Teenage Drama, un pizzico di dandyness, una spolverata di nerditudine: intervista doppia ai Summer Camp

20.2.2012 / Daniela&Francesca / musica
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INTERVISTA PETTINATA

Ok, conosciamo Simon Reynolds e la sua ultima fatica. Ci siamo sbucciate le ginocchia per la prima volta negli anni Ottanta. Abbiamo avuto sorelle maggiori che ci obbligavano a chiamare in radio per dedicare Each time you break my heart [play ▶] al pinolo di turno. Abbiamo avuto cinture di plastica trasparente giallo o rosa fosforescente. Eravamo pop per nascita e non per meriti, incapaci di essere altro. Poi ce ne siamo dimenticate, la retromania presbite ha guardato più lontano finché non ha fatto il giro. Ed eccoci qua. Inverno 2011/2012, è bastato un concerto dei Summer Camp a far riesplodere tutta la voglia di collant di pizzo e di Twister in salotto.

I only have eyes for you (video realizzato con le immagini dei fans)

I Summer Camp sono Elizabeth Sankey, bella come Betty Grable, e Jeremy Warmsley, scappato almeno esteticamente da una graphic novel di Craig Thompson. Nascono nel 2009 per scherzo – Elizabeth non aveva mai cantato prima – dopo aver registrato la cover di I only have eyes for you dei Flamingos [play ▶] e averla messa su MySpace fingendosi una band svedese. Inaspettatamente attirano l’attenzione di pubblico e critica, e dopo qualche mese di mistero escono allo scoperto. Nel 2010 esce per Moshi Moshi Records l’EP Young e lo scorso ottobre il primo album, Welcome to Condale, attualmente nella top ten dei debut album inglesi del 2011 secondo The Guardian.

Ascoltateli. Sarà un viaggio pop intorno alla luna, all’adolescenza, all’America, alla TV e al cinema. Parleranno di voi – la prima volta che ho ascoltato Better off without you ho pensato alla sigla di qualche mio teen drama anni ’90, Beverly Hills 90210 in primis – ma soprattutto di un’idea di America in giovani testoline europee che in America non ci sono ancora state. Welcome to Condale, ad esempio: context album ambientato in una città californiana da fiction dove si incrociano le storie di una teenager degli anni Ottanta e di una star hollywoodiana nei primi anni Cinquanta. Primi appuntamenti, nostalgia del passato, amore e drama serviti in salsa ipnagogica: a un tramonto in technicolor non si sa dire di no, in tempi bui come questi, e la gioia spensierata con cui si apre la scatola magica dei Summer Camp è paragonabile solo a quella che ci prendeva davanti alla villa di campagna di Barbie. Un sogno da toccare.

Gli anni Ottanta come una via di fuga. Da cosa state o stavate scappando?

Niente di terribile. Più che altro amiamo quel genere di escapismo fine a se stesso.

L’incontro più importante della vostra carriera?

Probabilmente quando la nostra manager Louise [Latimer, della Empire Management, n.d.r.] ci ha chiesto di prenderci in gestione. Oppure quando abbiamo pensato di registrare insieme per la prima volta.

Guardando alle spalle e in avanti, come vi sentite a questo punto della vostra vita artistica?

Benissimo! Siamo davvero soddisfatti di ciò che abbiamo raggiunto, ma abbiamo ancora molto lavoro da fare e non vediamo l’ora.

Che cosa fareste oggi se non foste i Summer Camp?

Elizabeth farebbe radio e scriverebbe, Jeremy farebbe più produzione e suonerebbe in altre band.

Quanto istinto e quanta disciplina ci sono nel vostro fare musica?

Cerchiamo di combinarli: scriviamo d’istinto e poi editiamo parecchio.

La vostra adolescenza in poche parole.

Jeremy: in casa. Elizabeth: ossessionata da se stessa.

Un altro vostro talento, oltre la musica?

