E’ vero, a volte viene voglia di strappare da muri e cartelloni i manifesti pubblicitari, soprattutto quelli che offendono il buon senso e la cultura di ognuno di noi (me ne viene in mente qualcuno uscito recentemente ma preferisco non fare nomi…).
C’è chi però preferisce riciclare questi simboli del consumismo ricavandone qualcosa di bello. L’artista svizzera Hilde Kentane, ad esempio, li usa per costruire animali come quelli che vedete in alto.
Autore: Simone Sbarbati
32 anni, ex-aspirante fotografo, ha fondato uno dei primi magazine italiani in pdf, Freshcut Magazine, poi trasformatosi nel blog dedicato ai giovani artisti
Freshcut, ed è stato co-fondatore del poster magazine
Shopper.
Ha collaborato con diversi blog e testate online e tuttora, oltre a Frizzifrizzi, gestisce una rubrica su
Bang Art, coccola il suo gatto Otto, insegna il duro mestiere della vita a sua figlia e cerca di non stressare troppo la sua compagna Ethel. Potete seguirlo sul suo
sito personale, sul suo
tumblr dove cazzeggia e su
twitter.
[...] “Der einfachste surrealistische Akt ist, auf die Strasse zu gehen und irgendjemand niederzuschiessen”, schrieb André Breton. Es gehe, meinte 1971 der Theoretiker W.F. Haug, viel einfacher: “Der einfachste surrealistische Akt ist es, in ein Geschäft zu gehen und zu kaufen, was man nicht brauchen kann.” Hilde Kentane kombiniert ein aus der Warenwelt übernommenes Sprach- und Figurenarsenal mit surrealistischer Direktheit. Hier kommt nicht der “Konsumterror” an den Pranger, sondern die Manipulation der Konsumenten mit sprachlichen Mitteln. Wenn Hilde Kentane aus Plastiksackerln, die sie liebevoll “synthetisches Elfenbein” nennt, grosse Wolkengebilde unter das Dasch der “Passage” hängt, ist das ein doppeltes Spiel: mit Kultur und Natur, aber auch mit Warenästhetik und Gefühlen.” (*) Via: Frizzifrizzi [...]