Marta Ferri

8.12.2011 / Irene Gasparello / moda
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Marta Ferri è una giovane designer tuttofare. Nata a Milano nel 1984, gira il mondo fin da bambina.
Dopo quattro anni passati a New York nel 2009 torna nella sua città natale ed inizia a lavorare da Prada, per poi salire nuovamente su un aereo e partire per l’Argentina. Lì continua a lavorare sui suoi gioielli e si avvicina al mondo dell’abbigliamento. Di nuovo a Milano, nel 2010 presenta la sua prima collezione di abiti, nella quale traspare l’amore per i materiali e la passione per la semplicità.

Tinte unite – il bianco, il cipria, il verde oliva – e molte fantasie colorate, quali ad esempio il motivo floreale o quello a tovaglia da pic-nic.
Un look fresco, molto contemporaneo nella sua voglia di andare a svuotare i bauli con dentro i vecchi abiti della nonna, una rivisitazione di epoche passate in chiave 2011.
Una femminilità molto classica, gli unici pantaloni lunghi che ci vengono concessi sono in rosa antico, ampi su tutta la gamba e a vita molto alta, dove il modello si stringe ricordando le forme del bustino.
Molto particolari anche le camicie, sempre morbide e larghe, e la rivisitazione del tubino, non più nero alla Audrey Hepburn ma a quadretti rossi e bianchi. Si può anche non fare colazione da Tiffany, dopotutto.

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autore | Irene Gasparello

Amante dei gatti, del the all'arancia, dei libri, della musica e della moda. I miei quattro gatti fanno di me ciò che vogliono, il the all'arancia lo bevo, i libri li leggo, di musica e di moda scrivo in giro per il web. Nel frattempo mi sono laureata in Lingue e letterature moderne e al momento sono al primo anno del corso di laurea magistrale in Traduzione (inglese e tedesco).

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5 Commenti in: Marta Ferri

  1. avatar Angela scrive:

    "Gira il mondo fin da bambina". E ho detto tutto.

  2. avatar Thea scrive:

    Nel senso che ha avuto più possibilità di tanti altri. Sta di fatto che i vestiti sono davvero belli!

    • avatar Simone Sbarbati scrive:

      Appunto. Se dovessimo stare a togliere quelli che hanno avuto la possibilità qua – e dappertutto – rimarrebbe ben poco. L'importante credo sia l'idea. Ed il prodotto.
      Ovvio poi che se uno riesce a creare qualcosa dal nulla sono il primo ad esserne felice: da outsider (di mondo, di "classe", di formazione) adoro gli outsiders.
      Ma non mi sembra il caso di adottare atteggiamenti "classisti" al contrario.

  3. avatar Laura B. V. scrive:

    Belli sì, proverei a realizzarli anche con stoffe da abiti e non solo con stoffe da arredamento.

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