Heidi Ritsch

Con l’enorme diffusione, negli ultimi anni, del riutilizzo di abiti/accessori/materiali usati nella moda e del design, pensavo di aver già visto di tutto.
Pensavo, appunto. Prima di imbattermi, durante l’ultimo White di Milano, in Heidi Ritsch, nuovissimo brand riminese che ha appena lanciato una collezione di cinture realizzate con vecchi copertoni di biciclette.
Il loro motto, molto azzeccato, è cinture che hanno fatto e che faranno strada.
Se il faranno strada è una speranza (che mi auguro per loro – che meritano – si avveri), l’hanno fatto strada è pura e indiscutibile realtà.
Ogni pezzo è unico come la ruota dalla quale arriva, e come la bici e chi ci stava sopra.
Paganamente convinto come sono che con l’utilizzo gli oggetti acquisiscano pian piano una sorta di energia, una memoria di ciò che hanno fatto, delle persone che li hanno utilizzati e dei posti dove sono stati, c’è solo da sperare di non beccare una cintura fatta con il copertone appartenuto ad un serial killer su due ruote…
Dopo il salto altre immagini.











autore | Simone Sbarbati
33 anni, papà, editor-in-chief di frizzifrizzi, fumatore di pipa, ossessionato da catalogazione e contesto, rispondo alle mail con malavoglia e in ritardo. Per pranzi "professionali" (le virgolette non sono a caso) mi trovi su Let's Lunch.
Web | Twitter | LinkedIn | Google+ | Flickr | Leggi i post (4503)
Sono romagnolo ma per comprarne una sono andato fino a Milano. Ho speso 49 euro e sulle prime ho pensato di essermi fatto un regalo un po' costoso.
Poi è capitato che proprio oggi mi abbiano indicato un tizio che portava una cintura di hermes da 1000 euro.
ora mi chiedo quanto lavoro possa aver richiasto l'una e quanto ne possa aver richiesto l'altra, e quanto, inoltre,sia più bella di quella di hermes la mia cintola rossa….
e mi rispondo ok, il prezzo è giusto.
tananà na na tananananà
;)
concordo in pieno!!!! meglio una cintura unica che una "copia" di un marchio conosciuto!!!!