Diesel Island
No man is an Iland, intire of it selfe; every man is a peece of the Continent, a part of the maine…
scriveva John Donne nel ’600. Fosse riuscito a dare un’occhiata ai tempi in cui viviamo noi forse avrebbe cambiato idea e si sarebbe ritirato insieme agli stupidi sulla Diesel Island, fittizia isola-stato, tropicale utopia, rifugio dei coraggiosi, degli stolti, degli impulsivi, con una bandiera fatta di vecchi jeans ed un presidente scelto in base alla probabilità di avere uno scandalo sessuale (più o meno come funziona da noi).
Isola che si troverà a dover affrontare poi – ironicamente, anzi stupidamente – tutte le problematiche che hanno i paesi veri: sostentamento energetico, sanità, immigrazione…
Impossibile, guardando i video, non pensare a Lost, ovviamente in versione demenziale. Soprattutto il secondo che ricorda gli orientation films della Dharma, dove però al posto del Dr.Chang troviamo una sorta di barbuto, unto, tatuato e capellone Padre della Nazione.
autore | Simone Sbarbati
33 anni, papà, editor-in-chief di frizzifrizzi, fumatore di pipa, ossessionato da catalogazione e contesto, rispondo alle mail con malavoglia e in ritardo. Per pranzi "professionali" (le virgolette non sono a caso) mi trovi su Let's Lunch.
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