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C’è chi lavora meglio di propria iniziativa, chi invece riesce a scatenare meglio l’istinto creativo su commissione, con qualcuno che ti mette dei limiti ben definiti ed una deadline a soffiarti sul collo (con tanto di rapporto amore/odio quasi feticistico da parte dei procrastinatori folli che danno il massimo solo a ridosso dell’ultimo momento utile: ammetto di essere tra questi).

The Chain Project
, lanciato ad inizio anno da Stuart Pilkington – che in quanto a coinvolgere altri artisti ne sa qualcosa – è una sorta di catena di Sant’Antonio di fotografi.
Stuart ha invitato 107 artisti ed ha affidato a ciascuno il compito di inventarsi un titolo e una descrizione sui quali il fotografo successivo avrebbe dovuto lavorare. Quindi il primo ha dato indicazioni al secondo, il secondo al terzo e così via, fino ad arrivare all’ultimo a cui è stato affidato il compito di “dirigere” il primo.
Ne è uscita una mostra virtuale di opere nelle quali ciascun artista – molti dei quali già conosciuti a livello internazionale (tra loro anche l’unico italiano: Mauro Corinti) – ha lavorato seguendo il proprio stile, seguendo però le indicazioni di qualcun altro, mettendosi dunque in gioco e scoprendo (al contempo facendo scoprire anche agli altri artisti coinvolti e a noi “spettatori”) quante interpretazioni può avere un singolo, semplice concetto.


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