Natale11 | la gift/share list della redazione

24.12.2011 / Simone Sbarbati / senza categoria
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Quest’anno, tutti un po’ più messi male di come avremmo voluto essere, ci pareva giusto consigliarti un Natale dove grande festa significa piccola (o zero) spesa.
Di consigli per gli acquisti ne diamo tutto l’anno e se hai il portafogli pieno non c’è neanche bisogno di stare ad elencarti cosa devi comprare e per chi: made in Italy, made in Italy, made in Italy, possibilmente di marchi piccoli ed emergenti – ovvero quelli di cui parliamo la stragrande maggioranza del tempo – là dove c’è ancora spirito d’iniziativa, ricerca, passione per il prodotto.
Se invece il portafogli è vuoto o giù di lì, non c’è occasione migliore di questa per riciclare e soprattutto condividere: regali ricevuti da chi il portafogli ce l’aveva pieno, visioni, ascolti, lampadine che si accendono solo nella testa, impossibili da mettere su un albero di Natale; cose imparate, cose da fare insieme. Ma soprattutto tempo. Della miglior qualità possibile. Impossibile da trovare anche nei migliori negozi.

Ed ecco quindi le gift/share lists di chi, tra noi ed i nostri collaboratori (quelli contattati in tempo utile, ché qua siamo già in pigro relax), in ordine rigorosamente alfabetico, ha qualche idea da condividere.

FRANCESCA ARCURI

1. Per amici, parenti e conoscenti la parola d’ordine è riciclate. Non parlo (ma è ovvio che dovete fare anche quella) di raccolta differenziata, parlo di riciclare le cose che non utilizzate. Aguzzate l’ingegno, regalando loro una nuova vita, su queste pagine gli spunti interessanti non mancano. Se proprio non riuscite a trovare un nuovo uso, siate generosi e donate/scambiate. Quello che non serve a voi, può far felice qualcun altro!

2. A figli, nipoti, fratelli minori e cugini piccoli regalate il piacere della lettura. Non solo libri, certo quelli non fanno mai male e non bastano mai, ma la cosa più preziosa è il tempo e la passione nel leggere loro ad alta voce. Alice, mia cugina ora sedicenne, ringrazia ancora per le ore che ho passato a leggere per lei ad alta voce fin da quando aveva pochissimi mesi.

3. A fidanzati/fidanzate mariti/mogli o quel che è, lo ammetto non sono molto pratica dell’argomento, ma un consiglio comunque ve lo voglio dare: ascoltatelo/ascoltatela.
Non sarà sufficiente spendere migliaia di euro, se non vi siete presi la briga di ascoltare, intuire e ricordare ciò che piace al vostro partner. Da un regalo “sbagliato” spesso si capisce quanto poco l’altro ci conosca o che visione “distorta” abbia di noi. Perciò non rischiate!

4. A voi stessi concedete un po’di tempo da dedicare ad un’attività sportiva. Ricordate: mens sana in corpore sano. Perciò sport e movimento, che non vuole dire per forza palestra scintillante, club esclusivo, tutina Haute Couture e scarpe performanti. A me, per esempio, basta camminare per un’ora ogni mattina percorrendo 6/7 km a passo veloce. Voi trovate l’attività che vi è più congeniale e destinate almeno 3 ore alla settimana per praticarla, ne trarrà giovamento il vostro umore e tutto il resto di conseguenza!

MANUELA COSTANTINI

Lo Spirito del Natale per me brilla di luce pallida, ma quest’anno, quel poco che solitamente mi coglie, mi ha preso già a metà novembre, quando con due colleghe sono andata a casa di un’altra collega ad intrattenere il suo bambino di sei anni con i lavoretti di Natale in stile Art Attack.
Vederlo pronto di tutto punto, con tanto di albero dotato di palla sonora con jingle natalizio a ripetizione e glitter colorato da incollare sulle sagome di cartone, mi ha fatto capire (il che non è a tutti gli effetti una rivelazione) che mettere a disposizione il proprio tempo è un regalo che non passa mai di moda, perciò quest’anno, oltre ad impegnarmi per trovare il modo di condividerne di più con le persone vicine, ho promesso a me stessa che ne troverò dell’altro per fare pensierini particolarmente mirati.
Ovviamente, per non farsi fagocitare dai serpentoni dello shopping cittadino, la via preferenziale è una sola… lo shopping online in pausa pranzo, ma il problema è che non si può esser sicuri sui tempi di consegna, a meno che non ci si attrezzi con svariati mesi di anticipo.
Ecco allora qui di seguito la mia lista di regali ibridi, a metà tra “valore tempo” e regalo oggetto:

1. Un gioiello di Paola Mirai ad alcune mie colleghe: “Oro Trasparente” a chi confonde la creatività con la fantasia.

2. Una chitarra- cupcake di Celentano Wood Works (che il nome sia tutto un programma?) alla mia coinquilina Francesca, che dopo aver imparato a suonare Over The Rainbow con l’ ukulelele, ha bisogno di dotarsi di ben altri mezzi (e noi di ben altri tappi).

