Chicken & Broccoli Homeworks | Hugh Hefner + Once in a lifetime

HUGH HEFNER: PLAYBOY, ACTIVIST, REBEL
di Brigitte Berman
USA 2009
Hugh Hefner, per qualsiasi uomo, è una specie di mentore. O meglio un uomo da invidiare. Insomma come non farsi scappare un po’ di invidia per uno che ha vissuto la sua vita a scegliere ad esempio quale di queste tre foto [immagine 1] mettere in copertina…
Ok, la smetto. Passiamo al film. Tra le pieghe delle pagine appiccicaticce, come sempre succede dietro vite di immenso successo (economico, e non solo) c’è una testa che si presenta in un modo, e nasconde tutt’altro. E questo, in fondo, te lo fa invidiare anche un po’ di più delle cover. Bisogna prima di tutto riportare le lancette indietro fino agli anni 50, quando da questo [immagine 2] si è passati a [3].
Come dire, si ascoltava Claudio Villa e Nilla Pizzi. Poi sono arrivati i Beatles e i Rolling Stones. Poi sì, certo, ci sono tutti i discorsi del corpo-oggetto, della degradazione della donna. Ma voi ve le immaginate le casalinghe anni ’50 che decidono che possono dire “I like sex”. Ora perché siamo in un momento storico dove la differenza tra playmate e escort è davvero molto labile, ma prima, prima no. Secondoditutto bisogna stupirsi a scoprire che Hefner non creò solo la rivista più famosa del mondo, ma uno “stile di vita”, votato ad una certa eleganza e non così deprimente e macho come quello invece proprosto oggi dai magazine maschili tutti pieni di risibili articoli del tipo “50 modi per farla impazzire a letto”. Lo fece coi Playboy Bar [4]
Quando presentò i suoi programmi televisivi, i primi ad ospitare musicisti di colore in un’America mai troppo curata dal suo razzismo.
Insomma nel documentario si racconta (quasi) zero del suo lato erotomane (il momento di mutismo di fronte a certe foto c’è, tanto per accontentare il pubblico lubrico) e c’è solo il suo lato “attivista”. Terzodittutto, per chi come C&B, di riviste vive e mangia, pensare che oltre alle ragazze di cui sopra, tu dirigi una rivista che ha pubblicato Fahrenheit 451, che ha dato alle stampe l’ultima intervista a Martin Luther King prima dell’omicidio, che è arrivata ad avere 12 milioni di lettori. Sono cose che ammutoliscono, più delle tette giganti. E il film ci racconta proprio questo (forse dilungandosi troppo, e forse con un po’ troppa accondiscendenza) la vita extra-conigliette di Hefner: l’attivismo politico, antirazzista, le battaglie per la liberazione delle droghe leggere, i Festival Jazz.
Insomma 40anni di un uomo che ha fatto una rivista famosa per le tette, ma che se strappi le pagine con le tette, ci trovi un magazine che ha fatto la storia americana, e non solo editoriale. Hefner pornomane, ma prima ancora grande editor-in-chief, anche nel suo ostinarsi a non dimenticare il suo passato di vignettista e nel mettere in Playboy geniali autori di vignette, al pari di un New Yorker [5].
Un “maschile” in tutti i sensi: tette e infantilità ostentata.
Purtroppo poi arriva per tutti la penosa vecchiaia. E quando negli anni ’50 sei un rivoluzionario, negli anni ’60 un imprenditore gentiluomo, negli anni ’70 un libertino intraprendente, dagli anni ’80 ad oggi diventi solo un vecchio triste, soffocato dal silicone e dalla tinta bionda delle conigliette decerebrate, una volta sinonimo di liberazione sessuale oggi sinonimo di pameleanderson a caccia di dote.
Rimangono però delle cover da scuola di editoria, tette o non tette [6].
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ONCE IN A LIFETIME: THE EXTRAORDINARY STORY OF THE NEW YORK COSMOS
di Paul Crowder & John Dower
USA 2006
Questa è soprattutto la storia di un magnate della comunicazione cinematografica (il capoccia della Warner – che per sfizio aveva anche la DC Comics e l’ATARI) che annoiato dall’avere l’uso capione di Dustin Hoffman, Robert Redford e ♪Barbra♪Streisand♪ si è comprato pure Pelè, Beckenbauer e Chinaglia.
