale altresì per i giudizi che non sono universali.
    il mio è un tentativo di accogliere "cristianamente"cotante brutali verità…..a presto su codesirena23.altervista .org

  • giusi ghioldi

    ops ho spedito prima di rileggere e ho commesso un mucchio di errori ortografici!!!!meeeediocre