3. Granoturco canditobon- bon sushi-shaped (ma solo in formula all you can eat) e Bonjerie a profusione a tutte le altre, perché in una qualunque convivenza, le caramelle sono un ottimo presupporto per rinsaldare  i rapporti e soprattutto fanno ridere (anche i dentisti).

4. Per tutte c’è in serbo comunque una lezione di cucina sulle tipicità regionali delle Marche (la mia regione) tenuta dalla sottoscritta, con annessa cena prenatalizia di scambio di auguri e cotillons.

5. Dei gemelli giapponesizzanti per ricercate e impeccabili tenute da ufficio, una rassegna 24 ore su 24 no-stop dei migliori talk show di intrattenimento politico (anzi no, adesso si dice tecnico) sulla crisi e un nuovo curriculum per sondare il mercato del lavoro al mio fidanzato, perché un piede sul mercato è buona norma tenerlo sempre!

6. Un pacchetto di sistemi di magic key-words con refusi a chi si sente un cavaliere errante da troppo tempo e vuole arrivare da qualche parte.

7. Una collana con vecchie montature di occhiali di Lamù Vintage a tutti quelli che sono stufi di sbagliare frequentazioni e si sono portati avanti coi buoni propositi per il nuovo anno.

8 Una spilla sentimentale personalizzata alla nonna, scovata fortuitamente su Etsy con la sua data di nascita come motivo decorativo (sì vabbè, mia nonna non si chiama Mary, ma questi sono solo dettagli e dopotutto mia nonna è una tipa che sa guardare oltre).
NB: quest’ultimo regalo è adattabile a tutte quelle persone che vedono nella distonia e nell’eccezione un valore aggiunto e non una limitazione.

IRENE GASPARELLO

1. Il regalo migliore che potete fare a un amico o a un’amica è quello di fargli conoscere Frizzifrizzi.

2. Il regalo migliore che potete fare a voi stessi è approfondire la conoscenza di un prodotto che avete scoperto su Frizzifrizzi.

3. Il regalo migliore che potete fare a me è regalarmi uno qualsiasi dei prodotti che avete visto su Frizzifrizzi!

4. Il regalo migliore che potete fare a un vostro nemico è nascondergli l’esistenza di Frizzifrizzi e poi parlargli ininterrottamente di cose di cui lui non conosce l’esistenza (e di cui voi sapete tutto, grazie a Frizzifrizzi!).

5. Il regalo migliore che potete fare a un vostro amico designer/stilista/fotografo è consigliargli di visitare Frizzifrizzi, di modo che si renda conto che c’è ancora spazio per i mestieri artistici (e, soprattutto, per chi li sa fare!).

6. Il regalo migliore che potete fare agli altri lettori di Frizzifrizzi è condividere i nostri contributi attraverso tutti i social network.

7. Il regalo migliore che potete fare a tutti coloro che lavorano per Frizzifrizzi è segnalare loro eventi, curiosità e marchi che vi piacciono.

8. Il regalo migliore che potete fare a Frizzifrizzi è continuare ad interessarvi di prodotti originali creati e distribuiti da artisti giovani per un pubblico sempre aperto alle novità e all’innovazione.

ETHEL MARGUTTI

Quest’anno mia figlia ha tre anni e sa che un omone paffuto, Babbo Natale, le porterà dei doni. Per regalo mi ha chiesto un paio di forbici visto che quelle che aveva in plastica le si sono rotte tra le mani, alla sua richiesta mi sono domandata quanto le interessino tutti i giochi che i nonni, gli zii, amici e noi genitori le compriamo ogni anno.

La gioia che la mia piccola ha nel ritagliare un disegno, accartocciarlo e darmelo come regalo non ha prezzo è grazie a questo che come regalo di Natale quest’anno ho deciso di offrire il “mio tempo” alle persone a me più care per “fare” delle cose con loro: cucinare una torta con mia madre che è convinta di non saperle fare (e poi mangiarla insieme davanti ad una tazza di tè), ridipingere un vecchio mobile della zia che si lamenta sempre che le cose intorno a lei cadono a pezzi (e sopportare per una volta le sue lamentele), aiutare un cuginetto a fare le tavole di disegno geometrico (sperando di ricordarsi ancora come si usa la squadra e il compasso) e sedermi accanto a mia figlia e insegnarle ad usare le forbici senza cercare di correggerla se va storta o taglia di netto un suo piccolo capolavoro, ma di godermi ogni attimo con lei.