Elizabeth sa imitare i bambini piccoli e Jeremy è bravissimo a imitare gli animali.

Qualcosa per cui siete troppo vecchi e qualcosa per cui siete troppo giovani?

Troppo giovani per le tasse, troppo vecchi per il Laser Tag.

Daniela Garutti

INTERVISTA SPETTINATA

È difficile, per chi sia riuscito ad attraversare indenne i discutibili anni Ottanta, avere oggi il coraggio di voltarsi indietro per fronteggiare a testa alta le permanenti impazzite, i colori fluò, i temibili pantaloni a vita ascellare con risvoltino, per non parlare delle invincibili spalline. Ma a volte fa bene. Perché così capisci che il tuo incubo adolescenziale, oggi, può diventare il sogno di fuga di una nuova generazione. E sto parlando dei Summer Camp. Sarà per questo che questa intervista ha una storia strana, nasce al contrario e procede a puntate.

Era una notte buia e tempestosa: notte di un concerto al Covo del novembre scorso, un gap spazio/tempo che finisce direttamente su uno dei sedili della DeLorean di “Ritorno al Futuro”, complice la mia vicina che saltella a ritmo, come Sabrina Salerno con scaldamuscoli fucsia e tutto il resto.
Il primo passo: l’innamoramento impulsivo davanti ad un raro caso di autentica “Spudoratezza Nerd” – concentrata nella combo “camicia a stampa improbabile + montatura degli occhiali”. Jeremy Warmsley, il chitarrista, ne fa un mix così perfetto da rendere impossibile non sceglierlo come idolo erotico della serata. (Rabbrividendo però nel ricordo che la stessa montatura afflisse irreparabilmente la mia infanzia da bambina quattrocchi, e se oggi Jeremy può concedersi il lusso di sceglierla, questo è un deciso monito di come io appartenga già al reparto naftalina del vintage).
Seguono: due chiacchiere davanti al merchandising e la rituale firma sul cd. La bellezza dell’estemporaneo per chi non è sempre up-to-date. Ammetto la mia colpa: sono andata al concerto dei Summer Camp senza sapere bene cosa stessi facendo.

Better off without you

Infine l’oggi, alla vigilia delle nuove tappe italiane della band: 28 marzo all’Astoria di Torino, 29 marzo al Pop Corn di Marghera e 30 marzo alla Salumeria della Musica di Milano.
Come abitudine, mi interessano le ispirazioni: quali sono i sentieri tortuosi che porterebbero ad eleggere gli ‘80 come Epoca d’Oro (insieme ai ‘50 e ai ’70, ci confessano, ma già lo sapevamo). E non mi basta una canzone, voglio il perché dell’intero album Welcome to Condale. Che non è altro che la traduzione in brani di un insieme di storie ispirate ai film di John Hughes, il regista-padre di molto del cinema adolescenziale di quel decennio.

Difficile capire dove comincia Elisabeth e dove finisce Jeremy, le idee pare che le seminino e le coltivino insieme come un orticello comune.
Sapendo dell’ambizione di Elisabeth di scrivere la sceneggiatura di un “teenage drama”, è probabile che ci sia il suo zampino in questa ragnatela. E sicuramente è così. La sicurezza delle parole chiave di sempre, ammette lei: “geeks” (e chi lo avrebbe mai detto?), “love”, “heartbreak” e “redemption”. Squadra che vince non si cambia. Ma la sorpresa arriva sull’ipotetica protagonista scelta per il grande schermo: Maude Apatow. Giovane attrice vista in “Molto incinta”, ad esempio. Ovvio che Elisabeth sa qualcosa che io non so.

Ma che cos’altro piace ai Summer Camp oltre ad essere i Summer Camp?