Prima di tutto l’interesse si accende quando alcuni esperti di sport (gli Esporti) spiegano qualche motivo per cui in Amerigga il calcio (vedi: soccer) non è mai riuscito a sfondare e i motivi sono due:
1) agli ameriggani gli piacciono i giochi che si giocano con le mani e non con i piedi;
2) agli ameriggani gli piacciono i giochi che hanno tante tante pause perché non hanno la capacità di concentrarsi su azioni più lunghe di uno, due minuti. In più le pause danno l’occasione al tifoso ameriggano di comprarsi l’hot dog.
Giuro. Questo fa del tifoso ameriggano il più grosso idiota del globo. Che già da solo, il tifoso di per sé… Quindi, il riccone decide che anche in USA ci deve essere il calcio. E si compra i New York Cosmos, squadretta che pare uscita da un poliziottesco anni ’70 [1] e ne fa un orgoglio non tanto nazionale quanto personale. Per dare una “spintarella” alla squadra si compra Pelè e guarda caso vince, vince, vince. Ma vince contro chi? Contro le altre squadre fatte da carpentieri e taxisti che la domenica fanno due palleggi. E vince su che campi? Su campi dipinti di verde (storia vera) per farli sembrare nuovi (tanto che ad un certo punto Pelè, una volta negli spogliatoi si guarda i piedi, verdi di vernice, e grida: “Un fungo! Mi avete rovinato!”. Cosa spingeva i grandi giocatori ad andare a giocare nei Cosmos?
4 milioni di dollari vi sembrano abbastanza? No? Allora avete presente le tipe che giravano a NY negli anni ’70? [2]
O il fatto che poteva capitare di incontrare Beckembauer nudo negli spogliatoi? [3]
L’approccio da magnate cinematografico al calcio fa sì che i giocatori fossero trattati come attori (sia nel comprare “quello che fa nome”, e attira il pubblico, sia per lo stile di vita da star). Ma questo, chiaramente, non è Il Calcio. Eppure, da questo documentario si intuisce che, come già per il mondo del cinema, anche qui gli ameriggani non sono secondi a nessuno: per la prima volta i giocatori andavano in giro in Lamborghini, con 3/4 modelle sotto ogni braccio, erano amici di attori e politici, insomma erano prima star e poi – molto poi – sportivi. Fa una certa impressione vedere chi frequentava gli spogliatoi dei Cosmos (tipo Robert Redford o Spilbi facce un gò!).
E fanno un po’ ridere e un bel po’ tristezza le pose da mafiuncello di Chinaglia [4], che non voleva mai passare la palla a Pelè.
Ogni documentario che tratti, anche di striscio, gli anni ’70 assume un’aura mitica, e questo non fa eccezione; sarà per le capigliature, per i vestiti, perché gli Anni70 sono stati gli ultimi anni di puro sogno. Roba che ti appassioni anche ad una cosa scema come il calcio.
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Cosa fa di C&B un “uomo”? Non Fuma. Non beve. Non gli piacciono le macchine. Non gli piace il calcio. Ma insomma cosa fa di C&B un cavernicolo esemplare di “uomo” itaglico? Ah già: la passione per le tette di cui sopra.
Quindi il calcio. Lo sport nazionale dell’Itaglia. Io non sono mai andato allo Stadio e le uniche partite che vedo sono quelle dei Mondiali popopo. Avevo già espresso alcune impopolari idee riguardo ad una squadra ideale, e vi avevo raccontato quando il calcio turco se l’era presa con me e l’altr’anno avevo portato molta fortuna alla grande squadra di calcio itagliano.
E ora vi faccio vedere degli splendidi splendenti ritratti lucha libreschi [a sinistra] che facevano parte di un libercolo che ospitava, oltre alle mie buffonate fatte di fretta, delle cose belle davvero [a destra].

E un saluto ai miei vicini che ogni giorno (ma c’è una partita ogni giorno!?) vogliono entrarmi in casa dal soffitto per quanto bestemmiano e scalciano (e che bello incontrarli sul pianerottolo tutti precisi).
Mi ricordano che altro che religione, l’oppio dei popoli (e quello itagliano su tutti) è proprio il calcio, pure se ora usa i laser.
autore | Chicken & Broccoli
Chicken & Broccoli è un sito che mi fa perdere tempo prezioso. Tempo che potrei utilizzare per vedere film.
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il primo pene che appare su frzfrz. che onore.
Ho pensato proprio a te, mentre lo mettevo
Sicuro che è il primo?
se non lo sai tu….
I peni a volte mi sfuggono
non ti penare
Grazie per il PENsiero