FRANCESCA SANTORO

“L’Inferno è lastricato di buone intenzioni”, mi ripeteva spesso mia nonna e la sapeva lunga lei, che credo se ne intendesse parecchio di regali “a basso consumo” se non proprio di seconda mano. E non c’è dubbio che fosse una grande donna. Ma se fino ad oggi ho continuato a chiedermi perché avesse scelto proprio me tra i suoi plurimi nipoti come destinataria di questa perla di saggezza biblico-testamentaria, da questo Natale lo so.

Vittima di un titanico tracollo finanziario, quest’anno avevo deciso – ipocrita buonista opportunista – di abbracciare con tutto il cuore i propositi del “Buy Nothing Christmas” . Economico, etico e anti-stress, tre in uno. A Natale non comprare nulla, regala il tuo tempo semmai, e la tua fantasia (e per la precisione, all’origine del movimento se ne sta il proposito di tornare all’originario spirito religioso del Natale, oggi diventato per assurdo il lato più scabroso per noi agnostici dal bancomat veloce). A parte questioni di stelle, capanne e sacre famiglie, non mi rendevo conto di quanto potesse essere duro resistere all’infido Spirito del Natale Impacchettato che viene a tirarti i piedi tutte le notti da sotto le coperte e ti infila un regalo nella shopper appena ti giri dall’altra parte. Alla fine non sono altro che una shopaholic qualunque che misura il livello crescente di endorfine sulla quantità di sacchetti che riesce a trasportare. Per ora almeno.

Ma, tornando sulla retta via, “Be a rebel this Christmas” è uno degli appelli molto USA-style che emergono dal BNC Manifesto e sicuramente accattivante l’idea di interpretarsi come oltraggiosi guerriglieri schierati contro le orride Multinazionali, piccoli improvvisi Davide di fronte a subdoli Golia finanziari. E altrettanto seducente era immaginarmi mentre schivavo a passo di leopardo i Piccoli Aiutanti di Babbo Natale nascosti dietro ad ogni luce del centro. Ma niente di me è ancora pronto per questo passo, se non fosse per una ingegnosa capacità di trovare alcune strade alternative. E presto dunque l’integralismo battagliero andò a farsi benedire (ed era questo che mia nonna sapeva già allora) lasciando spazio ad un compromesso ben più contemporaneo.

Ad esempio i regali riciclati a baratto. Tommaso ha l’intera serie di Game of Thrones che non potrei fare a meno di possedere? Perfetto, Clenaning Therapy, Bookcrossing e Swap e tutto insieme. Lui svuota un ripiano della libreria, fa girare “cultura” (certo, diciamo che l’editoria non è esattamente uno dei primi demoni del consumismo da decapitare, ma è un inizio) e io in cambio gli cedo il mai ascoltato preziosissimo e numerato triplo album in vinile dei singoli dei Depeche Mode. In casa abbiamo mille tesori nascosti, ma il feticismo e la noncuranza stanno nutrendo una gran quantità di acari della polvere. E su quest’onda ho adottato la politica del “Cos’ho io che ti piacerebbe avere?” Semplice buon senso, ma che funziona in molti casi.

E quando non è possibile? Il mio giovane nipote ha bisogno di una raddrizzata musicale per salvarsi dalla colonizzazione dei prossimi Tokyo Hotel? Bene, una zia puntigliosa gli ha combinato un’accurata e studiata selezione di storia del rock, versione mp3. Certo, ci vuole Tempo, intenzione (concretizzata, quindi sdoganata dal regno di Belzebù) e attenzione. Che applicate ad un’infinità di questioni producono risultati sorprendenti.

Carmen viaggia spesso e non sa dove posizionare il suo cane? Per lei un buono per un servizio di dog-sitting che risparmia dalla fatica di chiedere un favore. Oppure. Io posseggo una risorsa potente, il cane più allegro del quartiere, che nutre – lui – una passione smodata per i bambini: un giro al parco con “Lola Corre” può unire due piccioni con una fava e si rivela estremamente gradito per tutti, me, Lola, bambini e mamma che può pure andarsene dal parrucchiere se vuole.

Per quanto riguarda la mia wishlist, io desidererei Ryan Gosling con le lucine, ma credo che sia già sold out.
Morale della favola, non ancora Militante dello Spirito del Natale Controcorrente, ma di sicuro pratica e molto meno angosciata degli scorsi anni. Vedremo per il prossimo Buy Nothing Christmas cosa riusciremo a fare. Baby Steps.

SIMONE SBARBATI

1. Mia nonna non ci vede più ed è l’ultima rimasta su questo povero mondo a sapere chi è tutta quella gente in bianco e nero sulle vecchie foto di famiglia che ora, per colpa della mia pigrizia (volevo scansionare tutto e chiederle ogni nome, registrare ogni storia, ma tanto c’è sempre tempo, mi dicevo), resteranno immagini perlopiù piene di sconosciuti. Proverò ma non riuscirò a rimediare con un pomeriggio ad ascoltarla raccontare. Sarà un Natale triste e amaro, come lo sono quelli in cui vedi il passato che si allontana e non puoi far niente per riportarlo indietro.