Jeremy è anche solista e produttore, lei giornalista e attrice. Va bene. Poi? Che domande: la TV americana, che pare in un momento magico, secondo loro, ma anche i libri sugli anni ’20 e certe “graphic novels”, come quelle di Posy Simmons per The Guardian. (La stessa Posy Simmonds la cui “Tamara Drewe” è stata di recente portata sul grande schermo da Stephen Frears. E il serpente cosmico torna a mordersi la coda). La nerditudine di Jeremy poi ricompare prepotente nel citare Alan Moore, autore di cose tipo come “V for vendetta”, ma anche “Watchmen” e “From Hell”. E anche qui non si scappa. Esiste ancora qualcosa che Hollywood non abbia divorato?
Va bene, mi arrendo.

E le vostre icone?

Non avrei mai detto che Jeremy fosse tipo da David Bowie, ma in effetti non è poi così estraneo ad una certa “aura dandy” (anzi, mi correggo, non lo è per niente). Mentre Elisabeth preferisce Damon Albarn. Siamo in Inghilterra d’altra parte, Dio salvi la Regina!

Vado oltre impavida: e tra gli adolescenti magici degli Eighties?

Se Jeremy non ha dimenticato il “metti la cera, togli la cera” di Daniel-San, è ancora Elisabeth che torna a stupirci. Chi mai preferirebbe Joan Cusack a suo fratello John? Soprattutto quando hai anche un Christian Slater giovane a tua disposizione, o un Charlie Sheen per dire. E invece no. “Joan Cusack, è una leggenda”, e il caso è chiuso.

A proposito delle preferenze fashion_stilistiche

Le risposte sono semplici, ma estremamente “posh”. Jeremy dichiara il suo amore per i jeans Kooples e le trainer Reebok. Elisabeth invece parte generica oscillando secondo un perfetto spirito dei tempi tra Topshop e Cos. Ma poi lancia un’esca precisa. La sua passione per Missoni è uno statement e un invito.

Round the moon

E che dire dei loro video?

Misteriosi a volte. Come quello di Round the Moon che recupera scene di un film svedese degli anni ’70, A Swedish Love Story, assolutamente perfetto per l’atmosfera. Mentre il segreto delle fotografie che fanno da sfondo ai loro concerti (e animano anche buona parte dell’imperdibile blog) è semplice: le mandano i loro fan. Come non cogliere un’occasione come questa? Vogliamo anche noi il nostro quarto d’ora di notorietà, prima che la crisi ci ingoi nel nulla. Summer Camp? Siete pronti a ricevere anche le nostre, rigorosamente d’epoca? Solo così forse potrò riscattare anni di schiuma appiccicosa nei capelli, shampoo alla mela e maltrattamenti stilistici. Questa è la via. Un sacrificio per l’arte, diciamo così. Ed è così che capisco: l’estetica Eighties è veramente cool.

Francesca Santoro

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autore | Daniela&Francesca

Daniela, 33 anni, un piede nella storia contemporanea e uno nei libri, tagliente e sintetica, ama le biciclette da uomo e Luigi Ghirri, segno particolare-curiosa. Francesca, classe 67, evasa dal Sistema Moda Italia, ufficio stampa, chiacchierona, si occupa di “eventi verdi”, vorrebbe sposare Kermit la Rana ed è una “gattara contaminata di canismo”. Si sono conosciute in spiaggia, tra una pagina di Vanity e un libro di Fenoglio. Amano fare domande e hanno coraggiose ambizioni. Quella di Daniela: sconfiggere lo scorrere del tempo con la parola scritta. Francesca? Intervistare Leonardo Di Caprio. Entrambe hanno una pagina Facebook, ma anche un blog su Tumblr e altre cose.

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2 Commenti in: Teenage Drama, un pizzico di dandyness, una spolverata di nerditudine: intervista doppia ai Summer Camp

  1. avatar claudia scrive:

    Daniela mi spiegherai poi quella delle sorelle maggiori che obbligavano a chiamare in radio…..comunque, anche se non conosco il gruppo, complimenti a entrambe per l'intervista !! Claudia

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