2. Mia figlia ha un padre che non ha mai imparato ad ascoltare. Con tutta la roba che mi sono già perso in questi suoi primi tre anni potrei scriverci delle enciclopedie. Ma ci sono quei cinque minuti, quando le canto una canzone, la sera, mentre si addormenta, in cui la telepatia funziona. Proverò a passare le feste canticchiando mentalmente e dondolando come una campana rotta per vedere se riesco a tenere i poteri attivi anche durante il giorno.

3. Leggerò il libro più importante, quello che finora non ho mai saputo trovare il tempo di leggere. E una volta finito, starò una mezz’ora a pensare senza dire niente. Poi ne parlerò con chi di dovere.

4. Ho un sacco di alcolici arrivati in regalo che aspettano solo amici e giovani cugini, ciascuno con un ottimo motivo per bere (più d’) un bicchiere ed affogare quello stesso motivo in fondo all’abisso.

5. Ho anche montagne di cioccolato e dolcetti vari – altri regali – per affrontare il post-affogamento.

6. Da iper-sensibile alla magia del Natale, quest’anno sono rimasto inaspettatamente freddo, scettico, stanco, demotivato. Se non è colpa dell’euro, di Berlusconi, del debito, dell’Europa, dell’austerità di Monti, allora rimane l’energia totale, la somma del positivo tolta quella del negativo, tipo Ghostbuster 2 e il fiume di negatività che scorre sotto NY. Ma “sento un forza dentro di me che neanche io so spiegare come” [cit.] e allora cercherò di distribuirne a piene mani nelle piccole cose come sverminare pc infettati dei parenti senza sbuffare, rispondere non dico con il sorriso ma almeno con espressione neutra alle stesse domande di ogni anno degli ultimi quindici (sempre dai parenti), ascolterò, ascolterò, ascolterò, tutto e tutti, in un trip di voci che si mescolano che mi porterà vicino alla convinzione di esser diventato onnisciente, ed avrò tempi di reazione più rapidi dei 10/15 minuti soliti e se ci fossero semafori, nel mio paese, aiuterei pure le vecchiette ad attraversare.

7. Ho un intero paese di gente che vedo troppo poco e che mi manca da morire e vorrei andare porta a porta – visita a sorpresa – per un bacio ed un punch in compagnia. Poi venitemi a riprendere. La suoneria di Twinkle, Twinkle, Little Star sul telefono vi indicherà la posizione.

SARA TEOFILO

1. A Roca regalerei il mio cappello pelosissimo da donna delle nevi, perché riuscirebbe sicuramente a difenderla da quello che sarà il freddo gelato di Londra, quando purtroppo a breve ci andrà a vivere.

2. A mia sorella regalerei le mie ballerine di vernice bianche e nere utilizzate solo una volta, per mancanza di feeling stilistico tra loro e me, ma sicuramente perfette per lei.

3. A Silvia regalerei la mia borsa a forma di annaffiatoio, perché in queste cose è l’unica che mi capisce.

4. A Simona regalerei il bicchiere gigante da birra preso all’Oktober Fest, sicura che lo utilizzerebbe a dovere (dandomi soddisfazioni).

5. A Lusio regalerei la padella per fare le uova fritte a forma di cuore, così quando gli mancherò potrà spaccare un uovo et voilà, sarò più vicina.

6. A Franga regalerei il cuscino con sopra una foto scattata in Duomo anni fa, di quegli anni in cui ci chiamavano le “Pandagirls”, che magari le cose dopo un po’ si dimenticano. Magari.

7. A J. regalerei il mio ormai decennale iPod, con dentro la playlist But e quella canzone dei Coldplay, così da aver ben chiaro quello che siamo, ogni giorno.

8. A Lucia regalerei una piccola borsa in matelassè presa anni fa in un negozio vintage, perché sarebbe perfetta con le decollettè anni ’40 appena comprate, e perché sono sicura che la porterebbe come nessun altro.

9. A Claudio regalerei un barattolo di miele, un chilo di zucchero, cinquanta confezioni di Ciobar, della frutta di marzapane ricoperta di glassa a suo piacimento e quel libro che non ha mai finito di leggere durante un viaggio verso Roma, con questa dedica: “Non aspettare di essere sicuro, altrimenti perderai il treno, scatta e muoviti, muoviti, muoviti”.

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autore | Simone Sbarbati

33 anni, papà, editor-in-chief di frizzifrizzi, fumatore di pipa, ossessionato da catalogazione e contesto, rispondo alle mail con malavoglia e in ritardo. Per pranzi "professionali" (le virgolette non sono a caso) mi trovi su Let's Lunch.

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